Primarie Pd, gli Emiliano: “Basta con i signori delle tessere”. E Miceli avverte: “Vigileremo sulla legalità ai seggi”

In fondo, lo scivolone di Emiliano è la rappresentazione plastica di questo Pd: mentre balla sul 40 per cento delle Europee, ad un tratto, cade rovinosamente ed è costretto a cure mirate che gli restituiscano gambe nuove per rialzarsi e rimettersi in cammino.

Emiliano è, dunque, il tendine d’Achille di questo pd renzizzato e sta lì, ingombrante com’è, a ricordarglielo al Renzi claudicante.

Sono le conseguenze del renzismo. Quelle a cui oggi gli Emiliano d’Italia provano a porre rimedio.

“Il Pd dovrebbe ringraziare Emiliano per il suo contributo. Senza la sua candidatura, questo congresso non sarebbe stato lo stesso, sarebbe stato senz’anima”, dice appassionata come sempre Mena Laudato. Eccolo ‘armarsi’ il sindaco di Arpaise, da eretica di questo Pd sannita – si dimise dalla segreteria provinciale in polemica con i vertici dem – a portavoce regionale della mozione del presidente della Regione Puglia: “Non è che non ho pensato di seguire gli ‘scissionisti’, ma sono una donna di partito, e voglio fare la mia battaglia di idee all’interno del Pd, che deve confermarsi un grande partito di massa”.

Nella provincia di Benevento, un mezzo miracolo lo hanno già fatto conquistando un 5% per niente scontato: “Con noi – spiega ancora Laudato – non si sono schierati né segretari né amministratori. Eppure ci sono state sezioni in cui all’improvviso veniva fuori un voto per Emiliano, un voto spontaneo, impensabile, che nessuno di noi aveva sollecitato”.

La caccia al voto per l’ex sindaco di Bari non è in effetti facile: gli spazi sono occupati, con Renzi che ha fatto dell’apparato un fortino inespugnabile, e con Orlando che smuove la sinistra del partito, quella che era con un piede fuori dal Pd.

A capeggiare la lista c’è Rosanna Papa, consigliere comunale a Montesarchio. Il suo percorso nel Comune guidato da un pezzo dell’artiglieria renziana, Franco Damiano, è stato insolito in una politica che appare spesso come una corsa all’arrembaggio: eletta in maggioranza, a un certo punto del cammino, si sposta in minoranza. E ora fa le pulci al sindaco: “La politica è ascolto – dice -. Emiliano ha questa capacità di tenere l’orecchio a terra e sentire il rumore che fa il disagio sociale in questo Paese. Il Pd non può essere solo il partito delle tessere, ma deve tornare a mettere al centro la militanza, la passione, la politica”.

Papa è una bella signora, garbata, elegante, un medico riconosciuto, che armata solo di un sorriso durbans, nella sede del Pd a trazione De Caro, viene a dichiarare guerra a “quelli che pensano che le tessere siano più forti delle idee: io sono qui – osa asserire – per dire che sono forte perché ho le idee, non perché ho un pacchetto di tessere da calare come un asso pigliatutto sul tavolo del capobastone”.

Al secondo posto della lista degli Emiliano c’è l’ex segretario del circolo di Arpaise, Vincenzo Furno Rossi. Un ingegnere che appena comincia a parlare fa subito coming out, ed è come se stesse sputando il rospo nel confessionale del Grande Fratello: “Sono stato un renziano e oggi sono pentito – ammette -. Renzi mi ha deluso su tutti i fronti, ha fallito la prova di governo, ha fatto rimpiangere Berlusconi agli italiani, ha deluso le aspettative. Emiliano è l’unico argine all’arroganza del potere del Pd di Renzi”.

“Ero anche io una sostenitrice convinta di Renzi”, gli fa eco Giovanna Petrillo, funzionaria alla Camera di Commercio di Benevento, già candidata alle ultime regionali nella lista del Presidente De Luca. E in effetti molti se la ricordano spellarsi le mani al teatro Massimo quando Renzi venne a sostenere le ragioni del Sì al referendum. Ma il pentitismo degli ex renziani è la cifra di questo tempo incerto del Pd che si avvia a incoronare Renzi segretario, ma senza entusiasmo, con molte spine nel fianco e nemici nascosti dietro ai cespugli e alle fronde nascenti del PD, pronti ad agire quando verrà l’ora di scegliere il candidato premier.

Perché lo sanno tutti nel partito, lo sanno anche e soprattutto i renziani e i Franceschini’s boys: Renzi difficilmente sarà il candidato presidente del Consiglio, ma se lo sarà ancora più difficilmente sarà di nuovo premier in un’Italia che, nonostante la fola del Proporzionale, si muove silenziosamente verso il M5S .

Lo dice bene Angelo Miceli, uno che viene dai ds, che è stato assessore al Comune di Benevento, che la caccia al voto la sa portare avanti: “O questo Pd sterza o va a sbattere. Emiliano prova a sterzare. Questo Pd ha perso il tempo dell’analisi e della programmazione, ha fatto sì che il Sud uscisse dall’agenda di governo, ci ha fatto perdere milioni di voti”.

Ma Miceli diventa impietoso nella critica al Pd di Benevento in cui, attacca, “non c’è nuova classe dirigente capace e autonoma”, che al Comune “ha un’opposizione che non sa dove vuole andare”, che mette in piedi una segreteria cittadina “riproducendo i soliti schemi e i soliti nomi”, che candida a sostegno di Renzi “chi all’ultimo congresso aveva votato Cuperlo e si atteggiava  a leader della sinistra del partito”.

“Se stiamo qui – avverte – è perché vogliamo restituire credibilità al Partito democratico, a cominciare da Benevento. Se qui abbiamo perso le elezioni lo dobbiamo a chi pensa di spostare gli uomini come pedine su una scacchiera, e che per testardaggine, senza ascoltare nessuno, ha voluto puntare su quel candidato sindaco”.

Poi l’avvertimento finale: “Il 30 aprile vigileremo sulla legalità del voto ai seggi”.

In passato, a Benevento, sulle urne delle primarie, si addensò la nube dei brogli; questa volta bisognerà verificare che gli scatoloni arrivino davvero vuoti all’hotel President.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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