Serafini smentisce la versione di Medici: “Non so nulla di quell’accordo”

“Una tempesta in un bicchier d’acqua”, è il titolo che Gianluca Serafini dà al post su Facebook con cui, oggi, ha voluto chiarire la sua posizione sulla ricostruzione che Antonio Medici ha dato sul suo ingresso nella prima giunta Pepe, nel 2006. 

“Ho seguito con attenzione il botta e risposta tra Nicola Sguera e Antonio Medici – scrive Serafini – e, con il dovuto rispetto per tutte le parti in causa, ho l’impressione che alcune cose “scritte a metà” abbiano generato una polemica che, senza nulla togliere, un post scritto su un blog non meritava. Ho l’impressione, quindi, che si parli a nuora perché suocera intenda”.

Serafini dice di aver avuto un confronto con Medici e di averne ricavato rassicurazioni.

” Ho avuto modo di confrontarmi telefonicamente con Antonio – racconta –  e so di non essere annoverato, anche per via del rapporto personale che abbiamo sempre avuto, tra i racconti di “miserie di uomini di sinistra e sindacalisti affaristi”. Questo è il punto a cui tengo di più”.

Insomma, l’ex segretario provinciale di Rifondazione Comunista, quello che, stando alla ricostruzione di Medici, avrebbe siglato, nel 2006, il patto Udeur-Rifondazione Comunista con la “promessa di un finanziamento regionale”, non sarebbe finito nel girone dei dannati della sinistra secondo Medici, dove invece sarebbero ascrivibili  altri ex dirigenti provinciali di RC, non menzionati, però, nell’articolo. 

Ma c’è un altro nodo da districare: in quel 2006 in cui si facevano prove di l’Ulivo anche a Benevento le cose tra Udeur e Prc andarono o no come emergono con chiarezza nella versione di Medici?

“La ricostruzione di Antonio – sottolinea infatti Serafini – però, avrebbe dovuto essere un po’ più dettagliata, così come si conviene quando vengono fatti nomi e cognomi.

In quel giugno – racconta – dopo le elezioni che avevano visto la vittoria del centrosinistra guidato da Fausto Pepe, per ragioni politiche dovute anche al risultato elettorale, la lista “Città in Comune”, che per soli quattro voti non superò il quorum, subì una frattura politica. Vista la disponibilità di Pepe a concedere un assessorato anche alle compagini che non avevano eletto il consigliere comunale, le componenti della lista (Rifondazione, CS Depistaggio e Verdi) furono chiamate, in assenza di accordo, a fare una rosa di nomi per la nomina dell’assessore. Fausto Pepe durante le consultazioni mi disse che era sua intenzione fare di Benevento un polo della Formazione e del Lavoro. Trovai interessante, visto che il PRC in quel settore esprimeva un assessore regionale, Corrado Gabriele, raccogliere la proposta. Premettendo che non sono mai stato d’accordo (lo sanno tutti e lo sapevano anche allora) sul nominare assessore il più votato della lista, chiesi a Gabriele Corona, che per la verità era abbastanza scettico, di farmi incontrare Antonio Medici, commercialista, che spesso, proprio da lui, avevo sentito nominare perché era da poco uscito dai DS di cui, se non erro, era stato tesoriere cittadino ed era molto attivo nell’associazionismo. Andammo a casa sua e, di fronte alla richiesta di 48 ore di tempo per pensarci, io gli diedi 48 secondi per decidere. Mi disse di sì e mi recai dal Sindaco per fare a quel punto la proposta del Partito della Rifondazione Comunista: Alessio Fragnito, primo dei non eletti, e Antonio Medici, sapendo che Fausto Pepe era entusiasta della “proposta Medici”. Avevo così respinto la proposta di Fausto Pepe che riteneva di dover nominare assessore il segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista (cioè io).
Ovviamente, e immagino sia questo il passaggio ambiguo, visto che l’accelerazione che avevo impresso poteva comportare rotture con le altre componenti, misi al corrente di tutto il Segretario regionale del partito e l’Assessore Gabriele (visto che Medici si sarebbe occupato di Formazione e Lavoro) per evitare che il partito rimanesse isolato in una fase molto complicata. Evidentemente – sottolinea Serafini – a questo si allude quando si parla di “amicizia” che, come chi legge sa, è ben altra cosa.

Mi sembra perciò surreale la ricostruzione che fa Teresa Ferragamo, donna e giornalista che stimo molto, rispetto al fatto che io sia stato scelto per siglare un accordo tra livelli istituzionali (tra l’altro, Sandra Mastella non c’entra assolutamente nulla)”.

Dunque, secondo Serafini non ci sarebbe stata alcuna promessa di finanziamento, nessun accordo per piazzare un assessore alla formazione e al Lavoro (le stesse deleghe di Corrado Gabriele) di Rifondazione nella prima giunta Pepe.

“Se poi tra Medici, Gabriele e Pepe – azzarda Serafini – ci sia stato un accordo per un possibile finanziamento o meno, io non lo so. Non mi meraviglierebbe e non penso sia un crimine, vista la corsa esasperata che anche oggi si fa per intestarsi meriti circa possibili finanziamenti regionali. Del resto, come Antonio sa, mi sono sempre occupato del partito e mai di queste cose e lo dimostra il fatto che quando si trattò di approvare la famigerata “delibera Zamparini”, sulla quale ero nettamente contrario, lo sospesi temporaneamente dalla Giunta per tutelare noi e lui.

Dopo qualche mese (quattro) – racconta ancora – Rifondazione fu attraversata da scontri interni molto duri e io alla fine di novembre smisi di essere segretario. Dalla segreteria regionale, di cui facevo parte come responsabile per le politiche del lavoro, condivisi la scelta di abbandonare la giunta Pepe perché era ormai veramente scarsa la nostra possibilità di incidere nel dibattito politico della città.
Quindi, a questo punto, non so Antonio a chi si riferisce quando parla di ricatti e compromessi. Lo dovrebbe dire lui, ammesso che ne abbia voglia. Diciamo così: spero ne abbia voglia. Lasciare i fatti alla libera interpretazione di chi legge spesso genera mostri”.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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