Reportage- Cuori in subbuglio per il trionfo del Benevento. La speranza della gente: “Ora una politica da serie A”

Gireremo per lo stivale, con un solo ideale, che ci porta in ogni dove, con la Strega in fondo al cuore”. Allegre frotte di ragazzi vanno canticchiando questo motivetto per le vie del Rione Libertà nella notte dei festeggiamenti per lo strepitoso ritorno del Benevento in serie A.

Questa volta il sogno è stato una costruzione scientifica, un traguardo immaginato tappa dopo tappa, dritti alla meta, senza distrazioni, seguendo il piano preparato con cura e passione dal patron Oreste Vigorito e da mister Filippo Inzaghi. Una coppia affiatata e vincente che ha puntato soprattutto sull’armonia, sulla tenacia e sulla fantasia.

La gioia straripa in tutte le strade ed i quartieri di Benevento, nella fiumana vivace dei tifosi, che riempiono l’atmosfera di sferragliate di clacson, di bandiere giallorosse piccole e grandi, di trombettate assordanti, di cori e di slogan orgogliosi.

Per tanta gente il trionfo della squadra del cuore rappresenta una forma di riscatto e di riscossa, soprattutto per una città del sud che non figura ai primi posti delle varie classifiche nazionali sul benessere e sulla qualità della vita.

La grande emozione dei beneventani per una conquista sportiva sfocia facilmente nelle lacrime di intere famiglie, che si abbracciano e si ritrovano insieme.

Quando scocca l’ultimo minuto della partita giocata al Santa Colomba contro la Juve Stabia e vinta dal Benevento per uno a zero, scattano i fuochi d’artificio, i fumogeni, i mortaretti, che nessuna ordinanza del sindaco può fermare.

Gli occhi brillano anche a tanti giovani extracomunitari, che scattano foto e selfie.

Passa un cittadino con una enorme bandiera. Altri ballano in cerchio. Poi arriva il momento clou: la squadra dei vincitori sfila su quattro pullman scoperti. Sul primo sventola la frase: “Con te come nelle favole”.

Su tutti è scritto a caratteri cubitali “A suon di record”.

Come suggello della formidabile impresa da record.

Davanti ai locali di Via Cocchia, una delle più imbandierate della città, si respira un’aria da sogno.

Si brinda e si canta, si scherza e ci si scalda coi ricordi di tante avventure, delle sofferenze passate, si parla della svolta impressa dalla famiglia Vigorito, che nel 2006 prese in mano le sorti della squadra. “Sono venuto da Milanoafferma Armando Botticellaper partecipare alla festa. Ho fatto 800 chilometri. Ora dobbiamo pensare prima a salvarci. Già dieci anni fa il nostro presidente Vigorito disse che un giorno si sarebbe seduto a San Siro accanto a Berlusconi. Per la squadra bastano quattro acquisti. La città deve migliorare in tutto”.

Nel bar Enzo incontriamo il signor Armando Del Prete, che esprime la sua grande soddisfazione e racconta una vicenda struggente. “Sono contentoosserva commossosoprattutto per la gioventù. Anche mio figlio andava pazzo per il Benevento. Si chiamava Luca e mori a 21anni nel 2011 per un incidente stradale. Quando la squadra perdeva, io lo sfottevo. Scrissi per questo una canzoncina. Se oggi fosse qui, sarebbe stata una “guerra” per la gioia. Maledetto quel giorno che andò in piscina ad Apice con la ragazza. Il suo tifo era così grande che la sua lapide al cimitero è stata costruita tutta con mattoni giallorossi”.

Le voci, lo sfogo, l’entusiasmo esplodono ancora più forti e più sentiti, perché giungono alla fine del lungo tunnel, stressante e duro, del coronavirus. La festa per la vittoria libera tutte le ansie dei mesi trascorsi chiusi in casa, riapre alla città possibili nuovi orizzonti. La speranza di un rilancio agganciato alla spinta del calcio infiamma tutto il Sannio. Ma lo sport è solo una vetrina.

Un successo sportivo non determina automaticamente progresso e sviluppo. Il protagonismo di una squadra può fare da battistrada, può essere da esempio. Ma i traguardi economici dipendono dal ruolo propulsivo dell’intera classe dirigente.

Il desiderio di tutti è che la città faccia passi avanti nel campo del lavoro e dei servizi, della qualità della vita e della valorizzazione dei beni culturali. Accanto agli auspicati progressi, molti aggiungono consigli per il futuro, per il presidente e l’allenatore. “Per rimanere in serie Asottolinea Pio Pedrettibasta lasciare l’impianto attuale della squadra con innesti giusti, uno in ogni reparto, difesa, attacco e centrocampo. Per il resto Benevento ha bisogno di più strutture alberghiere”.

Non mi dispiacerebbeaggiunge Alessandro Pastore- se Vigorito comprasse Donnarumma del Brescia, oppure Gervinho del Parma”.

Tra i tifosi si scatenano proposte per potenziare la squadra e migliorare la città. Ragionando anche a più ampio raggio. “Bisogna creare soprattutto lavoroevidenzia Nando Zitoloperché la nostra città si sta spopolando, i giovani vanno via. Negli ultimi quattro anni non ho visto alcun miglioramento”.

Il calcio può essere un volano importantefa notare Antonio Marottima paghiamo il prezzo amministrazioni incapaci. A che serve spostare gente e uffici a Viale Atlantici, nell’ex Caserma Allievi Carabinieri? Qual è il valore aggiunto? Servono le infrastrutture. I due centri commerciali esistenti hanno danneggiato i piccoli negozi”.

Le fantastiche e meravigliose aspettative riposte nella svolta storica di tre anni fa, culminarono in una veloce retrocessione. Con pochi risultati positivi per la città.

L’altra volta fu una sorpresa, anche per la società –ammette Rino Di Dio e non demmo l’importanza dovuta al salto di categoria. Ora c’è un direttore sportivo, Pasquale Foggia, che sa il fatto suo ed ha operato benissimo. Poi c’è tutto il tempo per prepararsi ad affrontare la serie A. Il calcio dà una grande visibilità. La città è peggiorata nella pulizia. Non esiste solo il Corso. Bisogna curare anche le strade secondarie. Ci sono vicoli con il selciato tutto dissestato”.

Il pensiero va alle tante ingenuità e alla naturale inesperienza che contrassegnarono il disastroso campionato 2017-2018. “Si tratta di non ripetere gli errori della prima voltasottolinea Reno Giannantonio- prestando massima attenzione al piano organizzativo e tecnico. Mi auguro che la città col “cuore in subbuglio” faccia dei passi avanti, anche se siamo dei lumaconi nati. Spero che diventi un pochino più rock e più frizzante e sia pronta a questo grandissimo salto di qualità”. Il ritorno del Benevento assume un significato ancora più storico perché avviene con sette partite di anticipo sulla fine del campionato.
“Il Benevento in serie A?-esulta Stanislao Lucarelli- è una notizia fantastica per la città. Ma per lo sviluppo devono concorrere tutti i soggetti del territorio, perché la politica da sola non ce la fa. Il nostro sindaco è abituato alla politica nazionale”.

Sorprendeconclude Mimmo Bianchiniche dopo solo due anni rivediamo la massima serie. Non so in quale altra città sarebbe potuto accadere. Onore al merito al presidente Vigorito, al suo staff e alla squadra. Tutto bellissimo, anche se questa volta l’emozione non è stata così forte come la prima volta. Godiamoci la promozione. Le occasioni di sviluppo non dipendono solo dal calcio. Ci vorrebbe una politica di serie A e la politica, purtroppo, è latente”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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