‘Sette anni di attesa’, Vestoso supera i confini del cinema del reale per raccontare i Riti Settennali di Guardia Sanframondi

La bocca è come una cerniera lampo. Si apre circospetta e si chiude discreta. Non ha occhi. Ma rughe. Per raccontare.  È il volto a cui Valerio Vestoso, affermato regista di origini sannite, affida l’inizio e la fine del documentario sui Riti Settennali di Guardia Sanframondi, “Sette anni di attesa”. Inquadratura stretta su metà volto della donna guardiense che, meglio di altri, riesce a trovare un linguaggio universale per spiegare cosa rappresentino i Riti settenali per la comunità di questo paesino di 5000 anime in provincia di Benevento: “Penso che prima o poi tutti si innamorino – sussurra quasi -. Ci sono cose che non si possono spiegare. L’amore non si spiega. E così è questa nostra fede.

L’opera di Vestoso, presentata anche al Vaticano, è tutta attraversata dal desiderio, che si fa ansia, dei guardiensi di raccontare e spiegare al mondo il senso profondo di questo grande mea culpa collettivo che si consuma ogni sette anni davanti a migliaia di sguardi che, da ogni dove, vanno ad assistere con curiosità – perfino morbosa – alla suggestiva evocazione penitenziale dedicata alla Madonna Assunta.

Una curiosità per quei Riti che il guardiense vive con disagio, a tratti con fastidio, e che ha l’ansia di placare:  “Io li spiegherei come li ha spiegati mia madre a me quando ero bambino”, racconta padre Giustino di Santo: “All’improvviso vedevo in paese un gran movimento, mia madre cercava oro, ali da angelo, intrecciava una corona di spine, legava una fune e  quando le chiesi, con la curiosità di un bambino di 12 anni, ‘mamma, ma di cosa si tratta?’, lei mi rispose ‘figlio mio, è la festa della Madonna“. 

Davanti a quelle poche parole spiegate, un guardiense si placa, ma un osservatore ‘straniero’ no. 

Dopo sette anni, mistici, di apnea collettiva,  tornano i riti settennali di Guardia Sanframondi,  ad agosto fiumi di gente si riverseranno nel borgo medievale per osservare un altro fiume di incappucciati bianchi macchiati di rosso con il proprio sangue colante sui crocefissi che reggono in una mano. I battenti ad ogni passo colpiscono il loro petto, in segno di penitenza, con la spugna di sughero dalle 33 punte. Durante la settimana dei riti i diversi rioni del comune (Croce, Portella, Fontanella e Piazza) si alternano nei cortei dei misteri: scene raffiguranti episodi dell’antico e del nuovo testamento o della vita di Santi.

Un rito senza un tempo, che per gli storici del posto ha origini solo religiose senza alcuna interferenza pagana: “Le origini si perdono in un arco di secoli che non riusciamo a calcolare perché non ci sono memorie scritte”, spiegano.

“Sette anni di attesa, la festa di penitenza di Guardia Sanframondi”  racconta quel rito con personaggi della realtà, ma il taglio è cinematografico, alle informazioni si preferisce il racconto per suggestioni, emozioni. La storia si dipana attraverso la forza spirituale e interiore dei guardiensi. Dal silenzio spuntano occhi, mani, bocche, volti e parole. 

Vestoso sembra voler superare, perfino, i confini del cinema del reale. Del resto, da pochi anni, i documentari si  sono rivelati un fiume in piena di novità, creatività, versatilità, poesia, una fucina capace di regalare nuova linfa al cinema.

Il parroco, storici del luogo, guardiensi provano a spiegare quel filo ininterrotto di un’intera comunità con un rito religioso che non ha riscontri in nessuna parte del mondo: migliaia di penitenti che ogni 7 anni ad agosto sfilano in processione comprimendosi il petto scoperto, percuotendola a sangue. Le immagini di archivio riescono a descrivere il grado di immersione di un paese intero in un rito di comunità, che anni fa attirò perfino le telecamere della tv araba Al Jazeera che immortalò meticolosamente le celebrazioni dei Settennali di Penitenza

 Vestoso riesce a proporre una forma alta di ‘drammaturgia’ della realtà, riorganizzandola in modo narrativo: ogni singolo elemento, ogni persona, ogni parola, ogni scena d’archivio partecipa a questo scopo. 

In “Sette anni di attesa” la realtà si confonde con il cinema, il cinema con la realtà. Ad emergere sono il legame d’amore tra persone e luoghi, le radici, la terra come patria di dentro. Intorno la delicatezza del silenzio. 

 

 

 

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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