Un vulcanico Mimmo Borrelli al Nuovo Mulino Pacifico: “La poesia può fermare Napucalisse”

Tra la mitologia, la poesia e la cruda realtà violenta. Tra le bellezze e la spietata indifferenza dei suoi abitanti e dei suoi governanti. Tra l’esaltazione e la maledizione. Tra lo sprofondamento agli Inferi e la speranza di resurrezione. Una vibrante lotta continua tra il bene e il male prende corpo in “Napucalisse” di Mimmo Borrelli, rappresentata nel Nuovo Mulino Pacifico di Benevento,  aprendo nel migliore dei modi la Rassegna Teatrale organizzata dalla Solot di Michelangelo Fetto e Antonio Intorcia.

La storia trae origine dai racconti di un contadino di Somma Vesuviana, per il quale il Vesuvio non è altro che la caduta di Lucifero. Nelle parole e nei movimenti dell’attore scorrono le immagini del dio greco Efesto, della forza distruttiva dello “sterminator Vesevo” di leopardiana memoria. La recitazione si scioglie in una nenia, un lamento, un pianto, una preghiera, tra rabbia, indignazione, bestemmia,  condanna della bestialità umana ,perché “l’amore è la ricchezza più preziosa”. Perché bisogna fermare l’apocalisse e salvare i bambini del mondo, la purezza, il sogno, l’utopia.

Il viaggio di Borrelli nella complessità di una città come Napoli diventa un grido disperato in difesa delle radici perdute. I mille colori e le mille paure, che canta Pino Daniele, rappresentano un magma incandescente ed esplosivo, che può  fermare anche i guappi di cartone della camorra. Se il Vesuvio ascolta Pulcinella Napoli si può salvare. Il drammaturgo interpreta con veemenza e corporeità le facce controverse e contrastanti di una metropoli in cerca di se stessa. Precipitando e rotolandosi nella lava del Vesuvio.

Il lungo tormento si snoda tra “Napoli pummarola, Napoli munnezza, Napoli Caravaggio, Napoli vergogna, Napoli Giacobina, Napoli Scugnizza, Napoli in galera, Napoli terremoto, Napoli ca’ pistola, Napoli pucchiacca, Napoli pernacchia, Napoli ‘mbocca a mammata, Napoli Masaniello, Napoli che spara, Napoli mai cuntenta, Napoli disoccupata, Napoli ‘na fenestella, Napoli Terra Mia, Napoli d’ammore. Napoli che canta, Napoli che chiagne, Napoli cà voglio schiattà, Napoli no nun me ne fuie”.

Corpo e voce di Borrelli si mescolano coi ritmi della vita dei partenopei, braccia e mani si dimenano e si agitano seguendo la musica del maestro Antonio Della Ragione. L’affresco più esilarante è il matrimonio nei quartieri. Le cose belle sono tante. Non c’è solo il male. La “Napucalisse” si può fermare, ma bisogna sotterrare le armi. Così forse anche il Vesuvio si sveglierà, ma non si scatenerà in maniera distruttiva, illuminando il buio coi bagliori e le luci somiglianti a stelline natalizie.

 

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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