Simone Balducci, il tenore di San Leucio che incanta Firenze

È più forte di lui, e sì che con un passato (recente) da giocatore di rugby è forte: Simone tira fuori la voce come noi tiriamo fuori dalla tasca un mazzo di chiavi.

Davanti al bar Gnostro, al viale Mellusi, mentre metà Benevento è in vacanza e l’altra metà sonnecchia, la sua voce da tenore vibra tra una parola e un’altra.

Alto, atletico, tatuaggi qua e là, orecchini, Simone Balducci è il tenore che non ti aspetti; per noi, generazione con le mamme innamorate di Luciano Pavarotti, è uno che smonta il teorema per cui a una voce potente deve corrispondere quantomeno una gabbia toracica estesa dove gli addominali naufragano dolcemente: “Pavarotti è il più grande di tutti, raggiungeva note che per molti prima e dopo di lui sono vette su cui è perfino rischioso arrampicarsi”, dice Simone, mentre gli occhi brillano.


A 27 anni, dopo aver forse combattuto una guerra inutile con una voce che, chissà quante volte, avrà percepito come più grande di lui, si è messo a studiare canto. “Ho deciso di darmi un’opportunità – spiega -. Prendo lezioni private e voglio iscrivermi al conservatorio. Per me cantare è naturale come respirare, è un pensiero fisso, ostinato, pervicace, benedetto e maledetto insieme, che non mi molla mai”.
Simone è stato un ragazzo irrequieto, di quelli divorati dal fuoco della ricerca continua; giovanissimo, ha lasciato il paese d’origine, San Leucio del Sannio, e dopo aver girato in lungo e in largo, si è fermato da un po’ a Firenze dove è responsabile sala in un ristorante del centro con tanto di stelle Michelin.Questo lavoro mi consente autonomia e ora mi permette di pagarmi gli studi”.

Il sogno, però, resta quello di far vibrare la sua voce in un teatro, davanti a un pubblico pagante ed appagato dal suo canto. “Ci sto provando: so che devo studiare tanto, recuperare il tempo perduto, ma non sono mai stato tanto felice quanto ora che posso permettermi lezioni di canto. Ho un talento naturale, ma dietro le grandi voci c’è una grande tecnica. Oggi in Italia, non ci sono grandi tenori, nella lirica emergono i coreani, forse perché qui da noi è tutto più difficile e forse perché la musica lirica sta attraversando una fase di oscurantismo”.
Per il momento, quello di Simone Balducci è un canto libero: su Facebook, spopolano i video in cui intona  “La donna è mobile” a piazza della Signoria con i turisti che lo fermano per gli autografi, o quelli in cui all’improvviso canta un’aria al ristorante con i clienti che restano con la forchetta sospesa, o in cui si affaccia alla finestra del suo appartamento e fa risuonare una voce possente, profonda come una caverna, che diventa un richiamo a cui non si disubbedisce.

Simone è uno di quei ragazzi del Sud con la valigia in mano che prova ogni giorno a farcela, lontano dalle sue radici, dalla sua casa, dai suoi affetti, dalle certezze e, intanto, incanta Firenze.
Ha avuto in dote una voce di quelle da far accapponare la pelle, sa bene che è uno strumento nelle sue mani. È a capo di un’impresa e sa di essere solo con quel suo smisurato talento. Vuole farcela, ed è una bella sfida in un’ Italia che non sembra più il luogo delle opportunità, in cui hanno vita facile i nuovi Pavarotti.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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