Se un partito dà il cattivo esempio. Il caso del Pd di Benevento

Il caso del Pd di Benevento evoca la lapidaria condanna di Gesù a scribi e farisei: “Dicono e non fanno“.

Così quelli del Pd di Benevento dicono che la democrazia è una gran bella invenzione, ma poi la calpestano a colpi di maggioranze precostituite. Dicono che l’inclusione è un valore, ma poi procedono a suon di esclusioni (come è accaduto con l’intero circolo di Melizzano).

Dicono:”la legalità prima di tutto! “, ma poi – stando al verbale della Commissione regionale di Garanzia  – passano sopra alle norme dello Statuto del partito come se si trattasse di cadaveri.

Dicono che l’etica in politica è la premessa, ma poi la stropicciano a piacimento.

Il Pd di Benevento sarà forse commissariato, almeno questo hanno chiesto gli organismi regionali. Non nuovo a cruente faide interne, questa volta però i dem sanniti guidati da un leader corsaro come Umberto Del Basso De Caro hanno toccato il fondo convocando un’assemblea provinciale dopo aver  ‘fatto fuori‘ il presidente del partito. In barba allo Statuto, con  un’etica dei comportamenti ormai ridotta a brandelli in nome della presa di possesso del partito che , tradotto, vuol dire ricandidatura in Parlamento per Del Basso De Caro, il Pd di Benevento attraversa la sua ora più buia.

E ci si chiede come si possa candidare a governare la città capoluogo se non potendo dare più buoni consigli si è capaci soltanto di dare il cattivo esempio.

Stavolta Rossano Insogna, presidente illegittimamente disarcionato, e il leader dell’opposizione interna, Raffaele Del Vecchio, hanno deciso di fare sul serio.  Non con le accuse a mezzo stampa, ma con i ricorsi.

E quello che emerge oggi dal resoconto della Commissione regionale di Garanzia del Pd è allarmante. Non si dice soltanto che ci sono le condizioni affinchè si esprima il segretario nazionale, ma che sono state compiute gravi irregolarità.

Così  la decadenza di Rossano Insogna dallo stato di iscritto al PD è stata annullata “a causa di carenze istruttorie da parte dell’ufficio adesione provinciali e della irregolare certificazione ex post da parte della commissione provinciale di garanzia” . In soldoni: hanno coperto la verità dei fatti, hanno messo in piedi una catena di inganni e bugie. Cosa c’è di più grave per un politico?

Come se non bastasse è stata accertata “l’incompetenza, da parte dell’ufficio adesione provinciale, nella dichiarazione di decadenza dallo stato di iscritto e di componente di un organismo elettivo del partito” ed è stata dichiarata “illegittima/nulla l’Assemblea provinciale tenutasi il 05/06/2021, con la conseguente invalidità/nullità delle relative deliberazioni assunte“. Insomma: hanno proceduto navigando (per di più a vista) in un mare di illegalità. E ci si può fidare di chi viola leggi pur di restare a galla?

Valutazioni che hanno spinto l’organismo regionale a chiedere a Roma il commissariamento del Pd sannita.

Una pagina amara per  il più grande partito di centrosinistra, ormai completamente in balia di faide interne, ostaggio di padrini e rancori, stritolato dal De Caro-pensiero per il quale la politica (ma in fondo anche la vita) è guerra senza spargimento di sangue. 

Ecco perché è doveroso ora interrogarsi sul contributo che questo Pd a trazione decariana possa dare alla crescita della città di Benevento.

Lontano ormai da tempo dalla gente (chiedete al fruttivendolo sotto casa chi sono quelli del Pd) è rimasto concentrato su un asfittico dibattito interno guidato per giunta da una classe dirigente alla completa mercè dei capricci del suo leader,  persone che si giocano le proprie potenzialità, che per sottostare a vecchie logiche di potere devono stare zitte davanti al più perfido dei soprusi.

Oggi questo Pd pronto a calpestare regole, donne e uomini della sua comunità ha dimostrato di non aver nulla da dire, nessun racconto da imbastire, nessuna visione da proporre. Quando esce allo scoperto lo fa con il tono arrabbiato e arcigno di una giovane segretaria in pectore, Antonella Pepe, che si limita a un cieco giustificazionismo di ogni  sgambetto deciso dal leader PD e a strepitare contro il sindaco di Benevento, Clemente Mastella. Così il PD finisce col mostrare alla pubblica opinione solo il suo volto cattivo. Che pena. E che pena fa anche il candidato prescelto come Alternativa per Benevento, Luigi Diego Perifano, costretto a combattere contro un gigante come Mastella, solo ieri incoronato dal Sole 24 Ore come uno dei sindaci più amati d’Italia, trascinandosi dietro la carcassa di un Pd morto anche se ancora non sepolto, costretto ad ogni conferenza stampa a biascicare parole assolutorie per scelte di partito indifendibili.

E torna l’interrogativo di cui sopra: ci si può candidare a governare una città solo con una visione luciferina, quella per cui delle regole e dei compagni di partito si può fare carne da macello se l’interesse  personale lo esige? Che partito politico è quello a cui non resta che dare il  cattivo esempio?

Gli elettori (che sono altra cosa dagli eletti e viva Dio) non stanno mai dalla parte dei brutti, sporchi e cattivi. La politica non è un film di Sergio Leone.

La gente, nella realtà, a uno come Biondo che dice a un Tuco costretto a scavare con una pala: “Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. Tu scavi”, in genere riserva un gran calcio nel di dietro.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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