Scandalo pozzi inquinati. La proposta di Italo Di Dio: “Un tavolo per fare chiarezza. Portiamo l’acqua del Biferno in tutta la città”

“Riuniamo intorno ad un tavolo tutti gli interlocutori, la Regione, il Comune, un tecnico della Gesesa, chi ha sollevato il problema, per capire come superare l’emergenza, se i valori trovati sono preoccupanti, quali sono state le cause dell’inquinamento. Questi pozzi andavano chiusi da anni. Come chiedeva lo stesso Piano d’Ambito. Garantiamo a tutti i cittadini di Benevento la stessa qualità d’acqua, visto che pagano tutti la stessa tariffa”. Questa la proposta lanciata dal consigliere comunale Pd, Italo Di Dio, per uscire dall’impasse.

L’obiettivo è quello di fare chiarezza sull’inquinamento da tetracloroetilene dei pozzi di Campo Mazzoni e Pezzapiana, che alimentano Rione Ferrovia, Rione Libertà e Centro Storico, attraverso un’indagine accurata delle falde acquifere coinvolte. Dopo sette mesi dalla denuncia della questione portata avanti dall’associazione ambientalista “Altrabenevento”, qualcosa comincia a muoversi. Ma non bisogna perdere altro tempo prezioso. Né sono ammessi rimpalli di responsabilità tra comune e provincia. La gente vuole essere informata, ha il diritto di conoscere tutti i risultati delle analisi.


Il comune di Benevento ha chiamato la società specializzata Artea per accertare le possibili cause della contaminazione dei luoghi dove si rovano i pozzi incriminati. Un’iniziativa sopraggiunta dopo una lettera diffida inviata dalla Regione Campania, ma soprattutto sotto la spinta della petizione popolare promossa da Altrabenevento e partita il 3 maggio scorso, per chiedere al comune di sospendere l’acqua proveniente da Campo Mazzoni e Pezzapiana e l’aumento della fornitura del Torano-Biferno, che serve già la parte alta.
Sotto i riflettori c’è il tetracloroetilene, la cui presenza oltre la soglia consentita è stata confermata dagli ultimi esami fatti dal laboratorio incaricato dalla Gesesa, società mista che gestisce l’acquedotto beneventano e di tanti comuni sanniti, con Acea in ampia maggioranza. “I controlli effettuati da Comune ed altre autorità parlano chiaro -sottolinea Altrabenevento- in quelle acque profonde c’è quel pericoloso inquinante, potenzialmente cancerogeno. Quei pozzi vanno chiusi. Lo ha richiesto lo stesso Piano d’Ambito. Anche perché non hanno mai avuto l’autorizzazione definitiva dalla provincia”.
La lettera diffida della Regione arriva il 24 maggio scorso. Da Palazzo Santa Lucia viene ordinato al comune di vietare l’utilizzo dei pozzi idropotabili destinati al consumo umano e per scopi agricoli, di istituire un tavolo tecnico ambientale per la gestione dell’emergenza tetracloroetilene, di informare continuamente la cittadinanza, con una pagina dedicata sul sito dell’ente, in modo dettagliato sulle fasi di disinquinamento avviate e da avviare. “Mentre il sindaco continua a dire che l’acqua è potabile -rileva Altrabenevento- ora anche la regione interviene per proporre le cose da fare con urgenza”.
Sulla vicenda si susseguono incontri, lettere al prefetto e denunce in Procura. Per allontanare le giuste preoccupazioni della gente dei quartieri coinvolti è necessario parlare con dati alla mano, con documenti ed analisi appropriate. Per evitare ogni allarmismo, però, non serve edulcorare la situazione. Fino a che punto è possibile superare la soglia di contaminazione? Quanti monitoraggi sono stati fatti? Dopo tanti anni dalla loro apertura e con la accentuata urbanizzazione del territorio, saranno sicuramente cambiati le caratteristiche naturalistiche, l’ambiente, il paesaggio, la conformazione strutturale del posto.
Per portare un nuovo tassello alla discussione è intervenuto il coordinamento cittadino del Partito Democratico. Ma questa riunione è apparsa un po’ improvvisata e senza una chiara direzione. Anche perché non è emersa alcuna posizione ufficiale. “L’incontro è stato molto bello -sostiene Nunzio Castaldi, uno dei promotori- nel senso che è stato molto partecipato. Ho potuto approfondire. Nessuno contesta il merito di Altrabenevento. Abbiamo ascoltato, cercato di capire. Era una riunione aperta a tutti. La politica deve pretendere chiarezza”. Ma un grande partito come il Pd può limitarsi a questo?
Alcune perplessità sono nate sull’analisi presentata dall’ingegner Yuri Di Gioia, che, parlando a titolo personale, ha mirato a scacciare ogni allarmismo, affermando che “l’acqua è potabile, che tutto rientra nella soglia di contaminazione, che non bisogna creare confusione, che esistono diverse normative da prendere in considerazione”. Una linea molto diversa da quella di Altrabenevento, che ha rivelato, tra l’altro, che “la Gesesa miscela l’acqua del Biferno con quella dei pozzi contaminati”. Anche il chimico Carlo Alberto Iannace ha teso a rasserenare. “Fate fare un’indagine mirata -ha proposto- e poi chiedete la convocazione di una Conferenza di servizio. Si potrebbe anche arrivare ad una miscelazione delle acque”.
Sulla tortuosa problematica si è fatto sentire anche l’ex sindaco Fausto Pepe via facebook. “Di fronte alla contaminazione accertata da tetracloroetilene – ha evidenziato- non è immaginabile che vengano chiusi pozzi per uso industriale e non quelli per uso umano. Le soglie vengono sempre superate. La regione vorrebbe sostituire quella di Campo Mazzoni e Pezzapiana con quella di San Salvatore Telesino, molto dura e non di buona qualità. Il Pd dovrebbe chiarire le tante “omissioni” di comune e provincia, tirate fuori da Altrabenevento, e pretendere dalla regione l’acqua del Biferno”.
La stessa pressante richiesta è venuta dall’ex assessore Enrico Castiello. “Ritorno alla vita pubblica -ha detto- dopo un anno mezzo per motivi di salute. Abbiamo affrontato in passato l’emergenza idrica. Sappiamo che nella nostra acqua ci sono molti nitrati. Quando la soglia è 50, già a 30 bisogna stare attenti. Ho sempre un po’ paura. Le nostre sorgenti non sono mai state curate. Prima che arrivino le pretese di Napoli e Caserta, vogliamo l’acqua del Biferno per tutta la città. La regione è ancora “rossa”. Mobilitiamoci, prima che cambi colore”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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