Pronto soccorso a Sant’Agata, la verità prima della propaganda. Sul piano ospedaliero De Luca aveva le mani legate

Che la sanità in Campania sia un buco nero non ci sono dubbi. Troppi gli scandali, troppe le disfunzioni e tante le colpe della politica, di quella recente e meno recente. Ma continuare a sostenere che il nuovo Piano Ospedaliero regionale sia figlio di una visione distorta, o peggio, della malafede o di chissà quale disegno politico di emarginazione territoriale del Governatore De Luca  è intellettualmente disonesto.

C’è un limite che la politica dovrebbe riconoscersi:  la verità, almeno sui temi che toccano da vicino la vita dei cittadini, dovrebbe venire sempre prima della propaganda cicero pro domo sua.

E la sanità è uno di quei temi in cui l’etica della responsabilità andrebbe riscoperta ed esibita.

I FATTI

Da mesi, De Luca è sotto attacco per il nuovo Piano Ospedaliero, che ridisegna la mappa della sanità anche nel Sannio.

A lanciare accuse al presidente della Regione sono la senatrice Lonardo, il sindaco di Benevento Clemente Mastella, e i parlamentari sanniti del M5S. A De Luca, viene contestato nell’ordine:

– la riduzione dei posti letto

– il ridimensionamento del Rummo, che, nel lungo periodo, potrebbe diventare Dea di I Livello;

– la chiusura del Pronto soccorso al Sant’ Alfonso di Sant’Agata de’ Goti.

Tutto vero.

Nel Piano Ospedaliero, viene considerata la macro-area Avellino-Benevento, che consente di ragionare su numeri più rappresentativi ( complessivamente 713.977 abitanti). Rispetto agli standard fissati dal D.M. 70/2015 (ricordiamoceli questi numeri), i posti letto in questa area sono in eccesso, quindi vanno tagliati (da 2.961 a 2.790).

Il Rummo resta unico Dea di II livello, mentre il Sant’Alfonso ospiterà alcune specialità oncologiche del Rummo.

Ma come si legge nell’immagine in basso, la presenza di un Dea di II Livello nella macroarea è perfino una forzatura, in grado di durare chissà per quanto tempo.

PERCHÉ?

Perché, quello che nessuno dice è che prima del Piano Ospedaliero c’è stato un Decreto Ministeriale n.70 del 2015 (Governo Renzi) a firma del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

Un decreto che De Luca ha dovuto ingoiare come un rospo indigesto, esattamente come tutti i presidenti di Regione.

COSA PREVEDE IL D.M. SUGLI STANDARD ASSISTENZIALI

Se fosse stato per il D.M. il Rummo sarebbe già saltato come Dea di II livello, non avendone i requisti territoriali.

D.M 70/2015

La struttura di Dea di II livello – recita il D.M. – serve un bacino di utenza compreso tra 600.000 e 1.200.000 abitanti, con un numero di accessi superiore a 70.000″: stando al numero di abitanti, perfino la  macro-area Avellino Benevento sarebbe ai limiti dei parametri, contando poco più di 700 mila abitanti. Grazie alla “forzatura” dell’accorpamento territoriale del piano ospedaliero di De Luca, il Dea di II livello per il Rummo è salvo. Altrimenti, sarebbe già stato derubricato a Dea di I Livello, che il Decreto ministeriale prevede nelle aree tra 150.000 e 300.000 abitanti.

IL TAGLIO DEI POSTI LETTO

Un’altra obiezione mossa al Piano Ospedaliero è che farebbe “sparire” posti letto. Vero. Ma è ancora una volta il D.M. del 2015 a costringere le Regioni ad usare l’accetta.

Leggiamo: il D.M. prevede il limite dei 3,7 posti letto ogni 1000 abitanti, il piano Ospedaliero regionale ne taglia 171 per rispettare quegli standard imposti da Roma.

IL PRONTO SOCCORSO AL SANT’ALFONSO

Il caso Sant’Agata de’ Goti è quello più rovente. La protesta per la chiusura del Pronto soccorso esplode mesi fa. A cavalcarla la senatrice Lonardo, il sindaco Mastella e il M5S. Il Pd prova a difendere le ragioni di De Luca e a blindare il Piano, poi votato in consiglio regionale anche dal pd Mino Mortaruolo. Il sindaco Valentino, forse, non comprende subito la rabbia che monta nella sua comunità o, forse, fa buon viso a cattivo gioco per questioni di opportunità politica, visto che è anche il segretario provinciale del partito di De Luca.

Dopo le Provinciali, però, sbotta. Tornato a Benevento il 31 ottobre scorso, il Governatore della Campania, che, già a Telese, aveva umiliato i dirigenti sanniti del Pd, dichiara che sul piano ospedaliero vengono messe in circolazione “idiozie”. Valentino da Sant’Agata va su tutte le furie e diffonde comunicati stampa al vetriolo contro De Luca. Sostiene le ragioni del sindaco di Limatola che non vuole mollare a Sant’Agata la “sua” ambulanza e si schiera al fianco del comitato che occupa, per protesta, la sala consiliare. Nella serata di ieri, partecipa a un incontro tra sindaci caudini ed esponenti politici da cui emerge una linea comune: richiesta di deroga del piano a De Luca per mantenere il Pronto soccorso.

DI CHI È LA COLPA?

Ma perché De Luca smantella il pronto soccorso a Sant’Agata? Per bieco cinismo? Per consumare una fredda vendetta politica verso un Pd sempre avaro nei suoi confronti? Per tentazioni salernocentriche? Per un capriccioso gioco d’incastri?

De Luca, in realtà, sul piano ospedalieto ha avuto le mani legate, ha dovuto applicare una legislazione superiore, il “maledetto” D.M. 2015. Che impone un Pronto soccorso per “un bacino d’utenza tra 80.000 e 150.000 abitanti, un tempo di percorrenza di almeno un’ora dal Dea di riferimento, un numero di accessi di 20.000 l’anno”. Condizioni che per Sant’Agata risulterebbero inesistenti.

La conversione del Sant’Alfonso in polo oncologico ha, invece, consentito, non solo di tenere in piedi la struttura, ma anche di allestire lì un Punto di Primo Intervento. Come si legge dal D.M. 70/2015.

L’ambulanza spostata da Limatola a Sant’Agata serve, dunque, per garantire l’assistenza nelle ore notturne.

LA PROPAGANDA

Rebus sic stantibus, se De Luca sul piano ospedaliero era vincolato ai lacci e lacciuoli del decreto Lorenzin (Governo Renzi), perché nessuno tra i politici che, in queste ore, protestano al cospetto di cittadini comprensibilmente arrabbiati, ha tuonato contro un decreto ministeriale ingiusto, che risponde alla fredda logica dei numeri? La sanità, soprattutto al Sud, è, purtroppo, da sempre, terreno di scontro politico, il che impedisce una serena e proficua riflessione sulle azioni da mettere in campo per migliorarla. Lo è anche questa volta. E la politica quando si tratta di strumentalizzare questioni per attrarre su di sé consenso si ritrova perfino unita, destra, sinistra passando anche per il M5S. Il deputato grillino Pasquale Maglione, per esempio, perché non chiede al suo ministro della Salute di rivedere o, addirittura, di abrogare il D.M del 2015?

Perché lo sanno tutti che De Luca deve conformare il piano ospedaliero regionale ai parametri nazionali fissati da quel decreto, rispetto al quale nessun presidente di Regione ha spazi di manovra. Ma è molto più facile trovare un capro espiatorio per celare  incapacità, incompetenza,  malafede ed impotenza. 

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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