Risorge l’Udeur. Mastella: “Faremo vincere il centrodestra”

Cita Cossiga. “Sapete cosa diceva? Ci sono due personaggi strani nella politica italiana: Bossi al Nord e Mastella al Sud”. E in effetti che Clemente Mastella sia una peculiarità italiana come lo è la Torre di Pisa è un fatto conclamato. Oggi, alla stazione Marittima di Napoli, l’ex Guardasigilli ha lanciato l’Udeur 2.0.

Sala gremita, piena zeppa di amici vicini e lontani, assessori e consiglieri comunali di Benevento in prima fila, al tavolo i volti noti della dc dei tempi d’oro, Cirino Pomicino e Lorenzo Cesa, Mastella ritorna in campo pronto a prendersi quello che, secondo lui, una giustizia maligna e un destino cinico e baro gli avevano tolto. 

Da ministro della giustizia a vittima della stessa il passo è lungo dieci anni: sui maxischermi vengono proiettati brani dell’ intervista rilasciata a Porta a porta dopo la sentenza di assoluzione che ha scritto la parola fine a una vicenda giudiziaria e para-politica durata dieci anni.
Cesa, che parla per primo, sentenzia: “Chi voleva distruggere la storia politica e familiare di Clemente  non ci è riuscito”. I nomi e i volti dei “chi” citati restano un’incognita, quasi uno dei fangosi misteri italiani. 

Quello che conta ora è ridare un tetto ai democristiani d’Italia. Anche se, avverte Cesa,  “la nostra non è un’operazione nostalgica, semmai romantica”.

“È il momento di riportare i cattolici in parlamento”,  aggiunge Cesa, il figlio di un maestro elementare e di una casalinga che studiò grazie all’aiuto del nonno, che è finanche riuscito ad accaparrarsi il simbolo della Dc, quello Scudo crociato che ancora alimenta amore e odio, come la donna che ispirò Catullo.

La famiglia è un riferimento culturale da queste parti. Ne parla Cesa,  la mette più volte al centro del suo intervento Mastella. Pure un concittadino di Nocera, un mister preferenze dell’hinterland napoletano, la evoca: “Siamo 15 fratelli – racconta allegro salendo le scale per raggiungere la sala -. Tutti amici di Nocera, persona umile e disponibile, e tutti Mastelliani”. Ed è così,  di famiglia in famiglia, che Clemente Mastella racimola voti da circa 40 anni. 

“Siamo stati falcidiati, umiliati. Abbiamo però ora il dovere di tornare – arringa il Clemente nazional-popolare -. Noi possiamo essere la forza tranquilla della politica italiana, quella di cui la gente ha bisogno. Lo dobbiamo a chi ci ha sempre votato. Perché ci sarà una ragione se il Sud ci vota. Mica facciamo stupri (sic!, ndr) “.

Poi Mastella, padre del Centro mobile, o se si preferisce, di un aspirante centro di gravità permanente, spiega la scelta di aggregarsi al centrodestra: “Berlusconi è una garanzia democratica per l’Italia, una salvezza”, si spinge a dire.

Si atteggia ad anti-Salvini, in una possessiva rivendicazione territoriale, come a dire che il Sud è “roba nostra”. “In Sicilia, la lega Nord ha racimolato uno zero virgola, mentre se noi mettiamo assieme le tante  isole dc per farne un arcipelago siamo in grado di fare la differenza, come proprio la Sicilia ha dimostrato. Al Sud – sostiene – siamo una forza, senza di noi non si vince in nessun collegio maggioritario”. L’ambizione è quella di rappresentare “un’area mite” perché “c’è bisogno di mitezza in un contesto in cui tutti alzano la voce e di un’idea non stravagante della politica”.

Secondo Mastella, gli italiani hanno bisogno di un “confessionale laico”.

L’Udeur 2.0 si candida ad essere la quarta gamba del centrodestra, quella che dovrebbe spingerlo alla vittoria: “Saremo determinanti – avverte -. Senza di noi,  al Sud si perde”. 

Lui in fondo è anche quello che a Benevento ha annientato il Pd e arrestato la corsa del M5S: “Ho vinto senza potere, e ho ridimensionato la forza dei 5Stelle, con me in campo hanno perso punti, retrocedendo al 12 per cento”.

Mastella il divo, l’immarcescibile, l’eterno ritorno della politica italiana. Se si candiderà lui personalmente (come oggi si vociferava in sala) o se davvero lascerà il seggio a uno dei due rampolli, forse quel  Pellegrino che oggi era a Napoli e che non si è perso una parola del papà, non è ancora tempo per dirlo chiaramente. Del resto, il potere in Italia, da sempre, si trasmette di generazione in generazione, come si fa con le collezioni di libri. E L’Udeur prima che un partito è un modo d’essere, quindi non c’è niente di male se papà Mastella  vuole lasciare un valore di famiglia al proprio figlio.

Intanto, l’investitura pubblica non c’è stata e questo, secondo alcuni, potrebbe essere il segnale che “Clemente ci sta facendo un pensierino su una sua candidatura”. 

Oggi, però, il proscenio era tutto per lui. 

“Dobbiamo tornare a far sognare, come faceva sognare la Dc”, arringa.

Per Mastella il Pd a trazione renziana perderà: “Troppo errori e troppa arroganza. Anche  sul caso Etruria ha sbagliato tutto: la Boschi dovrebbe dimettersi, io mi sono dimesso due volte. Ma le dimissioni sono una forza della Democrazia Cristiana”.

Poi auspica “un’alleanza di buon vicinato tra le piccole città”, dopo che per Napoli c’è stato il salvagente del Governo sui conti pubblici, mentre Benevento “è stata lasciata sola”. “Lunedì – dice – ne parlerò con il ministro”.

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Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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