Pd, un romanzo di traditori e roditori

Ci fu Eva che tradì cogliendo la mela e cedendola ad Adamo. Ci fu Bruto che tradì Cesare. Poi venne Giuda Iscariota e da allora per indicare un traditore si dice ‘sei un giuda’.

La storia dell’umanità è lastricata di tradimenti. E la politica, che rivela l’uomo per quello che è, non fa eccezione.

Andando a intuito, fu forse Craxi il politico a subire il più alto numero di tradimenti. Dopo di lui forse Berlusconi. Ora c’è Renzi, che però sul tradimento potrebbe metter su anche tre puntate tutorial in tv.

In tanti sostengono che il tradimento non sia una categoria della politica. E rimandano all’articolo 67 della Costituzione che esclude il vincolo di mandato.

In vista del congresso nazionale e regionale e delle elezioni provinciali, nel Pd sannita, intanto, si sta consumando una secessione silenziosa: un’intera area che si stacca da quella decariana che finora ha tenuto le redini del partito .

Ma i secessionisti del Pd sono o no traditori? Sì, lo sono. In politica, il tradimento esiste e va chiamato con il suo nome senza aver paura delle parole. 

In questi anni, il Pd, anche qui, è sembrato una specie di monarchia assoluta, tutto ruotava intorno alla figura del capo, al quale ognuno era felice di portare in dote obbedienza e riverenza in cambio di uno strapuntino o solo di una legittimazione a muoversi in quel campo di gioco.

L’unanimismo fu pratica senza essere mai stata teoria. Le poche voci contrarie furono spente o ridotte all’irrilevanza, con il placet di tutti gli altri, che restavano a guardare, in religioso  silenzio. La maggioranza preferì la resa incondizionata alla presa della ‘bastiglia’. 

Poi vennero le sconfitte, e con esse arrivò, pure, irrompente, irrefrenabile e contagiosa  l’ansia di liberazione.

Così c’è chi al congresso farà di testa sua, chi alle Provinciali si sfilerà dalla lista Pd e si imbarcherà, in cerca di miglior fortuna, in liste contrapposte.

Prendiamo Raffaele Del Vecchio. La sua vicinanza, finanche fisica, a Umberto Del Basso De Caro gli valse la candidatura a sindaco di Benevento, annunciata e, dunque, blindata, addirittura un anno prima delle elezioni. Dal tonfo elettorale in poi, Del Vecchio, che siede silente e immobile tra i banchi d’opposizione a Palazzo Mosti, non ha fatto che prendersi cura di un’unica cosa, dell’ossessione di liberarsi dell’ex mentore. Così si è messo di gran lena, con lavoro certosino, a smembrare il partito, arrivando a costruire un’area anti-decaro che dovrebbe servire a scalare il partito e a fargli guadagnare uno spazio politico e di rappresentanza: in soldoni, ancora una volta, una stanza tutta per sé. 

Quella di Del Vecchio è la cosiddetta “sindrome rancorosa del beneficato”, che Maria Rita Parsi descrive come l’eccellenza dell’ingratitudine. È il pensiero molesto che, a un certo punto, assale il beneficato (destinatario di vantaggi e benefici) di liberarsi di quel debito di riconoscenza verso il suo benefattore.

Un’altra sorpresa di questi giorni è il tradimento del sindaco di Telese Terme, Pasquale Carofano. Sul carro del vincitore Del Basso De Caro, potevi vederlo sugli attenti come un soldato in prima fila, ma ora che il carro è con le ruote a terra, salta giù, pronto per una nuova avventura che, però, sarà soltanto un’avventura. Carofano si candiderà nella lista anti-pd, quella messa su da Raffaele Del Vecchio. Perché su una cosa i vertici del Partito democratico questa volta hanno ragione: una lista alternativa al Pd, con dentro dirigenti e amministratori dem, è decisamente frutto di un’operazione contro, è come se la Nutella decidesse di fare tutto da sola e si mettesse in testa di smarcarsi da Nestlé. E’ concorrenza sleale perché è al Pd che sottrae voti.

Si dirà: ma i Del Vecchio, i Carofano, i Panza hanno più di una ragione per tradire. Si tradisce sempre per un motivo, ed un motivo per tradire all’occorrenza c’è sempre. La differenza sta nei tempi e nei modi in cui si consuma il tradimento. Anche Bruto ebbe più di un motivo per tradire Cesare e, per avvicinarci ai tempi nostri, anche Martelli ebbe un motivo per tradire Craxi nel 1993. Ma sia Bruto che Martelli continuano ad essere ricordati come dei traditori, non come dei liberatori. I traditori non sono mai degli eroi.

In guerra, chi combatte solo per portare la pelle a casa è considerato un vile, più che un eroe. 

I tradimenti possono generare o grandi capolavori o grandi disfatte, ma è sempre un marchio che porti tatuato addosso.

Diversi dai traditori sono, però, i roditori. I topi che abbandonano la nave che affonda, dopo che per anni hanno squittito felici perfino nella stiva, non possono assurgere a traditori, sono topi e niente di più.

Non è dissenso politico e nemmeno tradimento quello che ha portato sindaci del Pd, come Michele Napoletano (Airola) o Armando Rocco (Calvi) a scegliere di vivere all’ombra di un altro formaggio, quello servito da un nuovo capo, Clemente Mastella.

Ma si sa: la servitù è sempre la prima a tradire. 

Chi però dipinge questo momento come una grande occasione di liberazione, chi si mette al seguito di personaggi che non hanno mai avanzato dissenso politico o, per dirla in modo netto, che non hanno mai trovato il coraggio di sfidare Del Basso De Caro quando era potente e forte, sta solo facendo una cosa molto molto italiana: sta andando in soccorso dei vincitori scendendo dal carro dei temporaneamente sconfitti.

Intanto, nel Pd si assiste all’ennesima guerra interna, perché, del resto, (per alcuni) finché c’è guerra c’è speranza. 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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