Reportage – Il grande balzo del virus. Il Sannio supera i 4000 contagi. Le paure e le proteste di Benevento e le luci in fondo al tunnel

Davanti al Palazzo del Governo, sabato 5 dicembre, si riuniscono un centinaio di genitori, con tanti bambini seduta a terra, che scrivono e disegnano su lunghi striscioni bianchi messaggi semplici come “Ridateci la scuola”, “Fateci questo regalo per Natale”.

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La protesta rivendica un diritto consentito in altre parti d’Italia. “Qui da noi –denunciano i genitori Luca Guerra e Francesca Cilento- da due mesi le scuole sono chiuse. In Campania piovono continue ordinanze, diverse dai decreti nazionali. Col passaggio alla zona arancione aprono la materna e le prime due classi delle medie, ma qui a Benevento il sindaco ha bloccato tutto. Siamo trattati come l’ultima ruota del carro. I nostri figli, davanti ai computer, stanno diventando degli automi”.

Con la seconda ondata del coronavirus il mondo della scuola è stato catapultato in un mare d’incertezza. Per gli allievi più grandi, la didattica a distanza ha consentito di tenere vivo il filo del dialogo e dell’incontro. Ma per quelli più piccoli è stato più complicato. Le famiglie si sono arrovellate tra stampe,  fotocopie,  connessioni lente e spesso interrotte. Chi non aveva i mezzi e gli strumenti giusti è andato ad allungare le file della dispersione scolastica. Per molti le motivazioni della chiusura delle scuole non sono chiare. Il sindaco si basa sui dati allarmanti del ministero, che spesso non coincidono con quelli dell’Asl di Benevento.

La pioggia di divieti e provvedimenti strozza l’economia cittadina. Alla paura per la malattia che incalza si unisce il terrore di finire in mezzo ad una strada per tanti commercianti e piccoli imprenditori, che si danno appuntamento in piazzetta Federico Torre, sabato 31 ottobre. “Che fine faremo?gridano i ristoratori – Senza aiuti saremo costretti a chiudere”.

I sacrifici di tanti esercenti rischiano di andare  perduti. Il piano economico approntato dal governo, cerca di portare una boccata d’ossigeno alla disperazione diffusa. Ma, fino a quando potranno reggere le attività enogastronomiche, se la gente ha paura di uscire? La Caritas, intanto, si accinge a distribuire il suo quarto paniere alimentare intorno alla metà di dicembre.

Alla fine della prima ondata la provincia di Benevento si era classificata tra quelle più tranquille d’Italia, con poco più di 200 contagiati ed una ventina di morti. A maggio il coronavirus sembrava ormai alle spalle. L’imprenditrice Vincenzina Varricchio, titolare di un negozio al Corso Garibaldi, confidava ai giornali: “L’importante è resistere, il peggio è passato”.

I sindaci di Benevento, Airola, San Giorgio del Sannio e Telese Terme chiedevano alla regione di ampliare l’orario della movida fino a mezzanotte. Un clima positivo, squarciato però dalla morte di una donna di 76 di San Giorgio La Molara, avvenuta dieci giorni dopo la guarigione ed il ritorno a casa. Un piccolo segnale inspiegabile, ma angosciante.

La vita, comunque, riprende lentamente, con l’apertura dei baretti, i ristoranti si “allargano” con nuovi spazi esterni. Tutto procede all’insegna del ritorno alla normalità. Il giorno della Festa della Repubblica, l’ospedale “Rummo” si dichiara Covid Free, perché tutti i degenti vengono dimessi.Abbiamo dimostrato di essere all’altezza -proclama il manager Mario Ferrantedi una sfida epocale, senza precedenti, di saper fronteggiare con le nostre strutture e forze una terribile pandemia. Col nuovo analizzatore continueremo a sottoporre a tempone rapido quelli che arrivano al Pronto Soccorso e a fare lo screening al personale”.

Pochi giorni dopo, ben 69 comuni sanniti sono totalmente liberi dal virus. Si riaccende l’estate, ripartono gli eventi e le feste. Il Teatro Romano ritorna a risuonare di voci, dal Premio Strega alla danza, dalla lirica alla poesia, con la musica di Paolo Fresu, Luca Aquino, Max Gazzè e dell’Orchestra Filarmonica di Benevento. Risorge il Mulino Pacifico. Apre il sipario il Bct con Salemme e Verdone. Verso la fine di agosto, pur tra qualche polemica, si svolge la rassegna “Benevento Città Spettacolo”. A Pietrelcina ritornano gli appuntamenti col jazz. Ma gli incontri sono sempre consentiti a poche persone per le norme antivirus.

Il mese di settembre è riscaldato dalla campagna elettorale per le regionali. Le convention di massa sono vietate, ma sono possibili piccole riunioni mirate. Alcuni appuntamenti si tengono nei giardini della Rocca dei Rettori. Altri in streaming. Tutti si muovono guardinghi, con mascherina e distanti almeno un metro. Ma, dopo il voto, svoltosi con accettabile tranquillità, scoccano le prime scintille allarmanti. Il Mattino del 25 settembre annuncia un’impennata con 13 nuovi casi nel Sannio, che raggiungono quota cento. Nello stesso giorno preoccupa la presenza del contagio nel Centro Migranti di Via Cocchia a Benevento.

Col ritorno dalle vacanze, come avviene in tutta Italia, aumentano i casi anche nel Sannio. A metà ottobre si registrano 44 nuovi positivi in un solo giorno. Riprendono le lunghe file per i tamponi . Il sindaco  Clemente Mastella invita la gente a restare a casa il più possibile. Il virus approda al Comune, tra i vigili, all’Asia. Oltre a Benevento, i comuni più colpiti sono quelli di Airola, Moiano, Montesarchio. Il giorno 6 novembre il Sannio supera quota mille contagi. I posti al Rummo sono occupati al 90 per cento. La Cna e il dottor Lucio Lonardo, propongono di utilizzare l’ex Caserma Pepicelli come Centro Tamponi e per eventuali degenze.

La città ripiomba nel silenzio. Ristoranti e bar chiudono alle 18,00. Si parla di coprifuoco. SI respira un’atmosfera surreale. Ma, questa volta, nessuno canta sui balconi, come nella prima fase, nessuno espone striscioni con lo slogan “Andrà tutto bene”. “Questo non sarà il solito Natale -osserva Teresa Simeone, docente al Classico, ricordando Serafino di Ponte, morto per virus- perché non è il solito anno. C’è qualcosa che intristisce in questa seconda ondata: la mancanza di solidarietà. Da febbraio ad aprile sembravamo stretti in un abbraccio virtuale, ma caldo. Oggi siamo divisi, polemici e astiosi gli uni con gli altri”.

Sui social non affiora nessuna effervescenza creativa, non circolano vignette  e canzoncine ironiche, né si diffondono  i  teatrali  e fustiganti moniti del governatore Vincenzo De Luca. Qualcuno prova ad alleggerire l’aria, parodiando una canzone napoletana. “Vaco cu ‘a mascherina, abbandunato -scrive scherzosamente  su facebook il cantante e musicista Gennaro Del Pianope’ sott’ o muro annascunnuto, e ‘a zona rossa me parla ‘e te, ca stive o bar ogne notte ‘e tre, ma è troppo tarde, mannaggia a me, cca nun ce sta nisciuna”.

Dopo la positività di un suo collaboratore, il sindaco si mette in auto quarantena e chiude il comune per un giorno. “Rischiamo la tragedia – annuncia allarmato Mastellagli ospedali sono quasi al collasso. La mia polizia locale è decimata. Non vedo in giro lo stesso atteggiamento che mostrammo nella prima battaglia contro il covid. C’è indifferenza e assuefazione. Non ci siamo resi conti della situazione drammatica. Molti la prendono alla leggera. Siamo sul Titanic ed ancora molti continuano a ballare con incoscienza”.

Sul piano nazionale nascono le zone gialle, rosse e arancioni, secondo la gravità della situazione pandemica. La Campania comincia col giallo, poi passa al rosso e all’arancione. Per il Sannio cresce l’allarme. Il record dei casi, 101 in un solo giorno, si registra l’11 novembre. Poco dopo cinque donne muoiono a Pesco Sannita. Il sindaco  Mastella manifesta la sua preoccupazione ai cittadini con assillanti telefonate. “Siamo in pieno picco -afferma i primo cittadino- la provincia di Benevento col 35 per cento è la più contagiata della Campania. Ormai siamo in guerra, chi al fronte e chi in retrovia e alcuni ancora non se ne rendono conto”.

Dall’Asl arrivano, invece, voci tranquillizzanti. “La situazione è sotto controllo– assicura il manager Gennaro Volpeil tracciamento funziona. Abbiamo potenziato le Usca (Unità Speciali Continuità Assistenziale).Col drive in presso il Palasannio e con l’aiuto dell’esercito abbiamo fatto un lavoro enorme: 600 tamponi al giorno. Siamo pronti per aprire l’ospedale di Cerreto Sannita che avrà 15 posti letto”.

Nel frattempo desta apprensione il contagio di 13 ospiti su 25, verificatosi in una Casa di Riposo di San Bartolomeo in Galdo. “Questo dimostra –dice il sindaco Carmine Agostinelli– che non esistono isole felici. Rispettate le regole”.

A novembre va in scena un’altalena di notizie. Tra toni foschi e rassicuranti. Non c’è piena sintonia tra i dati del ministero e quelli dell’Asl di Benevento.

Quelli che diffondono i due enti – denuncia Altrabenevento sembrano numeri a lotto. Il sindaco, secondo come gli conviene, utilizza quelli migliori per la città per dire che siamo virtuosi, e quindi non dobbiamo seguire le sorti della Campania, e prende invece quelli  più drammatici quando deve chiudere le scuole. L ’Asl e il ministero devono fare chiarezza. Considerando, ad esempio, il giorno 11 dicembre, nel Sannio, abbiamo 4079 contagiati per Roma e 3568 per l’Asl, con un indice di poco superiore all’uno per cento, ma inferiore al resto della regione. I morti sono 109 e i ricoverati una sessantina. Ma ci sono anche 1740 guariti. Come si fa a dire che qui la situazione è più drammatica? Di quale “crescita spinta” parla il sindaco?”.

Dal Rummo annunciano che il piano vaccini  partirà a gennaio.

Quando la regione Campania viene inserita in zona rossa, monta la protesta di Mastella e del suo partito, che ritengono il Sannio penalizzato dalla decisione del governo. “E’ ingiusto ed oltraggioso -contestano i mastelliani- equiparare la nostra provincia alle altre campane. Questo danneggia una popolazione attenta. Il “merito” è dei parlamentari sanniti pentastellati. Bisogna correggere questo macroscopico errore”.

Una posizione palesemente contraddittoria. Ma il sindaco, poco prima, non aveva detto che “siamo sul Titanic, siamo in guerra, siamo la provincia più contagiata della Campania, secondo la Fondazione Gimbe? Il suo allarme era risuonato anche  il 3 dicembre, quando aveva ribadito che “Benevento è la provincia in Campania col picco settimanale più alto, siamo al 22 per cento” e di essere “scioccato da tante vittime”.

Sotto i colpi del virus cadono anche tanti giovani. Tra questi l’imprenditore Michele Izzo di Arpaia, che lascia due figli piccoli, Sebastiano di San Martino Sannita, che non aveva altre patologie,  l’architetto Gianluca Mannato di Benevento. Nella dolorosa escalation si accendono, però, anche tante fiammelle incoraggianti. Guariscono, tra gli altri, l’ex ministro Nunzia De Girolamo,  il sindaco di Moiano, Giacomo Buonanno, il sindacalista della Cgil, Pompeo Taddeo, che racconta con queste parole la sua dura esperienza: “Sono rinato. E’ una gioia indescrivibile. Sei solo con te stesso. Bisogna essere vigili. Basta una leggerezza, un passo falso e il nemico ti coglie alle spalle. I miei angeli custodi sono stati gli operatori della sanità”.

 

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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