Topi a Benevento, l’entomologo Pampiglione: “I roditori vanno tenuti sotto controllo. La derattizzazione è l’ultima opzione”

Ormai, è psicosi-topi.

Da mesi, a Benevento, grida d’allarme e d’indignazione sulle incursioni dei roditori arrivano da ogni quartiere. 

Nelle ultime settimane, sembra che i ratti abbiano deciso di prendere d’assalto le scuole, costringendo dirigenti e sindaco all’immediata chiusura per derattizzazione. Questa settimana, è toccato alla San Filippo, rione Triggio: i bambini resteranno a casa fino a venerdì.

Il sindaco Clemente Mastella ha istituito addirittura una task force per far fronte all’emergenza roditori.

Così, ieri, scriveva  sul suo profilo Facebook:

“Che i topi siano ormai i padroni delle città, nel mondo, è purtroppo una drammatica realtà. Anche da noi non si sfugge. Venerdì ho convocato una riunione con Asl, Asia, Gesesa per vedere come fronteggiare il fenomeno. Però, da noi, è strano che il massimo di esplosione del fenomeno sia nelle scuole, che con l’Asl siamo costretti a chiudere. Lo dobbiamo a chi ci lavora ed ai ragazzi. Ma voglio indagare… come mai il fenomeno abbia punte di esasperazione nelle scuole. Venerdì ne parleremo”.

Fino a questo momento, non sono bastati gli interventi straordinari di derattizzazione. I roditori continuano indisturbati a spadroneggiare per la città, lungo le strade, sui marciapiedi, nei giardini e nelle scuole.

Abbiamo voluto chiedere un’opinione e qualche consiglio a uno dei massimi esponenti del Paese in entomologia, la scienza che studia insetti e parassiti ma anche i topi, Guglielmo Pampiglione.

Laureato in Scienze Agrarie a Bologna, consulente in Perizie, Ricerca e Sviluppo di attività professionali nell’ambito dell’entomologia e della zoologia urbana e sanitaria, un dottorato di ricerca in “Patologia e Sanità Animale” alla Facoltà di Medicina Veterinaria, Università degli Studi di Bari, un  Master in Pest Management, Applied Entomology, Imperial College of Science, Technology and Medicine, Biology Department, University of London , Pampiglione ha la fama del ‘pifferaio magico’.

Lo specialista emiliano ha spesso affrontato – e vinto – la battaglia contro i roditori in molte città italiane; fu anche chiamato ad intervenire all’Aquila dopo il terribile terremoto del 2009, quando i topi invadevano le tendopoli.

Dottor Pampiglione, a Benevento, ormai è scattata la psicosi roditori. Si grida all’invasione, foto di topi invadono i social media, le scuole vengono chiuse continuamente. Pensa che si tratti un evento straordinario?

“No, il problema dei roditori in ambiente urbano è sempre il solito, a Roma, come a Bologna o a Forlì”.

Nonostante gli interventi di derattizzazione, però, la loro presenza non sembra diminuire?

“E’ sul concetto di ratto uguale derattizzante che bisogna intendersi. Se si pensa di poter contrastare il fenomeno con l’utilizzo di disinfestanti si è perso in partenza. Questa è la premessa da cui partirei. Siamo ormai abituati  a usare veleni, anche perché c’è una pressione forte dei rivenditori”.

Ci spieghi meglio.

“Non si può usare subito il derattizzante, è come se il medico prescrivesse l’antibiotico prima di verificare se il paziente sta male”.

Ci sono altri sistemi per contrastare la presenza di roditori in ambienti urbani?

“Certo. Al derattizzante bisognerebbe ricorrere solo in ultima battuta.

Non puoi usare veleni se prima non tagli l’erba, non bonifichi le aree esterne e interne. Bisogna prima fare prevenzione, poi usare i veleni.

Nel caso delle scuole, per esempio, prima bisogna verificare se non ci sia una situazione di degrado esterno, se poi i topi ormai sono all’interno si procede con altri sistemi, come quelli a cattura, con la colla o con trappole a scatto, non si agisce direttamente con i veleni. Lavori che, però, vanno coordinati, altrimenti sono soldi buttati al vento.

Se ci sono ambienti esterni non curati, buchi nel pavimento, tubi scoperti, è chiaro che possa entrare un ratto, come altri animali, insetti. Se per esempio i sottoporta sono troppo aperti, il topo entra, e allora basta mettere una guaina e si risolve il problema. A volte, si tratta di essere banali”.

Quindi, questo continuo ricorso a derattizzazione, anche negli istituti scolastici, non risolve il problema?

“No, perché quei veleni creano assuefazione nei roditori e questo può spiegare la loro permanenza nonostante la derattizzazione. Inoltre, il derattizzante non solo crea assuefazione, ma contiene una molecola che penetra nelle falde acquifere, nell’erba, e che può restare nell’aria non sappiamo per quanto tempo”.

E lei cosa consiglia di fare?

“Io dico soltanto che la derattizzazione è l’ultima opzione, non la prima”.

Secondo lei, in base alle sue esperienze in tante città italiane, si può parlare di un’invasione straordinaria di ratti a Benevento? Il sindaco ha istituito una task force. 

“Possono esserci ondate cicliche, ma i roditori hanno sempre vissuto in ambienti urbani. La task force è sicuramente una bella locuzione, ma se dopo aver affrontato a parole il problema, se non si sa chi deve operativamente agire in modo corretto e chi si prende la responsabilità sono parole ululate al vento“.

Quali sono le cause della permanenza di roditori?

“Sicuramente, una delle cause principali è la gestione dei rifiuti.

I roditori sono  attratti dagli ambienti urbani perché qui riescono a procurarsi cibo con maggiore facilità. Pensi a cosa accade a Roma, l’immondizia per le strade attrae i topi, senza ombra di dubbio.

E’ come in un’epidemia, bisogna prima capire qual è l’agente  principale dell’infezione, dove agisce e da dove arrivata.

Se non si agisce sulla raccolta rifiuti, sul taglio dell’erba costante o se non si usano sistemi atossici di allontanamento, allora è tutto inutile.

La popolazione di ratti può anche temporaneamente sparire, ma dopo un po’ ricompare.

E’ come lavorare nell’emergenza, anziché operare nell’ordinario.

Prevenzione è anche fare formazione adeguata nelle Asl o negli istituti di zooprofilassi, che spesso sono impreparati a gestire questi fenomeni. Lo stesso vale per le scuole. La prevenzione è utile per evitare gli isterismi di massa”.

Nel 2015,  Benevento è stata flagellata dall’alluvione, ci può essere un collegamento?

“No, è un evento troppo lontano. Le inondazioni possono essere una causa della presenza massiccia di ratti, che a quel punto riempiono le fogne, ma l’alluvione a Benevento si è verificata ormai 4 anni fa”.

In una delle scuole della città, fu notata la presenza di topi durante gli interventi di escavazione dovuti alla costruzione di un fabbricato Mc Donald’s. Ci può essere davvero correlazione?

“Assolutamente sì, le cose possono essere andate così. In Puglia, con una presidente Asl illuminata, per scongiurare l’incursione di roditori, in un comune, particolarmente sensibile,  lavorammo molto sulla prevenzione, e convincemmo il sindaco a subordinare la concessione edilizia anche all’obbligo di affidare la derattizzazione ad un’impresa specializzata, la ditta costruttrice doveva presentare il contratto per la derattizzazione e procedervi dallo scavo alla fine dei lavori.

Pertanto, quella che lei mi sottopone non è un’ipotesi peregrina”.

Quindi, occorre più concertazione?

“Sì. Nel caso a cui le ho accennato, ci fu il coinvolgimento di Asl, Comune e anche delle  scuole dove mettemmo in campo in una campagna di educazione sanitaria e di sensibilizzazione. Tutti devono fare la loro parte.

Per esempio, i negozi dovrebbero essere obbligati  all’Haccp, un manuale di buone prassi igienico-sanitarie, o in autocontrollo o con affidamento ad una ditta. Siamo sicuri che a Benevento tutti  i bar, i ristoranti, le mense applichino un piano di gestione degli infestanti in modo corretto?

Purtroppo, questa è una materia piena di leggende metropolitane, ecco perché spesso non c’è un approccio scientifico al problema. Fino a quando non succede il patatrac“.

I topi sono pericolosi per la salute dell’uomo?

“Niente affatto, altrimenti ci saremmo già estinti”.

E i derattizzanti?

“La loro permanenza nelle falde acquifere, nei parchi pubblici o nei giardini e le esalazioni sono sicuramente nocive. Fino a che punto, non possiamo saperlo”.

Grazie per questo contributo.

“Grazie a lei”.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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