Scintille sull’incendio dello Stir, Solano: “Basta con l’allarmismo”. Il sindaco Caputo: “Attenti alla criminalità”

“Vogliamo chiarezza, certezza, verifiche, controlli sull’aria, sull’acqua, sull’agricoltura del nostro territorio”. Gli abitanti dell’Alto Tammaro sono allarmati dopo l’incendio dello Stir di Casalduni scoppiato il 23 agosto scorso. Anche se l’Arpac comunica che tutto è nei limiti di legge. La loro preoccupazione è stata raccolta dai sindaci della zona che stamattina hanno consegnato al prefetto di Benevento la richiesta dello Stato di Emergenza Ambientale. Accompagnata da un esposto alla Procura. Un comitato chiede che le analisi vengano effettuate dall’Università del Sannio. 

Il fronte della protesta è guidato dal primo cittadino di Fragneto Monforte, Raffaele Caputo, eletto con una lista civica, ma da sempre di marca centrista, tra Forza Italia e Mastella. “Dopo questo passo -afferma- ci devono dire ancora dove portare i rifiuti, dal momento che lo Stir è fuori uso. L’impianto di stoccaggio è stato costruito in un momento emergenziale. Secondo me deve essere abbattuto e ricostruito in una zona adeguata, perché dove sta non c’è approvvigionamento idrico, né sicurezza. Basti pensare che i rifiuti combusti ancora non vengono coperti”.
Nel documento consegnato in prefettura i sindaci raccontano la storia dello Stir e del sito di Toppa Infuocata, che si trova a Fragneto Monforte, dove dal 2004 sono stoccate “provvisoriamente” 60 mila ecoballe provenienti da tutta la Campania. Il comune ha chiesto più volte la loro rimozione, perché troppo vicine ad abitazioni e sorgenti d’acqua. Nell’aprile di sette anni fa fu sottoscritto un accordo col governo e la regione per la bonifica, col supporto dell’Arpac e della Sogesid, ma gli interventi ancora non partono. “Chiediamo alla magistratura di indagare anche sul sito di Sassinoro -afferma Matilde Prozzillo del Comitato Civico- anche qui ci sono problemi di legalità che abbiamo denunciato in procura”.
Il cattivo funzionamento dello Stir è stato più volte segnalato. Giusto un anno fa, infatti, la Procura della Repubblica di Benevento citava in giudizio i responsabili dell’impianto per mancata riparazione di serrande, tubature, porte e sistemi aspirazione. Nel febbraio scorso il tribunale condannava gli imputati, rappresentati dai dirigenti della Samte (Sannio Ambiente e Territorio),agenzia della provincia. Le ultime fiamme hanno dimostrato che l’impianto antincendio non ha funzionato e che le balle ammassate nel piazzale hanno ritardato l’azione di spegnimento.
Il contrattacco della Samte non si è fatto attendere. Mentre la magistratura ordinava il sequestro di parte dello Stir. “Si continua ad allarmare ingiustamente le comunità circostanti -ribatte Fabio Solano, amministratore unico dell’agenzia provinciale – si mettono addirittura in dubbio i dati dell’Arpac. Voglio ricordare che la Samte è parte offesa. Qualche sindaco continua a segnalare incendi che vede solo lui e che i vigili del fuoco non avrebbero i mezzi sufficienti. Per i rifiuti del Sannio è disponibile Irpinia Ambiente”.
Chi può aver appiccato il fuoco e perché lo avrebbe fatto? “Non lo so -osserva Caputo- non so a chi conviene trasformare i rifiuti normali in speciali. Però qualcuno avrà interesse a farlo, perché altrimenti non si prenderebbe la briga di andare a bruciarli. Proprio stamattina c’è stato un nuovo incendio a Maddaloni. Lo Stir sta lì da 17 anni e non ha mai funzionato bene. Per la regione è venuto il vicepresidente Fulvio Bonavitacola. Ho invitato i cittadini a non uscire in aree esposte ai fumi”.
La vicenda di Casalduni ha acceso scintille tra Caputo ed il presidente della provincia, Claudio Ricci, che si sono rinfacciati le rispettive provenienze politiche. “Nei momenti d’ira -sottolinea il primo cittadino fragnetano- è facile che scappino ingiurie. Non avevo intenzione di offendere Ricci allora, né voglio offenderlo adesso. Però voglio dire che per fare il presidente di una provincia e il sindaco bisogna avere educazione e dignità sufficienti a ricoprire quel ruolo. Certamente non ce l’ho con lui. Non l’ho ancora rivisto. Ma il problema grosso è che loro, con la Samte, non hanno vigilato, né lo stanno facendo. Basti pensare che in questo momento c’è un sito di stoccaggio a pochi chilometri, quello di Toppa Infuocata, che potrebbe essere “attenzionato” dalla delinquenza”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.