Sant’Agata, Perifano: “Scelta ammessa dalla legge non può connotarsi per un disvalore etico”

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO alcune considerazioni, sui fatti di Sant’ Agata de’Goti, di LUIGI DIEGO PERIFANO, AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA. 

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“La decisione della maggioranza dei Consiglieri Comunali di Sant’ Agata dè Goti di dimettersi dalla carica, così provocando lo scioglimento anticipato del Consiglio Comunale, è stata da più parti bollata come “agguato”, “imboscata”, “azione opaca” e quant’altro di adatto a condannare l’accaduto sotto il riguardo dell’etica politica.

In realtà i giudizi censori potrebbero, al più, interessare la sfera dell’agire politico limitatamente al profilo dell’opportunità, ma non certo della legittimità , ovvero della sua rispondenza a finalità tutelate dell’ordinamento, giacché le dimissioni ultra dimidium, con effetto dissolutorio dell’assemblea consiliare, sono istituto appositamente regolato dal Testo Unico degli Enti Locali n.267/2000.

E se una specifica condotta é ammessa e disciplinata dalla legge essa non può, per principio, connotarsi per un disvalore etico.

Dunque vien fatto di chiedersi : perché le dimissioni contemporanee con effetto dissolutorio, lungi dall’essere espunte dalla normativa , sono viceversa da questa contemplate quale rimedio, con altri concorrente, per superare situazioni di empasse politico-amministrativa?

Facciamo un passo indietro.
Prima della riforma di cui alla legge 81/1993 il Sindaco, come è noto, veniva eletto dal Consiglio Comunale fra i propri componenti e, nel corso della consiliatura, in caso di sostanziale modifica degli equilibri politici, poteva essere sostituito. È possibile affermare che l’indiscutibile centralità del Consiglio nell’assetto amministrativo degli Enti Locali rendeva molto influente la rappresentatività elettorale dei consiglieri comunali, dalla cui volontà il Sindaco era fortemente condizionato.

L’elezione diretta del Sindaco ha modificato radicalmente lo scenario.
Il Consiglio é chiamato a importanti, ma assai più limitate (rispetto a prima) funzioni, precipuamente di indirizzo e di controllo, mentre i poteri sindacali sono significativamente cresciuti, guadagnando altresì ampi margini di autonomia. Si pensi, tanto per esemplificare, al potere del Sindaco di nominare e revocare, su base fiduciaria, gli assessori, e a quante volte questo potere di revoca si sia tradotto nella “ decapitazione” di consiglieri tributari di amplissimi consensi popolari, prima obbligati a rinunciare allo scranno consiliare guadagnato sul campo per poter entrare in Giunta, e poi “dimissionati” senza tanti complimenti ( come è capitato innumerevoli volte a Benevento nel passato e di recente).

Va però considerato che tutto il nostro ordinamento giuridico, dai principi costituzionali all’organizzazione dei poteri locali, valorizza la tecnica, per così dire, del check and balance, controllo e bilanciamento reciproci, contemperando interessi e funzioni in gioco.

Questo si evidenzia anche nella fattispecie di cui discutiamo: se è vero che il Sindaco è eletto direttamente dal corpo elettorale, è ancor più vero che ciò è possibile solo in quanto una o più liste di candidati al Consiglio ne propongano la candidatura.

In difetto di tale collegamento la elezione non sarebbe possibile.Laddove, poi, non è neanche prevista la possibilità del voto disgiunto, il mandato elettorale conferito ai consiglieri può dirsi consustanziale a quello del Sindaco.

Tali aspetti politico-giuridici peculiari devono essere tenuti ben presenti allorquando accade, con una certa frequenza, che il collante politico tra il vertice amministrativo e la base consiliare che lo ha espresso e sostenuto viene meno per i più svariati motivi.

A tal punto l’inamovibilitá del Sindaco, ossia l’impossibilità di sostituirlo senza passare per nuove elezioni, ha indotto il legislatore a normare l’unica possibile alternativa, lo scioglimento del Consiglio Comunale, che dunque diventa, nei casi di crisi politico-amministrativa, evento prevedibile e difatti regolamentato.

L’art. 52 del TUEELL disciplina la mozione di sfiducia, che sembra essere il rimedio tipico che porta allo scioglimento del Consiglio nei casi di modifica delle maggioranze consiliari uscite dalle urne.

Il successivo art.141 inquadra invece il caso delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri, che, ove presentate contemporaneamente, si sostanziano nella chiara e legittima espressione di volontà di determinare la cessazione anticipata della consiliatura. In questo secondo caso è statisticamente molto frequente la convergenza nella decisione di esponenti di opposti schieramenti consiliari, giacché, a differenza della mozione di sfiducia, non è richiesta la formalizzazione di un preventivo comune giudizio politico.
In pratica gli istituti di cui agli artt.52 e 141 del TUEELL, nella logica del controllo e del bilanciamento, presidiano le prerogative dei consiglieri comunali i quali, al pari del Sindaco, sono anch’essi investiti del munus publicum per volontà popolare, per cui conservano il potere di sanzionare politicamente l’operato sindacale quando ritenuto non condivisibile e/o insoddisfacente.

In definitiva il Consiglio Comunale resta il massimo organo rappresentativo della comunità che, in special modo nell’esercizio dei poteri di indirizzo, concorre alla definizione dei fini politico-amministrativi dell’ente e dei criteri guida dell’azione politica e gestionale cui il Sindaco dovrebbe ispirarsi.

Il corto circuito nei rapporti istituzionali, alterando l’equilibrio armonico dei poteri degli organi amministrativi , ovvero il bilanciamento dei pesi e dei contrappesi, trasforma la dialettica collaborativa in un confronto di tipo competitivo che prelude all’inevitabile conclusione anticipata della consiliatura.

La controprova di quanto sin qui sostenuto si coglie agevolmente analizzando il diverso modello in vigore per le Province. L’ elezione del Presidente (ogni quattro anni) è completamente svincolata da quella dei consiglieri (ogni due anni) e non postula il collegamento a liste di candidati.Trattandosi di un’elezione di secondo grado, il corpo elettorale é costituito dai soli eletti nei consigli comunali, con esclusione del voto popolare. Per queste ragioni il sistema di bilanciamento dei rapporti fra Presidente e Consiglio è impalpabile.Il Presidente della Provincia, concepito dalla L.56/2014 come una sorta di Commissario, in cui si concentrano gran parte dei poteri deliberativi, non può essere sfiduciato, ed un’eventuale decadenza del consiglio provinciale a seguito di dimissioni plurime comporterebbe la necessità di rinnovare la composizione del solo organo collegiale, ma non produrrebbe la cessazione dell’incarico presidenziale”

Luigi Diego Perifano

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