Percorsi ciclabili per la Fase 2, il Comitato Cittadini in bicicletta: “Riaprire subito corso Garibaldi ai ciclisti”

“Abbiamo letto con entusiasmo le dichiarazioni dell’assessore Ambrosone in merito al progetto del Comune di Benevento di dotare la città di percorsi ciclabili in sicurezza per la cosiddetta “fase due”, alla luce del fatto che la bicicletta risulta essere il veicolo che più di tutti garantisce il distanziamento sociale e al tempo stesso non inquina e quindi non facilita la diffusione del virus, il quale, come viene indicato da molti esperti, prolifera soprattutto nelle zone dove l’aria ha grosse concentrazioni di PM2,5 e PM10, sostanze inquinanti prodotte dalle automobili”, così il COMITATO CITTADINI IN BICICLETTA.

“Ringraziamo l’assessore per il suo impegno ad assicurare la sicurezza dei ciclisti ma vogliamo ricordargli che nessun piano di mobilità ciclistica nella città di Benevento potrà fare a meno di consentire a chi usa la bici di transitare lungo l’area pedonale di Corso Garibaldi.

Vogliamo ricordare all’assessore e alla città tutta che il divieto alle bici fu istituito dal sindaco Mastella perchè a suo dire lungo corso Garibaldi, per 24 ore al giorno e tutti i giorni della settimana, vi erano grandi assembramenti di persone per cui la bici diventava pericolosa, a differenza dei tir, dei furgoni, delle auto, delle moto, delle ferrari, che invece, secondo il primo cittadino non sono pericolose.

Abbiamo ripetuto per 4 anni che sono le auto ad essere pericolose e a uccidere ogni anno circa 1.300.000 persone nel mondo, di cui 3300 persone in Italia, ma secondo il sindaco e i suoi fedelissimi, bisognava proteggere gli assembramenti dei cittadini dalle pericolosissime biciclette, sebbene non si siano mai registrati incidenti con persone mandate all’ospedale, cosa che invece purtroppo succede spesso con le automobili.

Oggi il pericolo degli assembramenti non esiste più. Non possiamo sapere quando sarà possibile di buono consentire ai cittadini di assembrarsi lungo il Corso Garibaldi, per tanto la logica e il buon senso suggeriscono che sia arrivato il momento di rimuovere questo assurdo e illogico divieto che impedisce l’uso della bici in città. Essendo un’area pedonale, in cui per legge possono transitare solo le biciclette e nessun tipo di auto a motore, la sicurezza dei ciclisti è garantita in maniera assoluta, per cui ci sembra assurdo che l’assessore parli di dover garantire la sicurezza ai ciclisti senza considerare che tale sicurezza è garantita solo ed esclusivamente nell’area pedonale di Corso Garibaldi. Proprio l’assenza di automobili (o meglio la scarsa presenza, visto che nemmeno le forze dell’ordine rispettano il divieto di transito alle auto) garantisce la sicurezza a chi usa la bici, per cui il divieto di transitare lungo l’unica arteria ciclabile sicura ha di fatto ridimensionato pesantemente l’uso della bici in città. A questo aggiungiamo che la campagna di comunicazione del sindaco, basata sull’assunto “chi usa la bici spaccia la droga” non ha certo contribuito a favorire l’uso della bici in città.

Oggi, purtroppo per il sindaco, è arrivato il momento in cui la bici viene indicata da tutti gli esperti come una soluzione ai problemi delle città e non come un problema. Ci dispiace per il sindaco ma il giorno della bici è arrivato: noi siamo a vostra disposizione per aiutarvi a redigere un piano ciclabile che sia logico, dato che noi usiamo la bici per gli spostamenti urbani e non per praticare attività sportiva. In questo momento forse vi conviene fidarvi degli esperti. Saremo ben contenti di dare una mano, ma il primo passo deve essere fatto dall’amministrazione e deve essere ben chiaro: a partire dal 4 maggio il divieto alle bici sul Corso va rimosso. Poi, quando sarà possibile tornare a fare assembramenti ci porremo di nuovo il problema se le bici sono più pericolose dei tir, ma per adesso è indispensabile aprire l’area pedonale alle biciclette, se vogliamo davvero garantire la sicurezza e la mobilità dei cittadini beneventani.

Ci auguriamo infine che la rimozione del divieto non venga osteggiata per motivi ideologici del comandante dei vigili urbani, il quale, purtroppo per lui, oggi è costretto ad arrendersi alla evidenza dei fatti: la bici non è un problema per le città, è la soluzione ai problemi delle città”.

 

 

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