Tutti la verità sulla polemica col Conservatorio. Leonardo Quadrini: “Per la lirica al Teatro Romano dobbiamo ringraziare solo Creta e De Luca”

Potenza della lirica che accende gli animi e risveglia discussioni sui talenti del territorio. L’occasione per la polemica è stata offerta dalla rassegna promossa e finanziata dalla Regione Campania. Tra le opere portate in scena al Teatro Romano di Benevento per rinnovare una tradizione interrotta da tempo ed offrire ai tanti appassionati un’occasione di svago in questa torrida estate. La direzione artistica viene affidata a Vittorio Sgarbi. Il progetto principale porta la firma di Leonardo Quadrini, direttore d’orchestra, sannita doc. Il trittico comprende “Rigoletto”, “Pagliacci” e “La Vedova Allegra”.

Dopo la prima rappresentazione, accolta da un buon riscontro di pubblico, spunta un documento firmato dalla Consulta degli Studenti del Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento, che lamentano di non essere stati presi in considerazione, che è stata privilegiata “un’orchestra non italiana”, composta da persone provenienti dall’est europeo. “Perché non utilizzare i soldi pubblici -scrivono gli studenti al governatore Vincenzo De Luca e a Sgarbi- per i giovani e bravi professionisti del posto?”.
Nella polemica si tuffa di gran lena anche la senatrice grillina Danila De Lucia che evidenzia “questa indifferenza verso le professionalità di casa nostra”, richiamando il motto latino “nemo profeta in patria” e parlando di clamoroso “scivolone della regione”. Lo stesso Sgarbi, a conclusione de “I Pagliacci”, ha accennato ad “una piccola protesta comprensibile di un’orchestra di Benevento”, dichiarandosi disponibile in futuro a coinvolgere gli studenti del Conservatorio ed altre realtà musicali del territorio.
Ma come stanno realmente le cose? Com’ è nato il progetto “Opera Lirica al Teatro Romano”? Lo abbiamo chiesto ad alcuni protagonisti dell’operazione. Abbiamo saputo, intanto, che per utilizzare l’importante monumento per eventi musicali fu pubblicato un Bando Europeo. Per iniziativa, in particolare, del direttore Ferdinando Creta. Tutti gli interessati avrebbero potuto presentare le loro proposte. Ma dal Conservatorio non sarebbe arrivata alcuna domanda.
“La prima pratica triennale- racconta Leonardo Quadrini- la presentai indirizzata al ministero, sotto l’egida del comune di Benevento e del sindaco Clemente Mastella. Lo scopo era la valorizzazione del Teatro Romano. Fu bocciata e nessuno si interessò per caldeggiarla. Le stesse carte le passai alla senatrice De Lucia, che si impegnò a parlarne col ministro Alberto Bonisoli, del suo stesso partito. Pochi giorni dopo la risposta: abbiamo dato priorità ad altre iniziative ed altri enti. Quindi la proposta non viene approvata”.
L’idea di Quadrini viene portata da Creta alla Regione Campania. Nel mese di febbraio scorso parte il Bando Europeo. Arrivano una decina di domande. Non c’è quella del Conservatorio, né di altre orchestre locali. Tutte le buone intenzioni incontrano ostacoli e rimangono solo promesse. “Il direttore Creta è stato molto concreto -evidenzia Quadrini- ha saputo intercettare la volontà di De Luca di rilanciare le aree interne, ma soprattutto ha saputo presentare l’importanza e la bellezza del Teatro Romano alla Regione”.
La polemica col Conservatorio tocca anche un altro aspetto: quello del rapporto tra scuola e territorio, tra professionalità e mercato. “Ognuno deve misurarsi col proprio livello artistico -sostiene Quadrini, che oggi insegna al San Pietro a Majella di Napoli- il conservatorio non può fare la concorrenza ai professionisti, perché è una scuola e non può entrare nel mercato. Come se io chiedessi al sindaco De Magistris di fare tutto io a Napoli. Ognuno deve fare quello che sa fare. Per allestire “I Pagliacci” ci vogliono tre mesi”.
“Per un’opera lirica -aggiunge Creta- l’orchestra è un supporto, ci vuole un cast, una regia. Non abbiamo mai chiuso le porte a qualcuno. Non ho capito la speciosità di questa polemica. Chi polemizza non ha avanzato alcuna proposta. Col Conservatorio concordammo una volta a voce una serata da fare. Poi non mi è arrivato niente. Comunque ho accolto lo stesso la loro iniziativa. Il mio interesse è rendere vivo il Teatro Romano. C’erano lavori sulle gradinate da ultimare dal 2011.Per la metà di settembre saranno finiti”.
Il maestro Quadrini spedisce al mittente anche l’accusa sull’utilizzo dell’orchestra straniera. “Mi hanno chiesto l’opera ed ho portato l’opera -precisa- la produzione di Pagliacci è mia. I cantanti sono italiani, io sono italiano, il coro italiano, anche il balletto, l’orchestra è mista con 30 stranieri e 20 italiani. Le orchestre locali hanno suonato per le Universiadi e sono inerite in “Benevento Città Spettacolo”. Per il ritorno della grande lirica al Teatro Romano dobbiamo ringraziare solo Creta e De Luca. Gli altri hanno fatto solo chiacchiere”.
Il secondo appuntamento ha fatto registrare intanto il tutto esaurito. Il melodramma di Ruggero Leoncavallo si è snodato in maniera vibrante, grazie anche alla regia di Vittorio Sgarbi, al direttore d’orchestra Leonardo Quadrini, alle coreografie di Filippo Stabile, alle scenografie di Sebastiano Romano. Lodevole ed incisiva l’interpretazione dei cantanti Rossana Potenza, Piero Giuliacci, Alberto Mastromarino, Silvano Paolillo e Carlo Provenzano. Precisi ed intonati i musicisti dell’Orchestra Sinfonica Udmurtia, quelli del Coro “Opera in Puglia” ed il Corpo di Ballo “Createdanza”.
La trama de “I Pagliacci” ha per protagonisti due attori di una compagnia teatrale. Giunti in un paesino del sud, la giovane Nedda si innamora di un contadino del posto, ma il suo sposo, Canio, viene subito avvertito del tradimento della moglie. Alla fine di una serie di drammatici eventi, la donna viene uccisa per gelosia, mentre il marito-assassino canta “Ridi pagliaccio, sul tuo amore infranto”. La vicenda ha dato spunto a Sgarbi per una riflessione sulla contemporaneità, sul ruolo della donna e sul razzismo.
“Nel Teatro Romano di Benevento -ha concluso- ho sentito un’energia perfino più intensa di quella che si prova all’Arena di Verona, dove sono stato di recente per il ricordo di Franco Zeffirelli. Nella rappresentazione de I Pagliacci c’è una fusione piena tra vita e teatro. L’uccisione di Nedda per gelosia è un vero femminicidio. Sulla scena balza agli occhi il contrasto forte tra questo luogo monumentale e la dimensione zingaresca. Ma se gli uomini sono buoni o cattivi non dipende affatto dal colore”.

 

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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