Il ricordo di Falcone e Borsellino Il procuratore Policastro: “La memoria diventi impegno”

Sullo schermo del palco scorrono le frasi più note ed emblematiche di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, don Pino Puglisi, Peppino Impastato, Pippo Fava e Giancarlo Siani. Nell’Auditorium Sant’Agostino di Benevento si ricordano le vittime della strage di Capaci di 25 anni fa. 

Per non dimenticare chi ha sacrificato la propria vita per la verità. All’incontro, organizzato dalla Prefettura, dalla Procura della Repubblica, dall’Università del Sannio, in collaborazione con l’Anm, il Conservatorio e Libera, hanno partecipato centinaia di studenti delle scuole superiori.
“Se la gioventù le negherà il consenso, anche la mafia svanirà come un incubo”. Le parole di Paolo Borsellino risuonano come un testamento. Con l’assassinio del giudice Falcone e della sua scorta, avvenuto il 23 maggio 1992, lo Stato si risvegliò attonito e smarrito, fu costretto a rivedere le sue strategie. Il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, ha mandato una lettera nella quale rileva che Falcone fu fermato da un potere politico-mafioso perché aveva “la vista più lunga”. Qualcuno ha detto che con la sua morte si è cominciato a scrivere il “poema della resurrezione” della Sicilia e dell’Italia che non si arrendono.
“Ci sono cose che si fanno non per coraggio. Si fanno per continuare a guardare serenamente negli occhi i propri figli”. Così il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, altra vittima eccellente della mafia, ribadiva la necessità di una lotta senza tentennamenti contro la piovra. Per poter camminare nella libertà e nella democrazia. Il coraggio di lottare a viso aperto è stato rilanciato con forza da Marilisa Rinaldi, presidente del Tribunale di Benevento, che ha ricordato le parole di Antonio Gramsci ed il suo invito ad essere “partigiani della verità”.


“Falcone non si sentiva né un supereroe, né un kamikaze -ha detto Rinaldi- voleva cittadini e istituzioni responsabili. Chi ha giurato fedeltà alla Repubblica non può venire meno ai propri doveri. Lo Stato deve creare lavoro per i giovani per sottrarli ai miraggi della criminalità organizzata”. Il prefetto di Benevento, Paola Galeone, ha letto, davanti al pubblico in piedi, i nomi della moglie e della scorta di Falcone: Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Il convegno è stato accompagnato dalla mostra fotografica “Luci dal buio-Mafia e Antimafia. Immagini per un inventario”, allestita nel salone della prefettura per iniziativa del generale dei carabinieri Fausto Milillo e della Fondazione per la Legalità e lo Sviluppo. Un viaggio tra la “Vecchia Sicilia” della violenza mafiosa e la “Nuova Sicilia” dei “padrini in gabbia”. Alla riflessione su Falcone, coordinata dalla giornalista Francesca Ghidini del Tgr Campania, hanno portato un suggestivo contributo musicale gli allievi del Conservatorio “Nicola Sala”.
Dopo Capaci nulla è stato come prima. Ma c’è ancora molto da fare per realizzare il sogno di Falcone: la sconfitta definitiva della mafia. “La magistratura -ha sottolineato Simonetta Rotili, segretaria dell’Anm di Benevento-ha oggi il dovere di operare con impegno, coraggio, onestà, professionalità, ma anche con profonda umiltà”. Il rappresentante di Libera, Michele Martino, ha ricordato Paolo Borsellino e gli agenti uccisi con lui il 19 luglio 1992: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Edddie Cosina, Claudio Traina. Poi ha dedicato un pensiero ai beneventani Raffaele Delcogliano e Aldo Iermano, vittime del terrorismo politico.
“Per anni c’è stato un paradosso -ha detto il prefetto Vincenzo Panico, commissario per le iniziative di solidarietà- i mafiosi non risarcivano nessuno. Poi c’è stato l’impegno dello Stato con la legge del 1999.Molti hanno avuto il coraggio di costituirsi parte civile e solo nel 2016 sono state presentate 956 domande di risarcimento”. La crudeltà della mafia è stata raccontata da Martino Lo Cascio, autore del libro “Il giardino della memoria”, che ha letto con grande intensità le pagine relative all’assassinio del tredicenne Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido per vendetta mafiosa, dopo più di due anni di spietata prigionia.
La necessità di rompere gli schemi e l’indifferenza è stata al centro dell’intervento di Aldo Policastro, da pochi mesi Procuratore della Repubblica a Benevento. “Occorre una svolta politica, culturale e sociale -ha esclamato- una vera discontinuità. La memoria deve trasformarsi in azione e responsabilità. I giovani prendano esempio da Peppino Impastato. Dobbiamo continuare sulla strada tracciata da Falcone e Borsellino e ricostruire la verità storica di queste stragi”.
Tutti hanno ribadito l’impegno delle istituzioni, il ruolo della cultura e dell’istruzione, l’amore per la propria terra.

Lo hanno sottolineato tra gli altri il rettore dell’Università, Filippo De Rossi, il direttore del Conservatorio, Giuseppe Ilario, il procuratore aggiunto, Giovanni Conzo. Ma vogliamo chiudere con le significative parole di Giancarlo Siani. “La criminalità non si combatte solo con i carabinieri -scrisse il giornalista de “Il Mattino”, ucciso dalla camorra- la gente deve sapere i fatti, quello che un giornalista deve fare è informare”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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