Sguera,il Prof. a 5 Stelle portavoce della fabbrica dell’odio

di Teresa Ferragamo

Diciamo subito che non è colpa di Grillo. Perché tutto ebbe inizio con Umberto Bossi e Silvio Berlusconi. Furono loro a mandare in soffitta il lessico formale ed enigmatico della Prima Repubblica, sostituendovi un’informalità verbale e una semplificazione dialettica.

Quello che è successo dopo, con l’avvento del M5S, è, però, che la trivialità lessicale non è più episodica, ma strutturale.

Per cui se un prof. di Lettere al Liceo Classico, su Facebook, attacca con parole biliose gli avversari o chi contraddice il M5S-pensiero, la cosa finisce che appaia ‘normale’. Questo perché le battute da trivio sono ormai il linguaggio identificativo del Movimento 5 Stelle.

Se, del resto, il capo è maestro di ‘vaffa’, perché mai un portavoce dovrebbe tenersi distante da scempi verbali?

La fabbrica dell’odio, in fondo, ha bisogno di manodopera, arruola maestranze, se ‘dotte’ meglio ancora, perché la retorica è arte anche quando si nutre di volgarità.

I post parossistici, le provocazioni di Nicola Sguera non sono casuali,  non sono intemperanze individuali, ma sono parte di un disegno più grande di lui. Servono una causa, quella di Grillo: arare il terreno dell’odio per ribaltare il sistema e andare al potere.

Insomma, Sguera non è una scheggia impazzita, è solo un ‘odiatore’ compulsivo per delega di Grillo, convinto che così ‘sente’ e così parla l’uomo della strada, quello che il M5S vuole portare al potere.

L’avversario è tale a prescindere dalle sue azioni o dalle sue scelte, diventa nemico ontologico , destinatario di una violenza che, per il momento, è verbale, ma un domani, perseverando, chissà.

E chi prova a riportare Sguera nei giusti binari, quelli sui quali dovrebbe restare un insegnante di Liceo e dovrebbe incamminarsi un movimento politico con ambizioni di governo, viene destinato al pubblico ludibrio perché contrasta il M5S per interesse di parte e non ha capito nulla della vocazione da battutisti impenitenti degli hate specheer.

 

 

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