Quella pazza pazza crisi. Uno psicodramma a Palazzo Mosti

E’ il giorno dello showdown della crisi più pazza che si sia, forse, mai verificata a Benevento.

La maggioranza di Palazzo Mosti, guidata da un ingombrante Clemente Mastella, uno abituato a prosceni di tutt’altro spessore, si va sciogliendo sotto il sole timido di una primavera prematura.

Da mesi, il teatrino della politica si è messo in moto, con consiglieri mobili, pronti a spostarsi un po’ più in là o un po’ più in qua.

Ma è stato il rumore della deflagrazione di un’inchiesta su un presunto voto di scambio durante le amministrative del 2016 e poi quello delle intercettazioni di Nanni Russo, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, a spingere la crisi sull’orlo della catastrofe. 

Così ora si agitano tutti, ma nessuno si muove. Oggi si è dimessa Anna Orlando, assessore con deleghe di peso, ma per il momento tutti gli altri restano al loro posto, storditi e spaventati.

Clemente Mastella li frega tutti, ufficializza la crisi e la volontà di dimissioni con un’intervista al Fatto Quotidiano, da cui spuntano parole accusatorie come ‘fetenzie‘, ‘ricatti‘, ‘arruffa arruffa di cionsiglieri‘… Dichiarazioni che poi si rimangia con una lettera al direttore: il qui pro quo sarà chiarito domani dal giornalista Antonello Caporale.

Intanto, approfitta della ribalta e nel primo pomeriggio con un post su Facebook, caduto inosservato visto il bailamme di osservazioni generate dall’intervista, Mastella rilancia e fa ulteriori riflessioni sull’inchiesta sul voto di scambio.

Dice due cose due, sostanzialmente.

La prima: Nanni Russo– che ieri andava smentendo l’intenzione del giorno prima di lasciare l’aula consiliare – è incompatibile con la  maggioranza, la sua presenza è diventata imbarazzante e deve dimettersi.

La seconda: dall’inchiesta – osserva Mastella – risulta una vicinanza del clan Sparandeo a una lista del centrosinistra che ha eletto un solo consigliere, Marcellino Aversano (Alleanza Riformista), che è vero ebbe voti personali – è il ragionamento sotteso – ma che non sarebbe entrato in consiglio se quella lista, con 4 persone considerate vicine al clan, non avesse raggiunto il quorum.

E chi entrerebbe in Consiglio, se mai Aversano dovesse dimettersi? Rosario Guerra, uno dei candidati nella lista con più legami familiare con gli Sparandeo. Mastella non lo dice, ma spera che qualcuno lo faccia notare per lui.

Una riflessione, questa, passata inosservata, ma che invece aiuta a dipanare la matassa della sua strategia: Mastella vuol far emergere che c’è un pezzo, sia della maggioranza che dell’opposizione di questo consiglio comunale, uscito dalle urne del 2016, inquinato dal voto di un clan.

Per lui,  “ex ministro di giustizia che ha combattuto la criminalità“, dopo l’inchiesta, non è più possibile tenerlo in piedi, quindi le dimissioni anticipate diventano una necessità.

Insomma, Mastella diventerebbe vittima di un sistema di relazioni pericolose e carnefice di un’intera classe dirigente di ‘impresentabili’.

Una furia moralizzatrice che diventerebbe una strategia di comunicazione in campagna elettorale, che gli fa già sentire in tasca la seconda vittoria.

Intanto, Mastella è già riuscito a trasformare una crisi politica in uno psicodramma collettivo. Dopo l’intervista di questa mattina, si dimette subito l’assessore Anna Orlando, ma c’è chi è pronto a giurare in un effetto domino.

La paura che scorre nelle vene di tanti è che Mastella abbia sentito puzza di bruciato e che tema una nuova tegola giudiziaria. Mediaticamente, ha già messo in pratica il primo pezzo della sua strategia per il voto. Intorno a lui,davanti a questa pazza pazza crisi tutti si agitano ma nessuno sa come muoversi.   

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Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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