Ruota panoramica, Enzo Savastano: “Questa partnership con Mirabilandia è un segno di civiltà”

Enzo Savastano è un cantante neomelodico, un cultore di gorgheggi e del trash. Tamarro lui, tamarre le sue camicie spalancate sul petto villoso, tamarri i video.

Dai matrimoni come solo a Napoli li sanno fare  a youtube è stato un attimo. Così passi sotto la ruota panoramica a piazza Castello e te lo immagini compiaciuto col naso all’insù, mentre il “calcio in culo” rimanda un motivetto neomelodico. 

Maestro Savastano, ha visto la ruota panoramica alla Rocca dei Rettori?

“Ho visto e ne sono rimasto contento. Una partnership con Mirabilandia è un segno di civiltà che Benevento stava rimandando da troppo tempo. In momenti di crisi il buon politico deve avere la fermezza di osservare tutto dall’alto. E con questa ruota, Clemente ha colto nel segno”.

“I bambini hanno diritto alla felicità”, ha sentenziato Mastella.
“Anche i giostrai. Ma questa è un’altra storia”.

Da neomelodico del cuore, che consiglio darebbe a Giordano e Picucci su come allestire un Natale neomelodico?
“Il presupposto per una neomelodia di qualità è il cibo. Gianni Celeste e Marx lo dicevano sempre: il cittadino felice è il cittadino sazio. Poi darei spazio alla musica di livello. In questo senso mi ispirerei all’offerta culturale di Helsinki, capitale europea della neomelodia, che quest’anno ha scelto il sottoscritto come direttore artistico dell’evento “Facciamoci gli auguri sotto le stelle”, una serata all’insegna di acuti e vin brulé che mi vedrà protagonista assieme a Romina Power e Umberto Smaila. Il ricavato andrà alle vittime dei concerti di musica classica, un’epidemia che sta affliggendo da qualche secolo il mondo intero e non riusciamo ancora a debellare.
Ma il Natale è anche ottimismo. Magari questa è la volta buona”.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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