Pd, perché lo fai? L’autolesionismo in scena alla Festa dell’Unità

Ci sono domande che restano ritornelli irrisolti a vita. Una di queste evoca la canzone-istigasuicidio di Marco Masini: PD, perché lo fai? Alla festa provinciale dell’Unità a Telese, il Partito democratico non ne ha azzeccata una. Nella prima giornata, ospita il secondo Matteo d.R. (dopo Renzi): in camicia bianca, con la posa plastica da Vitellone della via Emilia, Matteo Richetti trova il coraggio di affermare, lì, davanti a una platea di dirigenti di partito allo sbando  e pensionati con la prescrizione dell’aerosol in tasca, che Renzi “è il politico più intelligente e coraggioso degli ultimi anni”. Roba da urlare: signore e signori, sipario. Ed è qui che scatta automatico il primo: PD, perché lo fai? Richetti è simpatico, un piacione, empatico, è stato il portavoce di Renzi, viene a Telese a dire che il PD ha sbagliato a metà, che il flop dem affonda le sue ragioni nella candidatura del figlio di De Luca o nell’ostinato salvataggio della Boschi munita di cinque collegi-paracadute (e ha ragione da vendere), ma prova a salvare chi sta dietro tutte quelle scelte suicide e, dunque, dimostra di non aver capito un tubo, perché è ormai da decenni che la politica di un partito si identifica nel suo leader.  

Dopo il secondo Matteo d.R., il PD che fa? Ti imbastisce un dibattito sugli enti locali (sic!) che manco ai tempi della Bassanini faceva audience. Sulle  poltroncine bianche, si accomoda una filiera di quei politici che sono come il superfluo nel carrello della spesa, lo paghi ma non sai neppure perché. C’è Federico Conte, parlamentare salernitano di Liberi e Uguali, del cui curriculum vitae (politico, s’intende) vale la pena di menzionare solo il padre, un socialista di ferro, Carmelo, un plenipotenziario di vecchio conio. Con lui viene invitata Erminia Mazzoni, semprebionda come i cipressi sono sempreverdi, ex tutto, che dopo aver creduto di poter trattare Clemente Mastella come un Casini qualsiasi, si è dovuta ritirare armi e bagagli a vita privata, con la speranza che un altro leader di partito (magari questa volta Umberto Del Basso De Caro) la sollevi dal cono d’ombra, e le offra una candidatura (sempre blindata) o, meglio ancora, una poltrona sicura, perché il notabilato politico si nutre di rendite di posizione e perché “io so’ Erminia Mazzoni e tu non sei un c…o”. 

La domenica Dio si riposò, il PD (purtroppo) no. E che fa? Nella prima parte della mattinata, ti mette Vittoria Principe a tenere il bandolo di un dibattito tutto al femminile sui bivi delle donne. La Principe fu premiata con un posto in Commissione Pari Opportunità della Regione Campania, dal PD, che, in preda a un delirio masochistico, subito dopo le elezioni amministrative di Benevento, la accolse in pompa magna, con gli onori di un’imperatrice,  per aver sostenuto Mastella al ballottaggio e aver massacrato a colpi di comunicati stampa e azzardate dichiarazioni proprio il Partito democratico. 

Ma è il mezzogiorno che si fa di fuoco a Telese con l’arrivo nientedimenoche di Vincenzo De Luca. Ed è subito one man show. 

Il Governatore della Campania da queste parti del PD non è mai stato amato e lo sa. L’eterno duello con Del Basso De Caro meriterebbe una sceneggiatura di Sergio Leone, con tanto di pistole fumanti e bang bang risolutivo.

Lo sceriffo di Salerno viene invitato dal PD a chiudere la prima festa dopo la disfatta e lui si prende la scena e pure il PD. Dice in faccia al segretario provinciale, Carmine Valentino, anche sindaco di Sant’Agata de’ Goti, che il documento che licenziò sull’ospedale “era una chiavica” (“Avete approvato un documento che è una chiavica. Quale bonapartismo che buttiamo il sangue?”).

E Valentino, quasi 10 anni da sindaco, già assessore provinciale, numero uno del più grande partito di centrosinistra, aspirante parlamentare bocciato dagli elettori, che fa? Porge l’altra guancia e tira dritto. Davanti ci sono le Regionali e lui, uomo la cui ambizione porta le misure della sua circonferenza, vuole fare le scarpe al giovane e ” candido” Mortaruolo.

Ma De Luca è in forma e in vena di piantare grane all’interno del suo partito. Forse sogna la grande spallata o forse semplicemente se ne fotte. Dice che nel PD “ci sono imbecilli”, che non hanno capito niente su immigrazione, che neanche il segretario Martina fa analisi politica seria. 

De Luca va all’attacco sui temi della sicurezza e dell’immigrazione e si autocandida  a Salvini del Sud e non fa neppure tanta fatica a ostentare un celodurismo che lui sa che non piacerà alla gente che piace, ma che arriva come una freccia alla pancia degli italiani esausti. 

Bacchetta ancora il PD sannita che ha sbagliato pure gli ospiti della festa (“Scegliete meglio chi invitate. Nel Pd ci sono imbecilli, nullità che rappresentano solo la propria ombra. Noi stiamo sputando il sangue, diamo l’anima”) e l’allusione è a Richetti che ha osato toccargli i figli che per i politici sono piezz e core a cui assicurare carriere folgoranti. 

De Luca stropiccia, strapazza il PD sannita, lo umilia, lo insulta perfino, con un lessico a tratti volgare, senza perifrasi, e con un atteggiamento da padre padrone. Nessuna voce si leva dal PD sannita, che si fa mettere al tappeto dopo aver pure allestito il ring e averne pagato il conto. Tacciono tutti, le prime, le seconde e le ultime file.  E non è neppure realpolitik, è autolesionismo, è un’autocondanna all’irrilevanza. Ha scritto bene su Facebook Lorenzo Cicatiello, ex segretario provinciale di SEL, candidato alle Regionali con Salvatore Vozza che affrontò una sfida impossibile proponendosi come competitor di De Luca, oggi vicino a Liberi e Uguali: “Al messaggio urlato di De Luca, contro Martina, contro Richetti, contro Carmine Valentino (“Una chiavica il tuo documento” ) – scrive Cicatiello – corrisponde il silenzio di un partito, quello Democratico, che come un pugile suonato subisce colpi affrontando l’inerzia”. E allora davvero la domanda sorge spontanea: “Pd, perché lo fai?”.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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