festa del pd a telese con delrio

Se per il Pd sannita la vita è tutta un Sì

di Teresa Ferragamo festa del pd a telese con delrio

Che non ci siano più le Feste dell’Unità di una volta lo abbiamo capito da tempo.

Ma arrivare a pensare che queste si potessero evolvere fino al punto di diventare un pensiero marginale, a luci spente, a direzione unica, era difficile esercizio di fantasia.

Da due anni, a Benevento la Festa democratica ha scelto perfino parole nuove per definirsi, in una sorta di esperimento lessicale. Ma il linguaggio è, in realtà, tutto quello che siamo.

Un anno fa, la kermesse del Pd divenne Sannio Start e mise al centro dei  dibattiti i cosiddetti portatori di interesse.

E gli stakeholder ci andarono, eccome; da Confindustria in poi si fecero vedere tutti. Il Pd aveva vinto le elezioni regionali e per il giovane Mortaruolo era stato un successo.

Ma quest’anno Pd e stakeholder sono un po’ più ammaccati: l’ alluvione e il rovescio elettorale a Benevento hanno rotto gli argini del consenso vincolato e trascinato via speranze e sogni di gloria. “Qui, stamattina, c’è tutta la Confindustria regionale e provinciale”, tiene a sottolineare, come se avesse vinto il Superenalotto, Del Basso De Caro, introducendo il Ministro alle Infrastrutture, Graziano Delrio, ieri a Telese per aprire la festa del Pd. E in effetti un po’ di codazzo ‘interessato’ a Telese c’era, ma le facce era scure anche perché il ministro, nel suo intervento, si è guardato bene dal dispensare cifre monstre per infrastrutture e opere pubbliche.

La seconda parte della kermesse resta senza spettatori. C’è qualcuno della segreteria provinciale, qualche sindaco, qualche consigliere comunale di Benevento, perfino il capogruppo pd a Palazzo Mosti, De Pierro, arriva in sordina all’ultimo momento utile.

Non si è vista la gente, né con Delrio, né con Rosato. Forse perché manca quell’allure, come dicono i francesi, delle Feste dell’Unità da c’era una volta la sinistra.

Forse perché da troppo tempo hanno portato via gli stand,  sono spariti i maglioncini slabbrati da fine estate,  l’odore molesto ma rassicurante del panino con la salsiccia, le parole contrarie. E quel che resta sono uno storytelling da pubblicità e le truppe della parola troppo somigliante al potere, che pure quando c’è va taciuto, nascosto, camuffato.

A Telese va in scena il Pd assertivo, quello per il quale la vita è tutta un Sì.

Anche il manifesto fa outing: Il Sannio che dice sì. Ovviamente al referendum costituzionale, la madre di tutte le battaglie politiche.

Del Basso De Caro, ieri, ne ha dato una interpretazione a dir poco manichea: “È la sfida tra conservatori e riformatori”. Insomma, il diluvio universale.

Nei dibattiti, le ragioni del no, che pure serpeggiano nel Pd, sono completamente annientate. Non ci sono neppure i sostenitori del nì, come Speranza, Bersani, Cuperlo, già vecchie conoscenze del sottosegretario alle Infrastrutture. Gli organizzatori sostengono di averli contattati, ma di aver ricevuto una sfilza di ‘no, grazie’.

Così sono rimaste le fronde senza le controfronde. Così si è messo il mute alla minoranza, a quelli del no e del ni.

Così la Festa del Pd sannita si è trasformata nell’apoteosi del ‘c’è chi dice Sì’.

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