Paladino dimentica l’Hortus? L’interrogativo di Corona

Nessun richiamo al cavallo collocato nell’ Hortus Conclusus, Mimmo Paladino dimentica di citare (o far citare) la bellissima opera donata a Benevento. Se ne accorge Gabriele Corona, presidente di Altrabenevento.

La rivista “Gardenia, mensile di fiori, piante, orti e giardini” in edicola – spiega – pubblica un lungo articolo dal titolo “Nel giardino degli ulivi- Presenze arcaiche popolano l’uliveto di Mimmo e Imma Paladino a Paduli, dove le opere dell’artista dialogano con il paesaggio del Sannio”. 

Il servizio giornalistico di otto pagine, molto curato, con numerose foto, descrive il bellissimo uliveto “trasformato in una straordinaria galleria di arte contemporanea a cielo aperto”. L’articolo ricorda molte opere del famoso artista a cominciare dai celebri cavalli “fratelli di quelli che il maestro della transavanguardia ha messo sulla Montagna di Sale a Gibellina e di quello di sabbia che, appena restaurato, è tornato a Paestum”.
Nessun richiamo, invece, al cavallo collocato nell’ Hortus Conclusus di Benevento.
Poi il servizio giornalistico segnala con belle foto anche altre opere di Paladino e vari oggetti d’arte (vasi, piatti, ceramiche) ricordando per ognuno il museo che le ospita o la città dove sono state prodotte. Anche in questo caso, nessun accenno a Benevento.
La sorpresa più amara arriva alla fine del lungo servizio quando si ricorda che “Per ammirare le opere di Mimmo Paladino anche in rapporto al paesaggio, si può andare ad Arezzo a vedere la mostra diffusa in cui l’artista dialoga con Piero della Francesca”.
E’ vero che l’articolo riguarda l’uliveto di Paduli, che le citazioni dei produttori degli oggetti d’arte rispondono ad esigenze commerciali della rivista Gardenia e che la mostra di Arezzo è l’ultima dell’artista, ma colpisce l’assoluta assenza di qualunque richiamo alle sue opere visitabili a Benevento.
Vuol dire che Paladino preferisce dimenticare l’Hortus Conclusus dopo i tentativi inutili per imporre la dovuta tutela alla sua opera d’arte?”, è l’amara chiosa di Gabriele Corona

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