Il referendum costituzionale tra il marchese del Grillo e Donato Cavallo

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di Nicola De Ieso

Peggio della retorica c’è solo l’antiretorica. Proverò a spiegare le mie ragioni del Sì al referendum, schivando sofismi e autopromozioni.

Anzitutto va detto che dopo tanti voti per cancellare, finalmente ai cittadini viene chiesto di confermare. Il tema è la riforma dell’ordinamento della Repubblica, non altro. Non sono in discussione i principi fondamentali della Repubblica, né la democrazia che appartiene al popolo e che continuerà ad esercitarla “nelle forme e nei limiti della Costituzione” (Art.1).

Non si apre nessuna dittatura, né di fatto né di forma. Stravolgere la Carta Costituzionale è semplicemente impossibile, perché lo vieta l’articolo 139. La riforma non cambia il gioco, sistema meglio il campo. Toglie le buche, spiana i dossi, rimette l’erbetta dove è saltata, rigonfia il pallone. I passaggi per la revisione costituzionale dell’articolo 138 sono stati percorsi tutti, nel pieno rispetto del dettato.

Non serve agitarsi tanto. Gli allarmi che risuonano dai campanili mi ricordano tanto le grida indignate dei nobili romani nel film “Il Marchese del Grillo” alla vista di una vera donna a teatro, presagio della fine del mondo. A proposito di donne, una piccola nota polemica tocca farla. Ho visto girare nel grande zoo dei social un video di una nota forza politica. In esso si ripeteva il mantra esorcizzante del no, alternato ad immagini grottesche del premier e dei suoi stretti collaboratori.

La ministra Boschi era sempre rappresentata da foto sexy, con indugio morboso su scollature e gambe. Alla faccia delle lotte per l’emancipazione, delle giornate della donna, delle scarpette rosse. Questo sessismo strisciante che tende a rappresentare una bella donna sempre come la concubina del re è vergognoso. Mi ha colpito la monumentale ipocrisia di alcuni che hanno condiviso il video. Persone di cui ho enorme stima umana e professionale, ma che nella foga della tifoseria calpestano perfino le proprie idee. Roba da Donato Cavallo, il capo ultrà interpretato da Diego Abbatantuono, quello di “viuleeenzaaa!”.

Il 5 dicembre questo mondo, il nostro piccolo mondo, sarà sempre lo stesso. Anche lo spettacolo più o meno sarà quello. Gli italiani sono “costituzionalmente” conflittuali, da sempre divisi in due fazioni in lotta, o rossi o neri. In fondo è la ragione del successo dei grillini. Scomparso il centrodestra, gli italiani si sono spostati sul nuovo nero.

La chiave di lettura delle polemiche referendarie è tutta politica. La difesa delle libertà democratiche è un argomento strumentale. Il vero obiettivo è abbattere Renzi. Certo il ragazzo (mio coetaneo) ci prende gusto ad allungare la lista dei nemici. Lo vogliono far fuori la minoranza interna con l’evergreen D’Alema, tutto quel che resta del berlusconismo, i grillini, i leghisti, i comunisti di Marco Rizzo e i fascisti di CasaPound. Un’armata eterogenea contro il premier pidiota. Eh sì, così lo chiamano. La dialettica politica è imbarbarita e ridotta a insulto continuo. Si fa un gran fracasso, ma di sostanza in giro ce n’è poca. Il popolo sovrano dovrà farsi un’idea in mezzo al frastuono delle spade, senza capirci niente. Alla fine prevarranno le appartenenze e le motivazioni.

Mi rendo conto di non essere ancora entrato nel merito della questione, anch’io contaminato dall’attrazione fatale delle chiacchiere a vuoto. Ma non ho la presunzione di fare il costituzionalista, ce ne sono già troppi in giro. Mi limito solo a constatare che da trent’anni ci si avvita sulla necessità di rendere la macchina del Parlamento più elastica. A fasi alterne, come le lampadine di Natale, lo hanno sostenuto un po’ tutti i partiti. Salvo poi scornarsi a sangue quando la riforma toccava farla davvero.

Tutto pur di usare la Costituzione come una clava contro il nemico di turno. La Carta ci copre tutti, come disse Benigni. Poverino lui. Passato dagli osanna dell’orgoglio italiano con la Sophia agli Oscar che gridava “Robertooo!” agli sputi facebookiani dei guerrieri da tastiera. Lo chiamano “venduto” adesso, come se avesse usato la bandiera alla maniera che il Bossi ebbe a dire in co’ del ponte di Legno. Ah dimenticavo, anche i secessionisti sono per il No per difendere la Costituzione italiana.

Anche se la mia opinione vale meno delle frasi dei Baci Perugina, sono convinto assertore del Sì perché le Istituzioni devono adattarsi ai tempi per non crollare. Una sola Camera legislativa esiste in tanti Paesi democratici. Un Senato consultivo idem. Non faccio appelli, i cittadini votino in coscienza e serenità. Ma sappiano che il Sì non sarà l’inizio di una dittatura. Gli scenari sono semplici. Nel caso vinca il No, non vince nessuno. Sarà una vittoria con tanti di quei padri che il figliolo resterà orfano. Il vessillo sarà tirato da tante mani che finirà per lacerarsi e non valere niente. Se vince il Sì, un po’ di cose cambiano. Saremo un Paese democratico più moderno e vincerà l’Italia. Oddio, qualche sassolino Renzi se lo toglierà. Ma a Natale torneremo a volerci bene”.

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