PLAYLIST/n.2 DELLA QUARANTENA – PASOLINI, ALDOVANDI, IL POST PUNK E LE PISTOLE FUMANTI DEL RAP

LA PLAYLIST DELLA QUARANTENA N.2

di ERNESTO RAZZANO

Nella playlist di oggi ci troverete Pasolini e Aldrovandi, il post-punk e le pistole fumanti del rap, le carrozze e le sedie elettriche, un angelo senza spada, le canzone regalate e il glamour che vende milioni dischi.

Che male c’è – Riccardo Sinigallia – Ciao Cuore – 2018

2   Festival – Francesco De Gregori – Bufalo Bill – 1976

3  Here’s to you, Nicola and Bart – Joan Baez – European Tour – 1980

4  Una storia sbagliata – Fabrizio De Andrè – 45 giri/Lato A – 1980

5  The Killing Moon – Echo & The Bunnymen – Ocean Rain – 1984

6  Me against world – Tupac Sukur – Me against world – 1995

7  Home Sweet Home – Motley Crue – Too Fast For Love – 1981

8 Everybody Hurts – R.E.M. – Automatic For The People – 1992

9 La carrozza di Hans – P.F.M. – Storia di un Minuto – 1972

10 Because The Night – Patty Smith Group – Easter – 1978

1/  Che male c’è

Riccardo Sinigallia e  Valerio Mastandrea hanno raccontato in questa canzone la morte di Federico Aldrovandi. Il testo l’ha scritto l’attore, anni fa in realtà, ma per tanto tempo Sinigallia lo ha tenuto da parte, intuendo anche l’universo emotivo che avrebbe dovuto fronteggiare prendendosela in carico. Ma poi il momento è arrivato, ed anche la musica. Si racconta di quella notte a Ferrara, del fermo, delle botte, dei soprusi e della fine, con un arrangiamento perfetto che servendosi anche di registri post rock, accelera e rallenta a secondo del momento della narrazione. Ascoltatela di sera, con il buio e il silenzio in cui siamo immersi, e vedrete tutta la scena davanti agli occhi.

2/  Festival

Si è davvero suicidato? Forse. Ma non se ne ha la certezza. Una cosa però è certa, il nome di Luigi Tenco da quello sparo, si è indelebilmente legato al Festival di Sanremo. Come il grilletto premuto all’inizio di gara di atletica, anche quella pistola nella camera d’albergo segna il via alla nuova epoca della televisione, quella per cui lo show deve andare avanti a tutti i costi, dove i sentimenti vengono banalizzati, fagocitati  e spettacolarizzati, ma mai compresi e spiegati. Vince la legge del più forte, del più potente e prepotente. In  quella stanza, insieme a Tenco, rimase a terra  una possibilità diversa e migliore per la musica. A distanza di anni, non interessa quasi a nessuno saperne di più di quella vicenda, al massimo relegata a “cold case” per qualche nerd da serie poliziesca. Eppure non è così. In quell’irrisolto c’è il lato oscuro dello show, quello che non va in onda, ma che trasuda verità. In tanti a sussurrare a mezza voce che se davvero si è suicidato è stato uno stupido a morire per l’esclusione da una gara canora. Le cose sono più profonde. Anche se si dovessero fugare tutti i dubbi sulla pista  dell’omicidio, la morte di Tenco resta, per l’impossibilità di vivere la propria arte, più vicina alla fine di Nick Drake o dei poeti maledetti, che a quella di un insicuro cantante di musica leggera. Di quell’episodio, più di tanti articoli e ricostruzioni, ha raccontato De Gregori nella sua canzone Festival. In quelle strofe ci sono tutti i carnefici di Tenco, a vario titolo e grado di resposnsabiiltà.

3/  Here’s to you, Nicola and Bart

Ferdinando Nicola Sacco nacque a Torremaggiore in provincial di Foggia negli ultimi anni dell’Ottocento. Bartolomeo Vanzetti, invece in un altro punto dell’Italia, a Villafalletto, in provincia di Cuneo, anno più anno meno, nello stesso periodo. Morirono tutti e due negli Stati Uniti a Charlestown sulla sedia elettrica, lo stesso giorno, il 23 agosto del 1927. Furono condannati a morte per rapina e omicidio. Ma erano innocenti, lo dirà il vero assassino. La loro colpevozza era un’altra, quella di essere anarchici. Nicola e Bartolomeo, a fine anni Settanta furono adirittura riabilitati dalle istituzioni americane. Dopo, come sempre. Here’s to you è la canzone, presente nel film a loro dedicato, cantata dalla regina del folk, Joan Baez e arrangiata da Ennio Morricone.

4/  Una storia sbagliata

Di storie sbagliate, i cantautori in modo particolare, ne raccontano molte nelle loro discografie, che siano di personaggi reali o solo ispirtati dalla realtà. Fabrizio De Andrè poi certe storie le ha sempre raccontate spingendo fino al fondo le contraddizioni, quasi a mettere ognuno di fronte a alla necessità e urgenza di fare i conti con la propria coscienza. Questa canzone parla di Pier Paolo Pasolini, della sua fine. Forse ci sarebbe arrivato da solo a raccontare Pasolini, o forse no, fatto sta che è la Rai a chiedergli di farlo, per accompagnare un programma per la tv sulla vicenda, per tanti aspetti ancora avvolta nel mistero. De Andrè coinvolge il suo amico Massimo Bubola nella realizzazione del brano, che ha anche un’altra particolarità. E’ il primo dopo il sequestro patito dal cantautore genovese.

5/  The Killing Moon

Il post punk è un contenitore multiforme, variegato, peraltro interdisciplinare, che va ben oltre l’ambito musicale. L’esplosione del punk cambia molte delle carte in tavola in ambito rock, irrompe prepotentemente tra USA e UK, tra New York e Londra, nella seconda metà degli anni Settanta. Passato il picco si cercano vie nuove per non ritornare alle sonorità precedenti, per cui quella rottura energica e ribelle, prova a confrontarsi con altri mondi sonori, da quelli più classici, come il jazz e il funk, fino all’elettronica, all’avanguardia. Prevalgono spesso le tinte cupe, derivanti da un approccio di contrasto all’esistente e alle sue regole. The Killing Moon della band di Liverpool Echo & the Bunnymen, è una canzone che rappresenta perfettamente, per i toni, le tinte e l’interpretazione lo spirito di quel mondo. E’ del 1984, ma a un pubblico più vasto è giunta grazie al film Donnie Darko. Va detto che prima e dopo molti altri film l’hanno utilizzata per colorare determinate atmosfere.  Ian McCulloch ha il timbro di voce ideale per una canzone simbolo del post-punk.

 6/  Me against world

Siamo tra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta quando Tupac Shakur inizia a farsi conoscere nel mondo rap americano. Si sposta da Harlem (N.Y.) a Los Angeles, ma vive solo 25 anni. E’ morto assassinato. Sulla sua vicenda è da poco uscito anche un film. Il rap, l’hip hop, sono mondi complessi da raccontare in poche righe, non si risolvono in una canzone, per quanto bella o brutta. Tupac è stato importante per un fatto oggettivo, i numeri, perché ha venduto ben 75 milioni di dischi. Ma anche perché ha portato in quell’ambiente, in preda a una deriva “gangsta”, in cui testi violenti o omofobi spadroneggiano,  elementi di critica sociale, per di più scalando le classifiche e diventando sempre più un bersaglio dei rivali che perdevano terreno. Questa canzone del 1995 è uno dei suoi principali successi, ed è dedicato alla su  mamma e alla sua difficile esistenza tossica.

7/  Home Sweet Home

Gli anni Ottanta sono stati, conti alla mano, gli annil periodo in cui si sono venduti più dischi in assoluto. Una quantità enorme. Un genere musicali immaginato di nicchia, come il metal, anche negli anni di declino delle vendite in vinile, resisteva e restava il tipo di musica che vendeva nel mondo più dischi di tutti. Quindi occhio a liquidare band che sembrano delle meteore come fuori dal mondo. Certo i Motley Crue, a metà anni Ottanta suonavano un metal un po’ troppo finto, poco rock forse, ma abbastanza glamour, da vendere oltre cento milioni di copie e fare infiniti tour mondiali. Poi capita, come per tantissimi gruppi legati al metallo, che tra i tanti muri di suono alzati sui palchi e in studio, incidono una ballata, morbida e distante dai loro standard abituali, e scalano le classifiche del tempo. E’ il caso di Home Sweet Home.

8/ Everybody Hurts

Non si sa se è quello che i R.E.M. volevano, ma più passa il tempo e più questa canzone è eletta dal pubblico a  inno contro il suicidio. La band americana è una di quelle che prima di sciogliersi era sulla vetta del mondo, quindi, quando parliamo di successi, come nel caso di Everybody Hurts , parliamo di milioni di ascolti ripetuti, per cui anche chi non la conosce bene, l’ha certamente sentita qualche volta. Cresciuti col punk nell’aria, amici dei Nirvana di Cobain, si sono portati i giovanissimi Radiohead di Creep in tour. Out of Time e Automatic for the People sono i dischi forse di maggiore successo di Michael Stipe e soci. Questa canzone ha anche un segreto, è stata arrangiata da John Paul Jones, bassista dei Led Zeppelin.

 

9 / La carrozza di Hans

La carrozza di Hans è forse il brano perfetto del rock progressive italiano. Esce come singolo nel 1971, anticipando l’uscita di “Storia di un minuto”, esordio della Premiata Forneria Marconi (P.F.M.). La band di Mauro Pagani, Franz Di Cioccio e Franco Mussida, regala un vero e proprio gioiello alla musica italiana. Sin dai primi anni Settanta si guadagna un posto d’onore nella cerchia dei grandi della musica progresssive mondiale, e questa carrozza con cui hanno iniziato il viaggio è stata la scelta migliore.

 

10/ Because The Night

Di storie come questa ce ne sono tante. Band che si trovano a registrare negli stessi studi, nascono amicizie collaborazioni, o magari ci si scambia canzoni. La differenza poi la fa, la canzone, e magari anche chi la scrive e poi chi la canta. In questo caso la canzone è Because the Night, a scriverla è Bruce Springsteen e a cantarla è Patty Smith. A cosa stavano lavorando porta a porta? Springsteen all’album Darkness of the Age of Town, e Patty Smith, emergeva dalla scena punk newyorkese che aveva contribuito a fondare, ma sempre con l’occhio ai cantautori come Dylan e ai poeti cari a Jim Morrison, e si preparava a pubblicare Easter. Quando il Boss si rende conto che quel testo non entrerà nel suo disco lo cede a Patty. Dal vivo continuerà a cantarla anche lui, nei suoi live, ma solo anni dopo inciderà la sua versione in un suo disco.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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