Roberto Vecchioni, tra sogno e umanità “Chissà se Dio saprebbe fare il governo”

Il cantautore Roberto Vecchioni ha suscitato nei giovani mille domande. Quando una studentessa gli ha chiesto cosa immaginasse oltre la vita ha risposto così: “Su questo ho un concetto stralunato: se il mondo fosse perfetto, non ci sarebbe Dio, la prova lampante della sua esistenza sta nell’imperfezione; noi siamo imperfetti e Dio ci lascia il permesso di fare errori, una libertà estrema di muoverci e vivere, non interviene nei fatti nostri e fa benissimo, perché lo vorrei vedere oggi fare un governo in Italia”.
Nel racconto della sua vita ha cercato di seminare pillole di saggezza, consigli per il futuro, condensati in suggestive metafore. “Qualsiasi cosa facciate nella vita, non dimenticate mai l’umanesimo, che è come la musica. Allenate sempre la vostra mente e il vostro cuore, la prima col pensiero e il secondo con la poesia”. Questo il granellino di sabbia che lo scrittore ha voluto lasciare agli studenti delle scuole superiori venuti ad ascoltarlo al Teatro Massimo di Benevento per l’incontro conclusivo del Festival Filosofico del Sannio. Partendo dal suo ultimo libro “La vita che si ama” ha parlato di sé e della felicità.
Ha ricordato il vulcanico padre napoletano, che lo portò a Parigi nel 1961, a quattro giorni dall’esame di maturità. Ha riflettuto sull’esistenza e sul mito, tra amori e dolori, oscurità e luce, cadute e risalite. Con la coscienza viva che nel pacchetto generale che ci tocca c’è la sofferenza, ma che nello stesso tempo la felicità aleggia sempre di noi, basta solo riconoscerla. “La vita non si divide tra l’utile e l’inutile -ha puntualizzato- il concetto dominante oggi è questo: l’utile è soltanto guadagnare, prevalere ed essere in cima alle classifiche, e l’inutile è pensare, chiedersi cos’è il mondo. Io dò grande preferenza all’inutile, perché dell’utile me ne frega poco”.
Nel sua lezione non è mancata una stoccata al conformismo ed al profluvio di parole, alimentato dai social, con un invito alla creatività, all’originalità, alla spontaneità. “Dovremmo mettere un conta parole anche a facebook -ha osservato- i computer non danno risposte, perché quelle ce le abbiamo messe noi. Ma le più interessanti, le più vive vengono dall’arte, anche da un bambino che crea una casetta. Dall’Espressionismo, da Kandinsky, Picasso, Matisse. Questo oggi ci manca del tutto. Ci adagiamo sulle idee generali. Uscite dall’ovvio”.
Da docente che ha insegnato per quarant’anni ha ricordato che si va a scuola non per imparare un mestiere, ma per costruire una personalità, per sviluppare la visione di una professione. La conoscenza, comunque, non può prescindere dalla civiltà classica. “Viviamo tutti sotto un mito -ha spiegato- quello di Dioniso. Le basi della cultura stanno nei Greci, che avevano detto e dato tutto. Tutto viene da lì. C’è una sola parola che rompe l’oscurità del mondo: questa parola è amore”.
Il Festival Filosofico ha premiato con una borsa di studio Angela Macolino del Liceo Classico “Giannone”, Daniele Vernillo del Liceo Scientifico “Rummo”,Caterina Cuozzo del Liceo Classico di Airola, mentre la Menzione Speciale nel ricordo del professor Diodoro Cocca è andata a Maria Giovanna Russo dell’Istituto Magistrale “Guacci”. Per il prossimo anno, la kermesse culturale, organizzata dall’Associazione “Stregati da Sophia”, diretta da Carmela D’Aronzo, avrà per tema “La ricchezza”.
Il cantante ha concluso annunciando l’uscita del suo nuovo disco per il prossimo settembre. Sarà dedicato agli ultimi quattro anni di Giacomo Leopardi trascorsi a Napoli, dove scrisse “La Ginestra” e “Il tramonto della luna”. “Nella prima poesia -ha sottolineato-la ginestra continua ad emanare il suo profumo, noncurante della lava che scende dal Vesuvio, nella seconda il poeta usa per la prima volta la parola “sole”, che ritorna quando muore tutto. Così, anche noi, come la ginestra, dobbiamo emanare affettività ed umanità”.

 

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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