Raoul Bova e il generale Dalla Chiesa:“Mi sono emozionato. L’ho fatto per una persona che non voglio chiamare eroe”

Uno spettacolo per ricordare e riflettere. Un grande attore per interpretare uno dei protagonisti della nostra storia. Una scelta indovinata per il regista Giambattista Assanti che puntava a realizzare una serata evento intorno alla memoria di un personaggio, che non sempre trova il suo giusto spazio di riconoscenza e valorizzazione da parte delle istituzioni. Per far risaltare, insomma, la figura del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e per tramandarla con più vigore alle giovani generazioni.

La sua vita e il suo impegno vengono raccontati con grande impatto emotivo da Raoul Bova nel Cinema Teatro San Marco di Benevento. Gli episodi scelti sono tratti da un libro scritto dai suoi figli Nando, Rita e Simona Dalla Chiesa, intitolato “Un papà con gli alamari”. La lettura dell’attore, a volte gridata, a volte sussurrata, è accompagnata da filmati d’epoca. Parole ed immagini confezionano un originale ed intenso itinerario del percorso umano dell’illustre combattente antimafia, simbolo dell’Arma dei Carabinieri.
Sullo schermo scorrono le immagini di importanti e tragiche tappe della storia italiana, momenti di lotta soffocati nel sangue, organizzazioni di speranze per i lavoratori, terremoti che annientano povere famiglie siciliane, crimini mafiosi e terroristici che spezzano le ali alla democrazia, alla ricerca di nuovi assetti pacifici e dialoganti, che rendano il popolo protagonista del proprio futuro. Per fermare la piovra, per difendere gli ultimi, scende in campo il generale Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia il 3 settembre 1982 a Palermo, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro.
L’attore romano, noto per tante commedie italiane e film di valore sociale, ha dato voce e cuore al reading teatrale, ”Il Generale”, scritto e diretto da Assanti, calandosi pienamente nel personaggio con rispetto e delicatezza. Le parole e le immagini sono partite dalla lotta di Liberazione, dall’impegno di Dalla Chiesa come partigiano, dal suo matrimonio con l’irpina Dora Fabbo, sua prima moglie, dal suo sbarco in Sicilia, proprio a Corleone, come comandante della stazione dei carabinieri.
Il “generale” si trova insomma nel pieno del dominio mafioso. Vive con angoscia il dramma dei contadini uccisi il Primo Maggio 1947 a Portella delle Ginestre e l’assassinio del sindacalista Placido Rizzotto, conosce la disperazione dei terremotati del Belice. Arriva al vertice della legione dei carabinieri dell’isola, si trova ad indagare sui delitti di Piersanti Mattarella(1980) e di Pio La Torre e Rosario Di Salvo(1982). Pochi anni prima, nel 1978,i terroristi delle Brigate Rosse avevano ucciso Aldo Moro. “Quando fu ucciso -ha detto Bova dopo la performance- ricordo gli occhi dei miei genitori. Mi sono emozionato. L’ho fatto per una persona che non voglio chiamare eroe. Ma soprattutto per non dimenticare”.
Lo spettacolo è stato presentato dalla giornalista Teresa Ferragamo, che ha sottolineato l’importanza della memoria e dell’impegno contro la mafia. Con Dalla Chiesa sono stati ricordati i sanniti Raffaele Delcogliano, Aldo Iermano, Tiziano Della Ratta, rappresentati da alcuni loro familiari. Il Premio Legalità è stato assegnato a Silvia Mauriello, preside dell’Istituto Comprensivo “Dalla Chiesa” di Prata Principato Ultra, in provincia di Avellino, mentre una targa ricordo è stata consegnata a Raoul Bova da Alessandro Puel, comandante dei carabinieri, per aver saputo raccontare “l’Italia degli onesti e degli indomiti” col sorriso e la faccia pulita.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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