Polemica sulla 194, l’oscurantismo clericale di don Mainolfi non fermerà il filo lungo della laicità

Don Pasquale Mainolfi, picconando in quel modo il presidente della Lidu, Luigi Diego Perifano, ha ridestato l’attenzione sull’aborto con un’energia sconosciuta alla maggior parte del mondo cattolico su altri temi che pure meriterebbero cesoie parolaie.

“Sono rimasto inorridito dopo aver letto su “Gazzetta di Benevento” che un noto politico beneventano, ancora in carriera, presidente della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (Lidu), abbia esultato alla ripresa dell’attività abortiva all’Ospedale Rummo. Mi era stato anche detto di questo avvocato che fosse un massone, ma non pensavo che arrivasse a tanto”, così monsignor Mainolfi ha fatto partire l’offensiva clericale contro Perifano davanti a un pubblico compiacente e ‘fedele’.

Le sue parole, anche nell’inaudita violenza, però, non sorprendono, perché è accaduto spesso che esponenti, anche illustri, della Chiesa Cattolica abbiano fatto ricorso a toni apocalittici per censurare leggi dello Stato a tutela dei diritti della persona.

Nel 2015, il vescovo della civile Ferrara, Luigi Negri, uomo vicino a Comunione e Liberazione,  arrivò a dichiarare che “la legge contro l’omofobia è un delitto contro Dio e contro l’umanità” e che “la legge sull’aborto, invece, non avendo consentito di venire al mondo ad oltre sei milioni di italiani, ci ha fatto sprofondare in questa crisi economica”.

Quella di Mainolfi è, dunque, la solita propaganda clericale che vorrebbe ridurre la questione dell’aborto a uno scontro laici contro cattolici. Perfino Giuliano Ferrara, nemico giurato dell’aborto, in un editoriale di qualche anno fa sul Foglio, definì la Chiesa “l’ostacolo più grande a una vera battaglia culturale contro l’aborto”. La cieca ossessione di alcuni prelati per le libertà altrui finisce infatti solo col risvegliare le pur sopite e infiacchite battaglie laiche sui diritti, senza portare a casa alcun risultato. Affrancandosi dal fanatismo religioso, scegliendo la strada dell’ “amore” piuttosto che quello dell’odio civile,  le riflessioni di una parte della Chiesa sulla legge che ha depenalizzato l’aborto potrebbero pure risultare più comprensibili.

Ma anche il dibattito andato in scena al Teatro Massimo, promosso dall’Associazione “ProVita”, su un tema sensibile come quello dell’aborto volontario, è stato di una barbarie indegno di un Paese civile.
Sulla traccia “La vita è un dono prezioso”, la testimonianza di Gianna Jessen, sopravvissuta ad un aborto salino, è apparso pruriginoso nei dettagli del racconto. Ed è stato subito dopo  che monsignor Pasquale Mainolfi, per sostenere l’ineluttabilità della vita e la fallacia (se non l’inesistenza) del libero arbitrio, ha attaccato il presidente della Lidu.

Perifano, definito “politico ancora in carriera” e “massone”, avrebbe “esultato” alla notizia della riapertura del Reparto di interruzione volontaria della gravidanza all’Ospedale Rummo.
“Un’ipocrisia più grande di così – avrebbe chiosato Mainolfi -. Io mi sono vergognato di essere beneventano, perché un uomo che difende il diritto alla vita ha esultato perché uccidono i bambini con l’aborto”.

Se dopo 40 anni dall’entrata in vigore della legge 194, in questo Paese si levano voci come quella di don Mainolfi, vuol dire che non è ancora il tempo per mollare gli ormeggi  sulle battaglie civili. E dopo l’attacco virulento di ieri l’altro, Perifano, come presidente della Lidu ma anche come ‘politico in carriera’, dovrà srotolare con ancora più convinzione il lungo filo della laicità.

Ovviamente, Mainolfi troverà sempre dietro di sé il coro di rane e di clericali come quello che s’è levato in queste ore, ma  resta il fatto che l’oscurantismo clericale trasformato in ideologia diventa una moderna Inquisizione.

Una battaglia legislativa e culturale sulla legge 194, oltre ad essere di retroguardia, sarebbe invisa alla stragrande maggioranza di questo Paese, senza distinzioni di generi. Chi all’interno della Chiesa Cattolica non lo comprende dimostra di vivere fuori dal tempo e dallo spazio, chiuso in una bolla da cui la realtà appare sfocata.

Nel 1975, per quella legge, furono arrestati Emma Bonino, Gianfranco Spadaccia e il medico Giorgio Conciani, segnalati da un esponente del Msi, per procurato aborto.  Ma la 194 pose fine al flagello dell’aborto clandestino e scongiurò il ‘natalismo bestiale’ proprio degli Stati totalitari, che l’integralismo clericale avrebbe prodotto. Ancora oggi – come il caso Mainolfi dimostra – i maggiori produttori di aborto militano in una certa Chiesa, quella da cui anche Papa Francesco sta provando a prendere le distanze.

 

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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