Sei attori in cerca di un personaggio al Mulino Pacifico. Uno sguardo graffiante sul coronavirus e il Premio Strega

Raccontare l’oggi attraverso storie antiche, col sarcasmo possibile sui duri giorni del coronavirus. Sei attori in cerca di un personaggio al Mulino Pacifico di Benevento, per ritrovare il filo del discorso interrotto, per ridisegnare uno sguardo sul mondo.

All-focus

Nel Giardino del teatro hanno recitato con tenera grinta, suscitando amari sorrisi, gli attori Michelangelo Fetto, Assunta Maria Berruti, Alfredo Calicchio, Antonio Intorcia e Rosario Giglio, nell’ambito della rassegna regionale “Raccontami per Ricominciare”, promossa da “Vesuvio Teatro” e coordinata da Giulio Baffi e Claudio Di Palma. Riscoprendo spazi aperti ed inedite scenografie. Rimettendo in cammino la compagnia Solot, in una sorta di ritrovata Resistenza.

All-focus

Dalle vicende di Benevento alle storture del mondo, dal Vangelo all’Utopia, dalle dure condizioni della gente oppressa ai miracoli divini. Sbeffeggiando vecchi ritornelli e rimarcando nuovi bisogni di giustizia. Aggrappandosi alla svolta auspicata del dopo virus. “Si diffonde la speranzarecita Fetto, mentre snocciola l’analisi critica del suo “stato di salute”- che tutto questo ci renderà migliori. Perché’? L’insostenibile leggerezza dell’essere. Il pessimismo della ragione e l’ottimismo dei 600 euro. Che ce ne importa? Tanto abbiamo il Premio Strega, diventato una specie di Sanremo. Dietro la vetrina c’è gente che ha fame”.
Sulla scena Assunta Maria Berruti riporta la straziante violenza delle legge razziali del 1938,mentre Antonio Intorcia ricorda le mille guerre sparse per il mondo. “Questo granellino dell’universo – declama con delicata profondità – può decidere la sorte dei cieli e di tutte le stelle. La terra è abitata da milioni di esseri irrequieti, in furibonda zuffa, che credono che il loro Dio debba occuparsi di loro, che vogliono imporre la loro volontà. Ma tutto si inabissa e sparisce. Un giorno questa atrocissima e stolida guerra sarà ricordata in poche righe”.
Sull’emarginazione dolente dei malati di mente, sulla carenza delle politiche d’inclusione e sul facile scivolamento verso l’abisso, si sofferma Alfredo Calicchio, con un monologo intimistico e graffiante. “C’è un tempo per gettare i sassiosserva Carlotta Boccaccinoe un tempo per raccoglierli. Ma l’unione delle banche mondiali ha deciso che il tempo è denaro. Anche se noi cerchiamo sempre uno sguardo dietro la mascherina”. Il percorso teatrale si dipana tra denuncia ed ironia, suscitando riflessioni ed ilarità.
Poi venne il tempo che il Signore creò il Valano. Lo fece uscire dalla pancia di una ciuccia. Per alleviare il lavoro del contadino e del proprietario terriero. Il momento culminante di quest’orrido parto è interpretato con geniale mimica espressiva da Fetto, che ripercorre una delle tappe emblematiche della triste storia dei garzoni affittati e venduti per un anno ai massari del Sannio. Lo spettacolo si chiude con la scoppiettante scena delle nozze di Cana, quando Gesù trasformò l’acqua in vino. Un quadro comico esilarante colorato dal piglio multiforme di Rosario Giglio.Bevetene tutticoncluderà l’attore nella parte di Gesù- questo è un vino di Padre Eterno, l’ho fatto io. Altro che invenzione del demonio”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Enable Notifications    OK No thanks