Provinciali, resta favorito il mastelliano Di Maria. Anche un pezzo della sinistra pronto a votarlo

di Teresa Ferragamo

Le elezioni provinciali sono consultazioni di secondo livello, nel senso che a votare presidente prima, consiglieri provinciali poi, saranno solo i sindaci e gli amministratori dei 78 comuni sanniti.

Ecco perché basta conoscere la geopolitica del territorio per azzardare, con ampi margini di successo, un pronostico su chi il 31 ottobre sarà designato al vertice della Provincia. A sfidarsi sono Franco Damiano, sindaco bis di Montesarchio, pd, vicinissimo al deputato Umberto Del Basso De Caro, e Antonio Di Maria, primo cittadino mastelliano di Santa Croce del Sannio.

Il PD, a corto di consenso, di fatto non ha più i numeri per vincere, figuriamoci per stravincere. Damiano, in questi giorni, avanza appelli al civismo e prova a far leva su legami personali di amicizia; ma, come ama ripetere il suo mentore De Caro, la politica è algebra e calcolo, non si fa né con i sentimenti, né con i risentimenti.

Infatti, calcolatrice alla mano, le cose starebbero così: nei comuni di fascia più alta, la ‘E’ (scheda verde), che raggruppa i comuni con popolazione compresa tra i 30mila e 100 mila abitanti (quindi solo la città di Benevento) ogni voto dei 33 consiglieri comunali  vale all’incirca 654 voti. In soldoni, l’elezione di Damiano o Di Maria sarà decisa a Palazzo Mosti, dove a governare è Clemente Mastella, sponsor del sindaco di Santa Croce, che può, dunque, contare su una maggioranza cospicua, di 23 consiglieri (che valgono 15.042 voti). Ma Di Maria potrebbe aggiudicarsi anche i 654 voti del “libero e diseguale” Marcellino Aversano; l’altra indipendente (fuoriuscita dalla maggioranza dopo la defenestrazione della Mazzoni), Delia Delli Carri, dovrebbe dirottare i suoi voti su Damiano. Ma non è detto che la partita anche a Palazzo Mosti non si riapra: in questi giorni, a scalpitare è, per esempio, Mimmo Franzese, uno che alza il tiro quando la posta in gioco si fa alta. Lui viene dal tifo “serio” e sa che il se il gioco si fa duro, i duri cominciano a fare sul serio: Franzese, che in consiglio comunale può anche contare su qualche “amico/a”, potrebbe tentare un colpo di coda o almeno ventilarlo. 

Tra i banchi d’opposizione, tutto è già deciso: il Pd, compatto stavolta (a meno che qualcuno, il 31 ottobre mattina, non si svegli particolarmente autolesionista), voterà Damiano:  6 teste (o meglio sei mani, quelle per scrivere sulla scheda elettorale) valgono 3924 voti.  E a questi potrebbero aggiungersi i 654 di Delli Carri. 

Quindi, se la matematica non è un’opinione e fatti salvi colpi di scena (che però in politica vanno sempre ben ricompensati), solo a Benevento, a Di Maria dovrebbe andare oltre 11 mila voti in più di Damiano.

Il sindaco di Montesarchio recupera, però, nei comuni tra 10 mila e 30 mila abitanti (scheda rossa),  seconda fascia, la ‘D’, dove ritroviamo soltanto Montesarchio e Sant’Agata de’ Goti, comuni a guida PD.

Montesarchio è “cosa sua”: Damiano qui è stato confermato sindaco per la seconda volta” nella scorsa primavera. Se la maggioranza fosse unita e leale, i voti aggiudicabili  sarebbero 3 mila, mentre a Di Maria resterebbero i 506 voti dei due consiglieri di minoranza.

Blindatissima Sant’Agata dei Goti. Carmine Valentino, sindaco e segretario provinciale del Pd, è in grado di garantire a Damiano un vantaggio di oltre 3000 voti, mentre Di Maria si dovrebbe accontentare di poco più di 500 voti.

Nella fascia ‘C’ (comuni tra 5mila e 10mila abitanti, scheda grigia) quattro comuni su sette vedono il Pd in maggioranza: Airola, Guardia Sanframondi, San Bartolomeo e Telese. A Di Maria resterebbero  Apice, Morcone e San Giorgio del Sannio. 

Singolare, è, invece, il caso Telese, dove il coordinatore di MdP (socio di maggioranza di LeU), Gianluca Aceto, all’opposizione del sindaco pd, Pasquale Carofano, potrebbe addirittura votare Di Maria, candidato di centrodestra. Un’indiscrezione che sta facendo il giro dei “palazzi” della politica e che sta creando malumori in quel che resta di LeU. Anche l’altro candidato alle Politiche, Angelo De Marco, vicino al sindaco di San Giorgio del Sannio, Mario Pepe, potrebbe spingere nella direzione intrapresa da Aceto, per la nota  idiosincrasia verso il gruppo dirigente del Pd sannita.

È in ogni caso la fascia ‘B’ quella più vantaggiosa per Di Maria: nei 17  comuni tra 3 mila e 5 mila abitanti (scheda gialla), a fare la parte del leone è proprio il centrodestra.

Resta il rebus piccolissimi comuni, quelli fino a 3 mila abitanti (scheda azzurra – 31.192 voti). Il voto dei 51 centri minori della provincia è notoriamente più svincolato e svincolabile e vale il 31% del voto complessivo.  E qui potrebbe inserirsi Damiano. Tutto si gioca sulla capacità di attrazione sua e del suo partito, il PD, uscito malconcio da tutte le ultime competizioni elettorali. Ma le doti delle diplomazie di piazza Guerrazzi sono di riconosciuta e comprovabile qualità. 

 

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