Scandalo mensa, una commedia degli orrori. Dopo due anni di denunce le prime verità. Trattamento da lager per malati e bambini

di Teresa Ferragamo

Tutto comincia con la città che già sta per vestirsi di luci per il Natale. Sono i primi giorni di dicembre 2014 quando Altrabenevento dirama il primo di quasi 100 comunicati per denunciare che la società Ristorò, che gestisce il servizio di mensa scolastica per le scuole elementari e materne di Benevento, è stata costretta a cambiare menù per la presenza di insetti nei ceci. 

La Ristorò, nota società della famiglia Barretta, si difende subito dando una sua versione dei fatti, sostenendo , cioè, di non aver potuto fornire la pasta e ceci, come previsto, a causa di un guasto alla brasiera che ha ritardato la cottura dei legumi. Per questo motivo è stata in tutta fretta preparata una pasta in brodo fornita alle scuole.

Altrabenevento incalza e scrive in un comunicato numero 2: “I fatti sono andati diversamente, i ceci erano cotti ed erano già state preparate le vaschette per la consegna nelle scuole. I pasti sono stati buttati per la presenza di insetti.

Inizia così con una pasta e ceci con vermi che diventa un brodo tutt’altro che di giuggiole per la Ristorò, una vicenda articolata, a tratti grottesca, una specie di dramma all’italiana, che dura due anni e che solo, oggi, con i provvedimenti della Procura di Benevento, comincia a intravedere una luce in fondo al tunnel.

E’ Altrabenevento, associazione ambientalista e per la legalità, presieduta da Gabriele Corona, che si occupa pressoché in esclusiva del caso, producendo circa 100 comunicati stampa sulla vicenda mensa, provocando l’intervento del Corriere della Sera, e sollecitando a intervenire Asl, Comune, Guardia di Finanza, Nas e Procura della Repubblica.

(Qui il dossier mensa di Altrabenevento sul caso mensa: http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?page_id=10878)

LE TAPPE DELLA VICENDA

Il 6 dicembre 2014 il sindaco Fausto Pepe e il comandante dei Vigili urbani Giuseppe Moschella difendono l’operato dell’azienda: “C’era un allarme importante – dichiara Pepe a gazzettadibenevento.it – ma francamente non ho registrato nemmeno alcuna criticità da parte dei dirigenti scolastici.
Non c’è nessun riscontro alla denuncia di Altrabenevento”. (://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato.php?Id=759379)

Ma quella stessa mattina per la prima volta arriva la Asl a far visita al capannone ubicato nella zona industriale di Ponte Valentino, dove la Ristorò cucina e impacchetta i pasti per i bambini delle scuole elementari della città.

Una settimana più tardi Altrabenevento chiede l’intervento dei Nas dei Carabinieri per le gravi irregolarità nella struttura che intanto, giorno dopo giorno, cominciano ad emergere con evidenza.

Sul caso, per settimane, tacciono tutti: sindacati (alcuni dei quali difendono la Ristorò), l’intera amministrazione comunale sia maggioranza che opposizione, i partiti politici e perfino le forze di opposizione extraconsiliare come il M5S. 

Il 19 febbraio 2015, a un mese circa dalla presentazione del dossier scarpe e ceci, Altrabenevento chiede al sindaco Pepe di rescindere il contratto alla Ristorò per almeno tre palesi violazioni.

La prima riguardava i tempi di consegna dei pasti.

La seconda investiva i bastoncini di pesce della Ristorò contenenti l’addensante E464 Idrossipropil-metil cellulosa e il colorante E160b Annatto-bissina, norbissina, sconsigliati per i bambini e che infatti non sono presenti nello stesso prodotto di note case produttrici, ad esempio Findus e Orogel.

La terza violazione travolgeva invece le verdure servite dalla Ristorò che erano SURGELATE, e le patate servite il 10 febbraio che erano PRECOTTE.

Ma il comandante Moschella subito dopo si affretta ad assicurare che “la mensa è ottima”, mentre non parla Fausto Pepe.

I giorni e le settimane successive si consumano tra denunce di ripetute violazioni da parte della Ristorò. 

A marzo 2015 Il caso diventa nazionale quando Antonio Crispino, giornalista del Corriere.it,  riesce a filmare le vaschette con la pasta e ceci  con gli insetti buttata dalla stessa Ristorò nelle vasche delle fogne.

Un servizio giornalistico che fa emergere anche il clima di rappresaglia che l’azienda sta innescando nei confronti dei dipendenti, alcuni dei quali vengono addirittura licenziati.

http://video.corriere.it/costretti-lavorare-mensa-bambini-zolfo-vermi/d6ffb512-d16d-11e4-8608-3dead25e131d

Lo scontro continua per mesi. Altrabenevento e Cgil sono gli unici soggetti a non mollare mai la presa, la tensione è rovente tra i genitori, l’amministrazione comunale si fa cogliere spesso in castagna, scivola su bucce di banana,  mentre i bambini che usufruiscono del servizio mensa si dimezzano.

Intanto la Procura apre un’inchiesta.

Tra bastoncini di pesce con un colorante vietato dal 2013,  pollo surgelato e  farcito  con 5 additivi chimici, nuggets prefritti con spremitura di carcasse di pollo, dipendenti licenziati, visite guidate che finiscono male, genitori sul piede di guerra, la Asl che non sa che pesci pigliare, la vicenda Ristorò si dipana come una commedia degli orrori e degli errori. 

Era di maggio quando le cose cominciano a precipitare: l’Asl sospende il servizio mensa, Moschella è costretto a multare la società per i cibi surgelati serviti ai bambini, il giudice annulla il licenziamento di una lavoratrice, la società comunica ai sindacati l’intenzione di cedere ad una cooperativa sociale da luglio “il ramo d’azienda composto da attrezzature ed impianti adeguati a centro di produzione e cottura pasti per la collettività” .

L’amministratore della società, Mariarosaria Favinoscrive in quell’occasione Altrabenevento – comunica con apposita raccomandata, che la famiglia Porcelli- Barretta è giunta a questa decisione perché “la Ristorò dal mese di dicembre 2014 ha subito una incessante campagna mediatica denigratoria, artatamente posta in essere dalla locale associazione denominata Altrabenevento, che ha portato, a far data dal 25 marzo 2015 e fino alla scadenza naturale dello stesso, alla sospensione del contratto in essere con il Comune di Benevento, per il servizio di refezione scolastica”. Poi la Favino aggiunge “che tale campagna denigratoria ha provocato, altresì, la sospensione del servizio mensa erogato, in regime di proroga, per alcune strutture sanitarie afferenti all’ASL Benevento”.

Fatto sta che la società cambia volto ma non pelle. 

La cessione del ramo d’azienda viene fatta a “Quadrelle 2001” una cooperativa sociale di Quindici in provincia di Avellino che gestisce il servizio di refezione scolastica in diversi comuni della Campania.Ma la famiglia Barretta- Porcelli non si è limitata a cedere alla Quadrelle 2001 il ramo di azienda per la ristorazione collettiva con le attrezzature delle cucine e il personale, perchè è rimasta ufficialmente in affari con la cooperativa avellinese per i servizi di mensa che la ASL e il Comune di Benevento dovessero affidare. Tanto risulta ufficialmente ed esplicitamente dall’atto notarile del 20 luglio nel quale si legge che per almeno tre anni, la Quadrelle pagherà alla Ristorò una percentuale sugli incassi derivanti dalla utilizzazione del centro di cottura di Ponte Valentino per i servizi di mensa. E infatti la Quadrelle partecipa al bando di gara per l’affidamento del servizio mensa nelle scuole di Benevento.

Il 5 ottobre 2015, la commissione di gara per l’affidamento del servizio di mensa scolastica del Comune di Benevento, composta dal Dirigente del Settore Servizi al Cittadino, Giuseppe Moschella, e dai funzionari comunali dello stesso Settore, Annamaria Villanacci e Salvatore Forgione, aggiudica il servizio per 5 anni alla Associazione Temporanea di Imprese capeggiata dalla ditta Global Service di Acerra che produrrà i pasti nel centro di cottura di Atripalda (AV).

L’altra ATI concorrente, capeggiata dalla ditta Quadrelle 2001 di Quindici (AV) con il centro di cottura a Ponte Valentino di Benevento (ceduto dalla Ristorò), presenta ricorso.

In sintesi la Quadrelle 2001 contesta:
– la distanza del centro di cottura di Atripalda dalle scuole di Benevento;
– la utilizzazione non esclusiva di quel centro di cottura;
– il prezzo offerto (€ 4,10 a pasto) che non consentirebbe la qualità del pasto indicato dalla Nutrizionista e il costo (800 mila euro) per i lavori di ristrutturazione del Centro di cottura comunale di Capodimonte e di adeguamento delle scuole per lo scodellamento dei pasti.

 I PROVVEDIMENTI DI OGGI

La svolta arriva oggi. La Procura di Benevento questa mattina annuncia di aver proceduto al sequestro di oltre un milione di euro alla Ristorò, la società di ristorazione che in passato si era aggiudicata gli appalti mensa del Comune e dell’Asl.

A seguito di indagini dirette dai Magistrati della Procura della Repubblica di Benevento, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Benevento ha eseguito perquisizioni locali e un decreto di sequestro preventivo emesso, su richiesta dell’autorità inquirente, dal Tribunale di Benevento su beni (mobili e immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie) del valore di oltre un milione di euro.

Le indagini hanno fatto emergere uno spaccato inquietante: “un sistematico riciclo di cibo avanzato nelle scuole, finanche addentato e non consumato del tutto – scrive il Procuratore Conzo –  che in seguito veniva destinato per la preparazione dei pasti serali agli ospiti delle strutture sanitarie i quali, in più occasioni, constatato che la pietanza fosse immangiabile, si rifiutavano di consumarla”.

Dettagli macabri che emergono nel corso della conferenza stampa come l’utilizzo anche di grassi di scarto e rimasugli vari per la confezione di pasti liquidi a soggetti che si alimentavano con il sondino.

Un trattamento da lager per malati gravi e per i bambini delle scuole elementari e materne di Benevento.

Tanto che la procura parla di “disegno criminoso finalizzato ad aumentare i guadagni d’impresa, a discapito della qualità dei pasti in tutte le fasi di esecuzione degli appalti, violando palesemente le regole imposte dal capitolato contrattuale”
“Le condotte descritte – scrive Conso – erano attuate nella totale noncuranza che i destinatari del servizio reso fossero scolari in tenera età, anziani e malati psichiatrici, e quindi categorie di soggetti deboli, non in grado di far valere le proprie ragioni e diritti”.

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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