Patto Udeur-Rifondazione Comunista,il segretario regionale di Prc: “Noi all’oscuro. Perché Medici accettò?”

Il caso Medici tiene ancora banco e travalica i confini provinciali. A negare l’esistenza di un patto, alle elezioni comunali di Benevento nel 2006, tra Udeur e Rifondazione Comunista, è, questa volta, Rino Malinconico, attuale segretario regionale del PRC. Per il quale quell’accordo, nei termini raccontati da Antonio Medici, non è mai esistito.

Medici in un articolo divulgato su Facebook (https://sanniopage.com/elezioni-2006-medici-denuncia-accordo-udeur-prc-si-fondo-sulla-promessa-un-maxi-finanziamento-regionale/) aveva raccontato di come alle amministrative del 2006 tra Rifondazione Comunista e Udeur ci fosse un patto per ottenere un posto in giunta in cambio di un finanziamento regionale da parte dell’assessorato alla Formazione professionale. Un patto di cui erano a conoscenza, secondo la ricostruzione di Medici, Gianluca Serafini (allora segretario provinciale di RC), Fausto Pepe (candidato sindaco dell’Udeur) e Corrado Gabriele, a quei tempi potentissimo assessore regionale alla Formazione Professionale. Di quell’accordo Medici fu messo al corrente, diventando poi assessore al Lavoro e alla Formazione professionale della prima Giunta Pepe.

Di seguito la precisazione di Rino Malinconico (segretario regionale di PRC)

Gentile Direttore,

leggo in un articolo del giornale da Ella diretto, la ricostruzione che Antonio Medici fa della sua nomina ad assessore nella giunta Pepe al comune di Benevento (2006). Non ho elementi per mettere in discussione quanto asserito dal diretto interessato. Egli sostiene esservi stato a sostegno della sua designazione un patto PRC-UDEUR che prevedeva finanziamenti pubblici in cambio della nomina di un assessore “in quota” PRC.

Se vero, avrebbe fatto certamente bene a denunciare la cosa allora e a rifiutare la nomina, e ciò per gli evidenti motivi di uso indebito (o di progettato uso indebito) del pubblico denaro.

Io qui posso solo aggiungere che del patto che adombra Medici la segreteria regionale del PRC, di cui ero parte nel 2006, non ha mai saputo nulla, né allora né in seguito.

D’altronde, nell’articolo il contesto di tale accordo è specificamente riferito ai palazzi della Regione Campania e non del Partito.

Voglio anche sottolineare come da molti anni nessuno dei nomi citati in quanto esponenti di Rifondazione Comunista è più iscritto al nostro Partito.

Per sua stessa ammissione non lo è mai stato Medici, e dal 2008, da quando col Congresso di Chianciano giudicammo irreversibilmente conclusa l’esperienza del Centrosinistra allargato al PRC, non lo sono più né Gianluca Serafini né Corrado Gabriele.

Pregandola di dare il giusto risalto alla presente nota, resto a Sua disposizione, egregia direttrice, per ogni ulteriore approfondimento.

Come Partito, siamo i primi ad essere interessati a che vengano stigmatizzati, e se il caso sanzionati, comportamenti con possibili profili penali, tanto più se portati avanti da individui che hanno goduto della fiducia del nostro Partito”.

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