Patrizia Maio parla per la prima volta dopo le dimissioni: “Mi dicevano di non interferire”

Patrizia Maio tira fuori le parole con il contagocce. Non è facile farla parlare. Sono trascorsi sei mesi dal giorno in cui fu ‘costretta’ alle dimissioni da assessore alle Politiche sociali. Mentre combatteva una difficilissima battaglia contro un male feroce, gli uomini di Forza Italia a palazzo Mosti premevano perché lasciasse l’incarico nella Giunta Mastella.

“Non rispetta il nostro programma politico-amministrativo”, era il mantra di Antonio Capuano, Nanni Russo, Luigi Scarinzi e Vincenzo Sguera. Nessuno la difese, non il sindaco, che, probabilmente, fu il mandante dell’agguato politico di FI.

In due missive, quella al gruppo di Forza Italia e quella al sindaco Clemente Mastella, lei chiedeva delucidazioni sulle accuse che le venivano rivolte in quelle settimane. E chiedeva quale fosse il documento programmatico del suo partito, al quale avrebbe disobbedito. Qualcuno le ha mai risposto?

“No, nessuno.  Ancora oggi non capisco di quale documento di indirizzo politico-programmatico parlassero”.

È vero che in quei giorni lei era in ospedale a lottare per la vita?

“Sì, ma preferisco non parlarne”.

Come vuole. Torniamo alle questioni politiche, allora. Qualche giorno fa, l’assessore Anna Orlando, che l’ha sostituita in Giunta, e il sindaco Mastella hanno annunciato un progetto regionale promosso e seguito da lei in assessorato: l’ingresso di 50 lavoratori  socialmente utili negli uffici comunali. Nessuno ha speso una parola per lei, neppure di ringraziamento. Come si è sentita?

“Mi è dispiaciuto. Pensi che quando, da assessore, presentai la fase finale di un progetto avviato dall’ex sindaco Fausto Pepe, in conferenza stampa, lo menzionai, perché va sempre riconosciuta la paternità di un’azione amministrativa o politica. Ma capisco che è una questione di stile e di etica, e anche in politica ciascuno ha il suo stile e perfino la sua idea di etica”.

Quindi, ha seguito lei tutto l’iter di questo progetto di reinserimento,  che fornisce forza lavoro al Comune senza  sforzo per le casse comunali?

“Ho seguito personalmente e con determinazione tutte le fasi di questo progetto, che consente a 50 persone uscite dal mercato del lavoro di riprendersi una frazione della dignità perduta e di guadagnare  600 euro al mese, per sei mesi. È un risultato di cui vado orgogliosa, mi amareggia il fatto che  vengano sottaciuti il mio impegno ed i miei sforzi. Ma soprattutto continuo a chiedermi il perché”.

È stata la prima volta che non le veniva riconosciuta la paternità di un suo risultato?

“No, era già successo con il progetto degli alloggi da destinare, in quota percentuale, alle famiglie che occupano gli immobili comunali. Anche questo progetto regionale, che vedeva coinvolti Comune e Iacp, è stato bloccato per oltre 10 anni; è stato difficile farlo ripartire”.

Quindi, i risultati della sua azione amministrativa vengono strombazzati sui giornali da sindaco e assessore e nessuno del suo ex partito si fa vivo per rivedere il giudizio sul suo operato? Eppure queste notizie smontano le accuse che le venivano rivolte di mancata realizzazione di obiettivi.

“Nessuno, ma non me ne faccio un cruccio. Ho sempre pensato di dover lavorare nell’interesse della mia città, non di un partito”.

A distanza di mesi, resta, però,  sospeso un interrogativo che è sulla bocca di tanti: lei fu fatta fuori perché scomoda? Perché, in questa vicenda, resiste l’impressione che lei desse fastidio a qualcuno.

“Ho la schiena dritta e una coscienza pulita, sento di essere stata nel giusto e mi basta”.

Ma è mai stata esplicitamente richiamata all’ordine?

“È successo”.

Ci racconti almeno un episodio.

“Sulla vicenda Sprar, avviata agli inizi del 2016 dalla precedente amministrazione. Avevo voluto constatare con i miei occhi le condizioni degli immobili che avrebbero dovuto  ospitare 24 migranti, rifugiati politici. Uno di essi era già occupato da stranieri con un progetto CAS legato alla Prefettura, gli altri due erano letteralmente fatiscenti. Il blitz compiuto senza preavviso, in prima persona, e le rimostranze, anche scritte, che mossi mi costarono più di un rimbrotto. Mi dissero: “Lascia perdere, ci pensiamo noi“. Ricevetti una telefonata in cui mi si rimproverava di essere “eccessivamente fiscale”. Subito dopo fui estromessa dal progetto,  i locali furono sostituiti con altri anch’essi non conformi alle indicazioni del Ministero degli Interni”.

Non le sembrò un’intimidazione?

“Sono sempre andata avanti per la mia strada dando conto solo alla mia coscienza“.

Il progetto Sprar di cui parla è stato successivamente oggetto di aspre polemiche. Il bando fu rinnovato e a vincere fu la cooperativa Exculapio di Marano, in provincia di Napoli, che propose di ripristinare l’ex conigliera, struttura del fratello del presidente del Consiglio De Minico. Ne è stata informata?

“No”.

Nonostante lei fosse ancora assessore, visto che l’assegnazione provvisoria fosse stata perfezionata il 4 maggio, mentre lei si dimetteva il 19 maggio?

“Sì, ero assessore, ma non mi fu detto niente. Non fui informata del fatto che la struttura fosse l’ex conigliera.  La storia la tirò fuori Altrabenevento”.

Dopo le denunce di Altrabenevento e le proteste dei cittadini, di fatto, quel progetto è bloccato. Ma quei 24 rifugiati dove sono?

“Sono affidati ancora alla Cooperativa precedente”.

Ci fu anche un contributo di 250 mila euro al Comune, da parte del Ministero degli Interni,  erogato in base al numero di extracomunitari presenti sul territorio di Benevento (600 rifugiati per 500 euro), da reinvestire in Politiche sociali. Come sono stati spesi quei soldi?

“Mi ero impegnata a investirli in un progetto per disabili ed a sostegno delle famiglie in difficoltà pagando il canone di locazione per un anno direttamente ai locatori, mi fu impedito. Non so poi che fine abbiano fatto”.

Ma quel progetto SPRAR 2018/2019 finanziato per milioni di euro dal Ministero degli Interni, ora, a che punto è?

“Questo dovrebbe chiederlo all’assessore Anna Orlando. Io dormo sonni tranquilli”.

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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