Vendola (LeU): “Ormai mi sento un marziano. A volte disperato”

Nichi Vendola parla per un’ora nella bella sala del Museo del Sannio. Torce il collo per ammirare il quadro alle sue spalle, un gesto di sensibilità che la dice lunga sull’ex Governare della Puglia. A sessant’anni può dire di averne fatta di strada, ma è uno dei pochissimi leader politici in Italia ad aver scelto il pensionamento anticipato rinunciando ad ogni incarico pubblico, forse per quella voglia matta di famiglia, forse per amore del suo compagno Ed e di Tobia, il bambino di cui è papà felice. 

Ma dalla politica, quando  questa è passione autentica e anche un po’ ossessione, non ci si congeda mai del tutto. E così Nichi in questa campagna elettorale si sta facendo vedere in giro, sebbene con moderazione, per tirare la volata a Liberi e Uguali “un nome antico che affonda le radici nei tempi della rivoluzione francese”. 

“Mi sento un alieno, un marziano in questa competizione elettorale in cui la cultura è sepolta come un residuo fossile o un inutile orpello”, ripete spesso.

“Vengo dal Partito comunista, mi hanno insegnato il valore della cultura in politica, oggi, invece, ci si può candidare a premier, avendo problemi con la grammatica e la sintassi o idee precarie del mondo, perché, in fondo, conta la battuta”, dice facendo correre il pensiero al leader dei 5 Stelle, Luigi Di Maio.

Ci fu un tempo in cui perfino il Washington  Post dedicò un lungo ritratto a Nichi Vendola, “l’uomo che qualcuno in Italia chiama l’Obama italiano”, titolò, un “poeta gay, cattolico ex-comunista” lo definì l’inviato del giornalone americano che lo seguì per raccontare il Nichi “fenomeno nazionale” nel Paese che stava vivendo il declino (poi mai consumato) di Berlusconi premier. Ma il fondatore di Sel, il cui soprannome pare sia un omaggio  all’ex leader sovietico Nikita Khrushche, il prossimo passo, quello finale, per diventare “l’Obama bianco”, quello capace di vincere elezioni shock the establishment, il rivale da sinistra dell’eterno Berlusconi, non è riuscito a compierlo. A Benevento incanta ancora con il suo lessico testardamente seduttivo, immaginifico,  ma il suo tono è amaro, sonnolente, da chi sente il peso (e la responsabilità) della sconfitta della storia. 

“Ormai – dice – si fa fatica a restituire un ruolo alla parola Sinistra, certe volte mi sento disperato, ma dobbiamo reagire e fare un’operazione snob, controcorrente, rimettendo le idee, la cultura dentro la politica”.

Per Vendola, Renzi ha “semplicemente realizzato il programma di Berlusconi”, portato a compimento “il delitto sociale” della precarizzazione “da cui muove la rabbia e l’odio sociale”, la Bonino con le sue ricette economiche “è la cosa più a destra che ci sia in questa campagna elettorale”, Di Maio è “uno dei tanti illusionisti in giro”, Trump è “la berlusconizzazione del mondo”, mentre il razzismo “non è solo la cattiveria del singolo, ma è un meccanismo di regolazione del mercato del lavoro, sai dove inizia ma non dove finisce, potrebbe finire a casa tua”. 

La prospettiva per Vendola è tutta in alto a sinistra: “La politica – arringa suadente – deve rimettere i piedi nel lavoro e nella questione sociale, bisogna mettere in discussione le strutture delle disuguaglianze”.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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