Reportage 5 – Il direttore Ferrante: “Il San Pio è stato quasi un’oasi”. La gioia di Pina e Mario, vittoriosi sul virus.

La gioia della rinascita la leggi negli occhi di Pina Izzo, infermiera di Villa Margherita, guarita dopo 55 giorni di ansia e lotta. Per mostrare a tutti ed in particolare al suo paese, la grande vittoria, appare in televisione.

Era il primo paziente Covid di Montesarchio e nei giorni della sofferenza non le erano state risparmiate amarezze ed umiliazioni. “Mi sembra di essere rinata – dice al Tgr del 20 maggio scorso- ma non potrò dimenticare i messaggi calunniosi ricevuti. Venivo considerata come un untore. C’erano addirittura alcuni che avevano delle allucinazioni, vedendomi ovunque fuori casa durante la quarantena”.

La città di Benevento vive momenti drammatici quando il contagio affiora nell’Ospedale San Pio.

Quando rimbalzano voci su ammalati nel personale sanitario. Si teme posa crearsi un vero e proprio focolaio.

Eravamo attrezzati con tutte le protezioniricorda un’anestesista del Pronto Soccorso- ma siamo entrati in difficoltà con l’arrivo improvviso di 20 persone provenienti da Villa Margherita. C’erano pazienti da ventilare in loco, perché non potevano essere ricoverati nei reparti . Poi è stata allestita all’esterno la tenda per il triage. Abbiamo creato un percorso “sporco” per i malati covid ed uno “pulito” per gli altri. Per due mesi ho vissuto in un’altra casa per evitare problemi alla mia famiglia. Così hanno fatto tanti altri colleghi”.

La scelta vincente per il principale nosocomio sannita è stata sicuramente quella di dedicare un intero padiglione al covid, quello di Santa Teresa, che si trova in fondo al parco verde. “Ci siamo mossi in anticipospiega Mario Ferrante, direttore generaleavendo già tutti i dispositivi di protezione. Spostando i presunti contagiati in una palazzina ad hoc abbiamo ridotto la promiscuità. Garantendo per quanto possibile le altre attività. Poi ci siamo resi autonomi per i tamponi, acquistando l’analizzatore. Senza dipendere più dal Cotugno di Napoli. Con risposte assicurate anche in mezz’ora. Abbiamo accolto circa 290 pazienti, di cui 80 contagiati, deceduti 24, di cui 12 di Villa Margherita. Il contagio ha coinvolto solo lo 0,8 per cento del personale sanitario, cioè 5 o 6 dipendenti su 1500.

Al confronto con altre strutture siamo quasi un’oasi”.

Il peso maggiore è ricaduto, come era naturale, sulle branche specialistiche più attinenti al respiro ed ai polmoni. Con la riorganizzazione veloce dei reparti nella nuova postazione di Santa Teresa è scattata la mobilitazione di Neuro rianimazione con Pompilio de Cillis, Malattie Infettive con Angelo Salomone Megna, Pneumologia con Mario Del Donno, Medicina Interna con Francesco Marchese. Con il supporto di altre attività di servizio come il Laboratorio per i tamponi, guidato da Vincenzo Rocco, la Radiologia con Alfonso Bencivenga, il Pronto Soccorso diretto da Giovanna Guiotto, che ha fatto un ottimo filtro.

Il manager Ferrante si è dato da fareosserva Gianna Serena Franzè, responsabile Fp Cgil sono arrivati macchinari e personale, ma il covid ha scombussolato le cose ed alcuni reparti sono stati allocati alla buona. Stanno completando i lavori di un padiglione sospeso per il fallimento di una ditta indagata per camorra. Abbiamo siglato un accordo sulla produttività, l’anzianità e l’indennità di rischio. Hanno messo mano alle liste d’attesa. L’Asl ha indetto un concorso per 50 infermieri. Comunque la sanità territoriale va ripensata e riorganizzata. Dovevano aprire un Hospice a Cerreto Sannita, ma non si è visto niente. Per Villa Margherita aspettiamo i risultati dell’inchiesta della magistratura per capire se c’è stata superficialità”.

Sul gran fervore organizzativo piomba come un fulmine lacerante la morte per virus di Salvatore Calabrese, 57 anni di Solopaca, coordinatore infermieristico della centrale operativa del 118. E’ il giorno di San Giuseppe.  L’operatore è la prima vittima del Sannio. “Era una persona specialesottolinea il collega Ivan Pastore- un pilastro infaticabile, sempre pronto a sostituirmi, quando avevo bisogno. Si può dire che grazie a lui è stato istituito il 118 nel Sannio. Per questo chiederò al dirigente di intestargli la Centrale operativa. Un piccolo gesto di gratitudine per l’esempio di dedizione al lavoro che ci ha lasciato”.


Le notizie che arrivano da tutta Italia creano spavento tra i medici di famiglia. A Varese muore il presidente dell’Ordine. Ogni giorno l’elenco si allunga. Ed oggi si contano più di 150 perdite nel personale sanitario. Nei primi tempi anche a Benevento protestano per la carenza dei dispositivi di protezione. “Ci sono stati giorni-fa notare Giovanni Ianniello, presidente dell’Ordine dei Medici- che camminavamo con le ricariche telefoniche in tasca. Non siamo eroi. I disguidi sono stati presto superati. La protezione civile, la provincia e il sindaco ci hanno donato molti dispositivi. La regione ci ha permesso di fare 3000 tamponi presso lo stadio di Santa Colomba. Il rigido lockdown attivato in Campania ci ha salvati da una situazione drammatica”.
Complessivamente la provincia  sannita si è difesa bene, raggiungendo poco più di duecento contagiati, con circa 40 a Benevento città,24 a Paolisi ed una decina rispettivamente per Airola, San Giorgio del Sannio, Ceppaloni e Cusano Mutri. Non sono mancate critiche all’Asl, che comunque ha avviato uno screening diffuso e ha mobilitato le Usca (Unità speciali continuità assistenziali).Arrabbiati i sindaci di Frasso Telesino, Cusano Mutri ed in particolare quello di San Lorenzo Maggiore, Carlo Giuseppe Iannotti. “Non sono tollerabili – ha denunciato- i ritardi sui risultati dei tamponi”. I sindacati medici hanno lamentato in un comunicato congiunto lentezze, incertezze e mancanza di comunicazione del direttore Gennaro Volpe.
Tra le storie dei guariti commuove quella di Mario, impiegato postale, 54 anni, primo contagiato beneventano. Dopo 46 lunghi giorni, trascorsi tra febbre alta e mancanza di ossigeno, esce dal tunnel il 30 aprile, quando viene dimesso dalla Gepos, Casa di Cura privata di Telese, tra gli applausi dei dipendenti. “Pensavo di non farcela – confessa con gli occhi lucidi- è stata dura ma ho vinto. Ringrazio gli amici della 5D e del podismo, gli operatori sanitari del San Pio e soprattutto quelli della clinica. Il virus non solo uccide, ma ti distrugge mentalmente. Ragazzi, fate attenzione. Io non so come ho contratto il contagio”.
Lo “sconquasso” subito dal San Pio, come avamposto del contrasto al virus, col trasferimento dei reparti e gli accorpamenti, rientrerà gradualmente. Con la speranza che le altre attività ambulatoriali vengano presto ripristinate. Il punto che soffrirà maggiormente sembra essere il Pronto Soccorso. ”Stiamo tornando alla routine –obietta una dottoressa dell’Emergenza- ma lo spazio si è rimpicciolito, diviso tra i due percorsi “sporco e pulito”. Prima eravamo degli eroi, ora siamo diventati di nuovo “cattivi”. Ci affidiamo alla sensibilità dei medici, che non mandino qui per qualsiasi banalità. Nel periodo del Covid sono successe cose gravissime. Ci sono stati infarti non diagnosticati. Per questo la fase due sarà più complicata. Si rischia di affollare di nuovo il Pronto Soccorso, che è una porta aperta, a contatto con tutto il mondo”.
Come si attrezzerà per il futuro il San Pio? Quali passi dovrà fare per tornare alla normalità e per garantire servizi sempre più efficienti? “Il reparto Covid, ormai quasi vuoto –conclude Ferrante– rimarrà attivo fino a ottobre, novembre prossimo. Con i concorsi sceglieremo i migliori primari possibili, senza condizionamenti politici. Ci sono i bandi per Neurochirurgia, Oncologia, Otorino, Malattie Infettive. Dobbiamo incrementare l’attività chirurgica, essendo un ospedale di Alta Specializzazione. Stiamo ricollocando Reumatologia, Dermatologia. Vorrei portare Otorino ad un livello superiore. Prevediamo altri posti in Rianimazione. Avremo altri spazi, riappropriandoci di un’area soggetta ad un vecchio appalto. Ovunque sono andato ho portato un cambiamento. Vengo da una famiglia che per emergere ha fatto grossi sacrifici, ci siamo formati da soli. Per questo, per dirla con Dostoevskij, veniamo dal nulla, siamo usciti dal sottosuolo”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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