Scoperchiato il business sui migranti. L’uomo della Prefettura comunicava “Passate la cera” e Di Donato sventava i controlli

La ragnatela intessuta era perfetta. L’uomo della Prefettura avvertiva al momento giusto con le parole in codice “Passate la cera”, quando i controlli stavano arrivando. Il capo dei centri di accoglienza metteva tutto a posto, nascondendo le situazioni di sfascio e degrado più eclatanti. Ma dopo tre anni di indagini il coperchio è saltato ed ha portato alla luce un mare di illegalità, dove hanno navigato indisturbati i pescecani del business sui migranti. Sfuggendo finanche al controllo dell’Onu.
L’inchiesta condotta dal Procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal sostituto Patrizia Filomena Rosa ha portato agli arresti domiciliari il santagatese Paolo Di Donato, vero dominus del grande affare, Giuseppe Pavone, dipendente del Ministero della Giustizia, Felice Panzone, ex funzionario della Prefettura di Benevento, il carabiniere Salvatore Ruta in servizio a Montesarchio e l’imprenditore beneventano Angelo Collarile. L’ordinanza è stata emessa dal Gip Gelsomina Palmieri.
“I migranti –ha sottolineato il procuratore Aldo Policastro- sono le vittime, la parte lesa di questo ingranaggio criminale. Proviamo dispiacere per la permeabilità della pubblica amministrazione, ma per fortuna abbiamo dimostrato di avere al nostro interno validi anticorpi”. Lo scenario delle condizioni di vita degli extracomunitari ospitati nelle strutture gestite dal Consorzio Maleventum, oggetto dell’inchiesta, è apparso subito raccapricciante e desolante.
“In molte abitazioni -ha fatto notare Conzo- mancava l’acqua, la luce e il riscaldamento. Alcune stanze erano prive di vetri e di materassi ed avevano caldaie difettose e fili penzolanti che potevano mettere a rischio l’incolumità delle persone. I gestori hanno spesso sottratto finanche i pocket money giornalieri destinati ai migranti”. Tutti gli arrestati devono rispondere di falsa documentazione, truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture. Accanto ai principali responsabili ci sono altri 36 indagati.
La macchina era ben oleata. “C’era il Sistema Panzone -ha spiegato il vicequestore Giovanna Salerno-organizzato dal funzionario della prefettura che doveva effettuare i controlli per garantire una vita decente agli ospiti e che invece pensava solo al suo tornaconto personale, e poi c’era il “Sistema Di Donato”, quello messo su dal prolifico imprenditore, che aveva tante amicizie che gli permettevano di correre ai ripari quando venivano a galla condizioni disumane. Questi due sistemi si sono intrecciati in modo perverso”.
Il Consorzio Maleventum comprende 13 centri di accoglienza. Quando è partita l’inchiesta ospitava 777 migranti su un totale di 1165 presenti in tutta la provincia di Benevento. Una fetta consistente che consentiva di guadagnare al manager Di Donato fino a 50 mila euro al mese. Che per questo poteva permettersi di viaggiare in Ferrari e di fare una vita da nababbo, come egli stesso ha più volte ostentato attraverso alcune foto in bella posa pubblicate sul sito personale di facebook.
Il personaggio ha spesso vantato di avere tante amicizie politiche. Ma, in un’intervista rilasciata qualche anno fa all’inviata di “Piazza Pulita”, il talk show condotto da Corrado Formigli su la 7,manifestò pubblicamente le sue simpatie berlusconiane. “Politicamente provengo dal Popolo della Libertà -dichiarò-poi sono passato col Nuovo Centrodestra, perché apprezzo gli ideali di Nunzia De Girolamo. Nelle ultime elezioni regionali ho votato Forza Italia, dando la mia preferenza alla signora Mastella”.
“L’indagine è stata complessa -ha rilevato Policastro- articolata, difficile, ma c’è stata una sinergia corale tra tutte le forze dell’ordine”. Nacque da un esposto di un cittadino ed in particolare dalle denunce della Cgil di Benevento. “Oggi si scrive una bella pagina di giustizia -osserva Rosita Galdiero, segretaria provinciale del sindacato- abbiamo collaborato a stroncare questo sistema illegale con le nostre iniziative. Quanti scontri con i gestori che non volevano farci entrare e visionare le strutture. Questa svolta serve a salvaguardare gli operatori onesti”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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