Reportage nelle case di Benevento tra creatività e disperazione. Questa maledetta notte dovrà pur finire.

I beneventani nella bufera del Coronavirus. Come trascorrono il tempo rinserrati nelle loro case? Girovagando tra le finestre di faceboock si scopre un mondo di emozioni e creatività, fantasia, ma anche di rabbia e disperazione. La clausura forzata spinge ad ingegnarsi, a delineare un minimo di programma da seguire, tra spesa alimentare necessaria e movimento indispensabile per non fare arrugginire gli arti, tenendo sempre ben allenato l’intelletto tra lettura e scrittura, gioco, arte, poesia, musica.

Il più bel conforto arriva dai musicisti, che ci tengono compagnia con brani e strumenti, abbinati nelle forme più originali. Seduto in una stanza, Erasmo Petringa suona “O sole mio” con l’oud, strumento tipico del Nord Africa, per ricordarci che siamo “tutti abitanti dello stesso pianeta e che in musica non esistono frontiere”. Da un angolo della sua casa, il filocornista Luca Aquino, che avrebbe dovuto aprire il festival jazz di Bergamo, ci regala la carezza della sua tromba. Esegue con dolcezza “Scalinatella” di Roberto Murolo e manda un abbraccio “agli amici che lottano e a una città che risorgerà, insieme a tutti noi”.
Nei primi giorni di stop canti e balli sono esplosi sui balconi. Sono fioriti striscioni con la scritta “Andrà tutto bene”. Abbiamo ascoltato Carmine Melillo al sax al Viale Mellusi. Ci ha emozionato la voce calda e squillante di Giada Lepore, la ragazza cieca che ha cantato dal suo terrazzo “Una finestra tra le stelle” di Annalisa, facendo vibrare le strade di Benevento di forza, coraggio e solidarietà. Il disegnatore Antonio Esposito ha colorato i nostri giorni mesti con le sue graziose vignette pungenti, non disdegnando di cimentarsi anche al sassofono, con un affascinante e melanconico pezzo jazz ,tra i libri dello studio.
Ha rivolto il suo sguardo implorante al cielo anche l’arcivescovo Felice Accrocca, che sul balcone della diocesi che affaccia su Piazza Orsini ha disteso lo striscione con le seguenti parole di speranza: “Ce la faremo. Il Signore non ci abbandona”. Da Pietrelcina, Zio Cosimo e zia Carmela, due vecchietti quasi centenari, invitano tutti a non uscire, “altrimenti ci arrabbiamo”. Altri dispensano proverbi antichi. Come l’etno antropologo Mario De Tommasi che dice “o dolore è di chi lo sente”, recita Dante e vede nel ritorno alla campagna una sorta di “rivincita del cafone”, lontani dalla vita frenetica e dagli “scassambrella”.
Dopo le tammurriate è stata la volta dell’Inno di Mameli. Sulla facciata di una casa al Rione Libertà è comparso nella notte un enorme tricolore proiettato da una finestra. Poi, pian piano, il clima si è fatto più pesante. Con lo stillicidio di notizie ed immagini sempre più angoscianti, col dilagare del coronavirus dal nord al sud, la voglia di cantare è andata scemando. Il futuro è diventato una nebbia inestricabile. Ad un certo punto il filosofo Aldo Masullo ha detto che “l’unica arma che ci rimane è il coraggio di resistere”. Per molti, i libri, i film, il teatro online, hanno rappresentato l’ancora di salvezza. Contro la paura e la noia.
Molto attiva in questo campo l’associazione “Culture e Letture” coordinata da Elide Apice, che sul circuito web ha consigliato autori e mostre, raccomandato testi e video, aprendo un dibattito collettivo stimolante. La giornalista Annalisa Angelone ha intravisto somiglianze impressionanti nel romanzo “L’abisso” di Dean Koontz, che tratta di un virus creato in laboratorio in una città della Cina, chiamato Wuhan -400.” “Aspetto con ansia il seguito -dice Angelone- un libro verità, dal titolo “Così ho sconfitto il virus”, qualunque sia l’autore, che racconti la vittoria dei medici e dei ricercatori, soprattutto donne, contro il mostro”.
La scuola ha dato vita alla didattica a distanza con grande impegno e creatività. Su TV7, alcuni docenti come Nicola Sguera e Amerigo Ciervo, hanno svolto lezioni su tematiche storiche e filosofiche. L’Università del Sannio non ha fermato la sua attività. “Dal 24 marzo -rileva il rettore Gerardo Canfora- abbiamo organizzato la laurea in diretta su YouTube, consentendo anche alle famiglie di partecipare. Abbiamo erogato 166 corsi. Qualche docente ha ammesso di avere avuto più studenti nelle classi virtuali, che in quelle fisiche”. La tecnologia informatica ha sprigionato, insomma, tutte le sue potenzialità.
Basti considerare l’incremento delle video chiamate familiari ed i vari incontri di discussione politica organizzati in rete. Come quello tra i Giovani Democratici. “Me lo ricordo -ha osservato con sottile ironia Antonio Furno, ingegnere informatico- quando dicevate che Internet ci avrebbe trasformati tutti in asociali”. Un’opportunità che ha permesso di realizzare una “catena sociale” contro l’assalto del virus. Nel pieno della bufera è arrivata una bella notizia per il Sannio: Carlo Mazzone di Ceppaloni, è stato selezionato tra i 50 professori di informatica migliori al mondo ed è finalista al Global Teacher Prize.
Tra le mura domestiche molti si sono reiventati panettieri, pizzaioli e pasticcieri, postando a raffica le foto delle loro produzioni su faceboock. La paura è stata alleviata dal profluvio di video con le battute più esilaranti del governatore De Luca. Quando poi è stato chiuso anche il Santuario della Madonna di Lourdes, l’artista Gennaro Del Piano ha obiettato: “Allora bisognerà attrezzarsi per miracoli casalinghi”. Tra le immagini web è apparso improvvisamente don Nicola De Blasio con la chitarra in mano che canta in un matrimonio del 2012, “Brigante se more” e “Tammurriata nera”. Un nutrito gruppo di tifosi del Napoli, da Fetto a Nardone a Panella, si diletta nella compilazione della loro squadra ideale di tutti tempi.
Col passare dei giorni lo sgomento sale tanto che l’insegnante Maria Ricca si domanda “Ragazzi, ma davvero andrà tutto bene?”. Il pessimismo prende il sopravvento. Il giornalista Luigi La Monaca, sbigottito, ammette di provare una “tristezza nel cuore”, mentre “ si asciuga l’ennesima lacrima”. ”Confesso di ammirare molto -dichiara Ciervo- tutti quelli che mostrano di avere idee chiare e nette su quanto sta accadendo nel mondo. Io non ne ho”. “Non diciamo più andrà tutto bene -aggiunge Teresa Simeone- perché non sappiamo se andrà tutto bene. Possiamo solo resistere. E andare avanti cercando di conservare e rilanciare la speranza”. Il filosofo Nicola Sguera, nella poesia “Ex tenebris ad lucem”, così conclude la sua invocazione: “Fragile eppure inestinguibile, continua fiamma, a brillare per noi”.
Quando divampa la notizia del focolaio di Villa Margherita l’incazzatura dilaga sulla rete. Vanno accertate tutte le responsabilità. L’associazione “Civico 22” lancia i condomini solidali e “Cives” con Ettore Rossi indice il convegno “Il futuro che ci impegniamo a costruire”. Mentre una domenica mattina affiora una schiarita nell’angoscia. “Mi sono alzata presto -scrive l’insegnante Ornella Verusio- perché non riesco a dormire. Sul balcone un sole caldo mi ha accarezzato le membra dolenti. Non si sentiva nessun rumore, solo il cinguettio degli uccelli ed il rintocco delle campane”. Un briciolo di serenità che lascia ben sperare, perché, richiamando i versi di note canzoni di Roberto Vecchioni e Francesco De Gregori, “questa maledetta notte dovrà pur finire”, “e torneremo di nuovo a cantare”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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