Sito Unesco, l’accusa dell’assessore Del Prete: “Manca una cabina di regia. Per Santa Sofia non c’è neanche un dépliant”

Il patrimonio culturale di Benevento doveva e poteva diventare un formidabile volano di sviluppo. Ma ancora non si vedono frutti corposi e significativi per l’occupazione dei giovani, per la creazione di imprese, per l’incentivazione del turismo. La grande occasione arriva nel 2011 con l’inserimento del complesso longobardo di Santa Sofia nel Patrimonio Universale dell’Umanità. L’approdo nell’Unesco poteva rappresentare la svolta per la cultura e l’economia cittadina. Come stanno invece le cose?

Una riflessione sincera ed approfondita sullo stato dell’arte è scaturita dal tavolo istituzionale promosso da Rossella Del Prete, assessore alla Cultura e all’Unesco del comune di Benevento. A circa dieci anni dal raggiungimento del prestigioso traguardo, il bilancio presenta molti punti deboli, una caterva di azioni previste, ma non portate a termine, incertezze ed anche confusione sui soggetti responsabili dei mancati interventi, miranti alla valorizzazione e alla conservazione dell’immenso patrimonio longobardo.
Balza subito agli occhi che mentre Cividale del Friuli, uno dei sette comuni italiani, aderenti all’associazione nazionale “Italia Langobardorum”, in due anni ha raddoppiato il Pil, ha impiegato tanti giovani, ha potenziato la relativa sezione del Museo locale, a Benevento non si è mossa una foglia sul piano economico e turistico. Si spera adesso che tutti i ritardi registrati vengano recuperati con la redazione e l’attuazione del nuovo piano di gestione. Perché non basta il riconoscimento, ma occorre dimostrare che il bene culturale è patrimonio di tutta la comunità, che è stato studiato, fatto conoscere e conservato come si deve.
“Noi non abbiamo la piena gestione del sito -ha osservato Del Prete- perché non è proprietà del comune. Di fatto non possiamo intervenire come dovremmo e potremmo. Ci vuole una cabina di regia. Non abbiamo prodotto studi sufficienti. Basti pensare che il filmato di stamattina è stato realizzato a Milano. Non abbiamo neanche un depliant sulla Chiesa di Santa Sofia. Per non parlare di un libro. Oggi mancano i rappresentanti della Sovrintendenza e della Camera di Commercio, che non si sono degnati neanche di rispondere all’invito. E’ intollerabile che le istituzioni non comunichino”.
Lo sfogo dell’assessore svela clamorosamente la difficoltà di concertazione tra i vari enti preposti alla cura e alla promozione del sito Unesco. Molte iniziative si sono svolte grazie al ruolo svolto dall’Associazione Italia Langobardorum, che ha presentato progetti, partecipato ai bandi, procurando diversi finanziamenti. Per questo a Benevento sono venute tante scolaresche. Ma l’amministrazione comunale non è stata sempre attenta e convinta della grande chance. Così il fiore all’occhiello rischia di appassire.
“Il potenziale di questa adesione -ha ammesso l’assessore- negli anni è stato sottovalutato. Ricordo che il giovanissimo sindaco di Cividale era sempre presente al ministero. Noi come comune abbiamo avuto la presidenza dell’associazione, ma non ce ne siamo accorti. Potevamo convocare qui un consiglio d’amministrazione. Adesso abbiamo la vicepresidenza. La parte del leone la fanno Brescia, Spoleto e Cividale, che hanno dei referenti molto competenti. Dobbiamo essere più consapevoli. Ma qui c’è l’incapacità di lavorare in maniera integrata. Anche a casa nostra. Ogni assessorato lavora per conto proprio a prescindere da quello che fa e pensa l’altro”.
L’illustrazione del vecchio Piano di gestione è stata affidata a Pasquale Palmieri, tecnico comunale, che ha passato in rassegna tutte le azioni realizzate, avviate, perse per strada o ancora in cantiere. Non sono stati effettuati, ad esempio, lo studio di approfondimento della fase longobarda del chiostro, gli scavi archeologici relativi, il censimento dei reperti sparsi per la città, gli interventi ecosostenibili, il monitoraggio periodico della manutenzione, l’istituzione di una scuola edile per il restauro, il sistema di video sorveglianza, la creazione del Parco Archeologico e del Verde di Cellarulo, un piano traffico e parcheggi, un corso per orientatori e guide turistiche, gli scavi archeologici di Piazza Sabariani.
Nell’elenco della circa trenta azioni previste risultano anche la creazione di un ufficio per i beni culturali ed un protocollo per l’uso della Chiesa di Santa Sofia. Ma l’assessore Del Prete ha confessato di non averne mai avuto notizia. Per la provincia, il direttore generale Nicola Boccalone si è mostrato disponibile a marciare all’unisono con atti amministrativi concreti, mentre il prorettore dell’Università del Sannio, Giuseppe Marotta, ha proposto un soggetto unico oppure una Fondazione per gestire tutto il percorso. Il tecnico Luigi Salierno, facilitatore del progetto, ha invitato il comune a coinvolgere nella gestione del sito le associazioni culturali presenti sul territorio.
Il cuore del problema ruota dunque introno a due parole chiave: concertazione e consapevolezza. “Il richiamo alla “città cultura” -ha concluso il giornalista Nico De Vincentiis, moderatore dell’incontro- è diventato come il 118.Occorre una visione per il futuro. Nella graduatoria del turismo ci precede anche Avellino. Evidentemente qualcosa non sta funzionando. Se passa un ispettore con la licenza di cancellare il sito, potrebbe farlo. Gli basta entrare nel Chiostro di Santa Sofia, proprietà della provincia, che versa in una condizione squallida di degrado”. Su questa osservazione, Boccalone gli ha dato del disfattista.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.