Sannio Falanghina, c’è anche il bluff dei soldi non spesi che ora potrebbero tornare indietro

Al di là dei fasti e dei nastri, di Sannio Falanghina – Capitale europea del vino 2019 restano i soldi. Ed è questo, proprio questo, uno degli aspetti più paradossali di questa vicenda.

Parliamoci chiaro, siamo stati, da queste colonne, attendisti rispetto ai risultati di questo prestigioso riconoscimento concesso da Recevin, la Rete comunitaria delle 800 Città del Vino. Ma ora che il peggio è passato, con l’evento finale di domenica scorsa, come possiamo sostenere che il meglio debba ancora venire?

Di Sannio Falanghina restano i selfie, i sorrisi durbans e niente di più. E’ come se fossimo ancora al fermo immagine di una storia mai nata, a una promessa mancata.

Ma lasciamo che a parlare sia qualche numero.

La Regione Campania è stata l’unico bancomat di questo riconoscimento.

Lo scrivevamo ormai quasi un anno fa: è, indubbiamente, sbagliato paragonare Matera Capitale della Cultura a Sannio Falanghina Città europea del vino, sbagliato, pretestuoso e politicamente scorretto.

La Capitale europea della cultura è designata dall’Unione europea, ergo da un’istituzione; il riconoscimento di Città europea del vino arriva, altresì, da Recevin che ha il sostegno delle Associazioni Nazionali delle Città del Vino di undici Paesi europei.

Per il fitto programma culturale di Matera sono stati approntati 48 milioni di euro, provenienti da fondi regionali (11 milioni), nazionali (30) e privati (7 milioni di euro).

Per Sannio Falanghina le uniche risorse a disposizione sono state quelle della Regione Campania, che ha dirottato  500 mila euro. Non tanti, ma neppure pochi per un riconoscimento che avrebbe dovuto solo mettere in moto una strategia di marketing territoriale.

Ma vediamo in quali rivoli sono andati a finire quei soldi.  Per la distribuzione delle risorse è stato approntato un Tavolo congiunto, con la Regione e i 5 Comuni promotori (Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso), proprio per arginare i conflitti.

Del resto, fin dai primi passi, Sannio Falanghina da promettente best practice si era rivelato un casus belli. “La litigiosità manifesta – scrivevamo a pochi mesi dal riconoscimento –  il conflitto ostentato con gli opinion leader di questa provincia, le manie di protagonismo a discapito del gioco di squadra, i parossismi di rivolta e di odio (e ci perdoni Montale per la citazione), alimentati anziché sedati, hanno contribuito a diffondere l’idea che Sannio Falanghina Città europea del vino sia un mezzo flop annunciato”.

Dal flop annunciato a flop manifesto il passo è stato – purtroppo – breve.

I Comuni hanno quasi preteso di avocare a sé i primi 100 mila euro. I sindaci hanno utilizzato i fondi per finanziare eventi ‘storici’ legati al vino come Vinestate a Torrecuso e Vinalia a Guardia Sanframondi, per citarne alcuni, ma anche eventi per così dire ‘minori’, come le cene in piazza.

Alcuni Comuni, per esempio, con i fondi destinati dalla Regione per Sannio Falanghina – Città europea del vino, hanno finanziato finanche le luminarie per Natale. Guardia in Luce (a Guardia Sanframondi) e Venere in Luce (a Castelvenere) sono state considerate, insomma, iniziative in grado di promuovere la Falanghina del Sannio nel resto del Paese e nel mondo.

Ma se queste risorse sono state spese, restano fermi ancora 400 mila euro.

All’Università del Sannio, per esempio, sono stati affidati 50 mila euro per l’avvio di un Master sulla comunicazione e del  marketing del vino con Riccardo Cotarella, presidente degli enologi italiani che pure a Benevento venne a fare da testimonial. Un corso al quale a tutt’oggi nessuno, all’Unisannio, però, pare abbia messo mano. Intanto, l’Università tiene in cassaforte quei fondi.

Il Gal Titerno e il Gal Taburno possono disporre di 250 mila euro, ma finora nessuna iniziativa legata a Sannio Falanghina -Città Europea del Vino è stata messa in campo o finanziata con quei fondi. Era stata programmata finanche un’App in grado di mettere in rete tutte le cantine del Sannio con un percorso interattivo, ma neppure questo progetto ha finora visto la luce.

Alla Camera di Commercio di Benevento sono stati trasferiti 100 mila euro quale contributo regionale per la costituzione di una Fondazione. Fino ad oggi è tutto arenato.

Le ragioni dello stallo non sono agevolmente comprensibili. Evidentemente, hanno prevalso gli egoismi, le manie di protagonismo, il piccolo cabotaggio rispetto all’interesse di un territorio ancora a caccia di opportunità di sviluppo. O forse, siccome a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina, ha prevalso l’incapacità di passare dalle parole ai fatti, dalla programmazione all’azione.

Il consigliere regionale, Mino Mortaruolo, che ha lavorato pancia a terra per dirottare questi fondi su un riconoscimento che non gode di risorse pubbliche, ha spesso esortato gli enti a procedere all’utilizzo delle risorse regionali. Entro giugno, del resto, se non ci sarà una rendicontazione delle attività quei soldi torneranno indietro. E sarà l’ennesima dimostrazione dell’incapacità di una classe dirigente diffusa di capitalizzare le opportunità di sviluppo che gli passano sotto il naso.

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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