Provinciali, il più grande bluff della (mai nata) Terza Repubblica

E’ tutto un grande Accordo. La Provincia post riforma è il più grande bluff della Terza Repubblica (semmai ci fossimo davvero mai entrati). In pratica, un grande accordo fra partiti e partitini per piazzare il candidato amico, quello più congeniale, addomesticato, fidelizzato più che fedele.

A guardare i risultati delle elezioni provinciali di ieri, verrebbe solo da dire: a ridateci il voto. Perché è evidente una cosa: quando la ‘casta’ si auto-vota dà il peggio di sé. E partorisce mostri.

Anzitutto, anche in questo Consiglio provinciale, rinnovato con il sistema delle elezioni indirette, non siederà una donna. E ciò nonostante nelle liste ne fosse stata infilata una qua e una là. Le amministratrici erano state piazzate seguendo il senso logico della buona massaia: q.b., quanto basta.

Saranno però dieci uomini a comporre il primo consiglio provinciale di Antonio Di Maria.

Salta ad occhi neppure troppo vispi che le nuove Province servono a regolare vecchi e nuovi conti in sospeso. Sia il Pd che Forza Italia allargata agli indipendenti (alias saltimbanchi come il solito Barone) hanno ingaggiato più di qualche zuffa interna, con l’obiettivo di piazzare i propri fedelissimi.

Nel Partito democratico si è innescato un duello interno tra Umberto Del Basso De Caro e Raffaele Del Vecchio come non se ne vedevano da tempo.

Così il Pd, quello ufficiale, non lascia la strada vecchia per la nuova, non rischia per evitare di far rosicare e ri-punta su Renato Lombardi e Giuseppe Ruggiero. Ma ce la fa anche il sindaco di Telese, Pasquale Carofano, che per essere eletto ha virato sulla lista para-Pd, quella degli ‘infedeli’, messa su da Raffaele Del Vecchio in un recente impeto secessionista.

Ma è nel centrodestra, che in virtù del diabolico sistema del voto ponderato che assegna più peso ai Comuni più grandi, che si sono registrati i movimenti sussultori e ondulatori più interessanti.

Clemente Mastella, che con il suo Udeur da Ceppaloni fece fuoco e fiamme di un’era quasi glaciale visti i tempi brevi della politica, è noto per avere un fiuto infallibile: dove c’è aria di vittoria lì c’è Mastella. Eppure sulla Provincia post-riforma si sbagliò già una volta quando nel 2014 sentenziò: “Mi colpisce l’effervescente battaglia per una cosa che muore tra due anni”. Nel 2019, le Province sono vive, vegete, contendibili e diventano il suo tallone di Achille.

L’ex Guardasigilli, stavolta, si fa fare le scarpe non dall’amico di sempre, mister Tod’s Diego Della Valle, ma da Luigi Barone, l’ex braccio armato di Nunzia De Girolamo, un vorace divoratore di leader. Lui è uno che piace ai politici, meno alla gente, che non lo ha mai votato, non avendone mai avuta l’occasione.  Domenico Parisi, sindaco di Limatola, il candidato a lui più vicino, è il più votato in assoluto in questa tornata elettorale senza elezioni. Un boom dietro il quale però c’è anche lo zampino occulto di Claudio Mosè Principe, l’eminenza grigia della politica in salsa sannita.

Fatto sta che la lista n. 3, L’altro Sannio, che era la speranza di transfughi, trasformisti e senza-partiti,  etero-diretta da Barone, si porta a casa più voti di quella mastelliana-mastelliana, Noi Sanniti.

Uno smacco che c’è da giurarci Clemente Mastella restituirà con gli interessi alla prima occasione utile. Stia in campana, anche il giovane simil-Berlusconi, Leonardo Ciccopiedi, che a caldo rilasciava dichiarazioni entusiaste per l’elezione di ‘tanti giovani amministratori’ in Consiglio provinciale, pensando al neo-eletto Parisi. Evidentemente, in Forza Italia, c’è chi pensa che Barone possa essere l’uomo giusto per smacchiare Mastella.

Intanto, resta nella sua Calvi, il sindaco Armando Rocco, che perde il seggio per una manciata di voti. A scipparglielo un compare di merenda, Michele Napoletano. I due hanno condiviso per anni la stiva del Pd, poi proprio in vista della riapertura dell’ultimo poltronificio a portata di voto si erano buttati giù dal carro dello sconfitto Pd ed erano saltati su quello del trionfante Mastella. Entrambi speravano nella riscossa, come le famose mucche. Nel testa a testa finale a spuntarla è stato il sindaco di Airola. Ma Rocco è uno tosto, non ci sta: c’è una scheda annullata ‘ingiustamente’, pronto il ricorso al Tar.  E’ il destino dei traditori: c’è sempre uno meno puro che ti epura.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.