Paolo Cognetti a Benevento “Rispettiamo la montagna. Coi soldi dello Strega ho comprato una stalla”

“Fare politica è stare con gli altri, fare qualcosa di buono per la propria comunità. Non è conquistare le cime. Per mio padre la montagna era solo verticale. Vietato parlare, vietato lamentarsi. Mi diceva sempre: quando sei nel dubbio scegli sempre la strada che sale. Per me è stato un maestro rigido e severo”. Lo scrittore Paolo Cognetti ha sintetizzato così la differenza tra il politico e lo scalatore nell’incontro di Benevento, presso lo Spazio Strega, organizzato dalla Società Dante Alighieri.
C’è la montagna dei cittadini e quella dei montanari, quella lavorata e sofferta e quella turistica e sportiva. Lo scrittore milanese ha spiegato le motivazioni profonde del romanzo “Le otto montagne”, col quale ha vinto il Premio Strega dell’anno scorso. La presentazione del libro è stata affidata a Maria Felicia Crisci, a nome dell’associazione culturale promotrice dell’iniziativa. La ricerca della montagna ha come bussola la libertà.
“Io sono stato allevato in un appartamento di Milano -ha ricordato- come un pollo in una gabbia. Quando andavamo in montagna, conquistavo un’improvvisa ed estrema libertà. Mia madre mi buttava fuori a giocare nel bosco e sul torrente. Nel libro ho parlato di questa felicità della mia infanzia. Da dieci anni sono ritornato a vivere in montagna per ritrovare questa felicità perduta”.
Il suo maestro è Mario Rigoni Stern, noto per “Il sergente nella neve”, ma nel suo racconto ha guardato anche a Natalia Ginzburg di “Lessico famigliare”. Nel suo libro “Le otto montagne” descrive l’amicizia nata con un ragazzo del Grenon, un’area delle Dolomiti, dove il padre lo portava d’estate. Qui lo spopolamento ha lasciato il segno: in pochi anni i residenti sono passati da 250 agli attuali 14.L’abbandono non si può combattere con lo sfruttamento.
“Col tempo la montagna è destinata a sgretolarsi- è il suo grido d’allarme- prima o poi le Dolomiti crolleranno, perché le punte non stanno in piedi. Dobbiamo avere rispetto della montagna. Ci sono luoghi fatti per poche persone, non reggono le folle. Pensate che la Val d’Aosta ha solo 130 mila abitanti. Meglio che i milanesi se ne stiano a casa loro”. Ci vuole equilibrio per non rovinare l’armonia e la bellezza.
L’amore per i luoghi della sua infanzia ha portato Cognetti a fondare il “Movimento dei Nuovi Montanari”. “Ho pensato di portare in montagna l’arte e la cultura -ha concluso- organizzando la rassegna “Richiamo della foresta”, una tre giorni estiva di teatro, musica, escursioni e giochi. Quest’anno ci sarà anche Erri De Luca. Coi soldi del libro ho comprato una vecchia stalla per trasformarla in circolo culturale per ospitare studenti e scrittori. In cantiere ho un libro sul Nepal”.

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