Sant’Alfonso de’ Liguori, gli effetti collaterali delle bombe di propaganda dei 5 Stelle: perdite da 25 milioni di euro ogni 5 anni

C’è un punto da afferrare e tenere stretto nel mare magnum di parole, anche insolenti, pronunciate ieri pomeriggio dal Presidente Vincenzo De Luca a Benevento: “La proposta sull’ospedale Sant’Alfonso de’ Liguori di Sant’Agata de’ Goti, che presenteremo al Governo, produrrà una perdita pari a 5 milioni di euro l’anno. Vedremo che cosa ci dirà il Ministro Grillo”.

Mentre l’attenzione mediatica si concentra sul linguaggio colorito del Governatore, quest’affermazione si scolorisce nei resoconti giornalistici come un cencio colorato passato in lavatrice a 90 gradi.

Ed è invece qui che casca e cascherà l’asino. La sanità campana ha, negli anni, toccato un deficit monstre, con cifre da Finanziarie dello Stato, con numeri da far pulsare i polsi. Un disastro che ha costretto i Governi a commissariarla, imponendo alla Regione un risanamento dei conti in grado di sortire l’effetto tranchant di una ghigliottina.

Il decreto ministeriale n.70, a cui anche ieri, in più di un passaggio, il presidente De Luca ha fatto riferimento, racchiude parametri precisi, disegna confini che i Governatori d’Italia sono costretti a difendere, armati solo di un moderato cinismo e di un eccesso di senso dello Stato, mentre fuori ad assalire la bastiglia c’è un popolo che non vuole ragioni, abituato alle concessioni facili, come agli ospedali o alle università di prossimità. Perché una delle più grandi bufale che, a un certo punto della storia, è stata partorita è stata quella che nel Bel Paese immobile potesse sbarcare il concetto ‘small is beautifull’ (piccolo è bello): piccoli nosocomi a portata di mano o università striminzite in ogni città. E al diavolo i soldi (pubblici, quindi nostri), che si dileguavano quando la realtà ha cominciato a presentare il conto.

Il Sant’Alfonso de’ Liguori non è mai stato un ospedale competitivo, appetibile, alle cui porte presentarsi con fiducia: pochi i reparti, scarse le attrezzature, pochi gli accessi, secondo un’inchiesta giornalistica pubblicata dal Corriere della Sera, è finanche insicuro. Tanto che, numeri alla mano, stando ai criteri del decreto 70 (che è legge dello Stato) avrebbe dovuto chiudere senza scampo.

Chiunque si prenda il tempo di buttare un po’ di tempo su quel decreto (a cominciare dai giornalisti) non potrebbe non accorgersene.

Ecco perché De Luca dice la verità quando afferma che la previsione di un polo oncologico ha salvato il Sant’Alfonso e afferrato per i capelli il dea di II livello per il Rummo, che, sempre per la maledizione dei numeri, avrebbe rischiato il declassamento.

E’ questo che intende il Governatore quando con sarcasmo cinico esclama che i “sanniti dovrebbero farmi una statua, almeno un mezzobusto”. Ma purtroppo la personalità-caterpillar del Presidente fa più rumore di un suo ragionamento, che finisce col passare in secondo piano anche quando poggia su solidi pilastri.

Se De Luca avesse voluto fare il ragioniere dello Stato avrebbe dovuto chiudere seduta stante il nosocomio di Sant’Agata e derubricare il Rummo. Ha invece adottato una exit strategy che poi gli si è rivoltata addirittura contro.
Deficit di comunicazione? No, eccesso di popolo ai tempi del populismo da tastiera.
Cedendo alle proteste, per il Sant’Alfonso de’ Liguori, De Luca accetterà di inviare al ministro Grillo la proposta frutto di una mediazione con il Comitato Curiamo la Vita e i sindaci caudini. Ma quella proposta, come ha dichiarato ieri De Luca, comporterà una perdita in bilancio di 5 milioni di euro l’anno. “Presenteremo una proposta al Governo nazionale che prevede a Sant’Agata un Pronto soccorso con medicina e chirurgia generale, un reparto di ortopedia e attività di supporto all’alta chirurgia oncologica d’eccellenza del Rummo. Un ospedale – ha spiegato – che andrà al di là di quello che prevede il decreto 70 e che produrrà un bilancio in perdita. Vedremo cosa ci diranno. Perché poi deve finire che i 5 Stelle a Roma fanno Le carogne, e sui territori fanno gli imbecilli”.

Dunque, il pallino da questo momento è nelle mani del ministro Grillo. Toccherà al Governo nazionale assumersi la responsabilità di autorizzare un ospedale in grado di produrre perdite pari 25 milioni ogni 5 anni. De luca, una volta che la proposta sarà sulla scrivania del ministro alla Salute, potrà dire di aver fatto la sua parte, assecondando quel ‘popolo’ su cui in questi mesi, su una questione che investe grandi responsabilità come la sanità, i 5 stelle hanno sganciato le loro bombe di propaganda.
Ma può anche, inavvertitamente, accadere che chi di propaganda ferisce di propaganda perisce.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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