Vertenze legali alla Rocca, Cataudo diffida Ricci. Contro Catalano arriva un luminare della Federico II

Il Tar chi? Deve pensarla come il Renzi del gennaio 2014, peccato che il Tribunale amministrativo regionale non sia esattamente l’eretico viceministro all’Economia, quel Fassina che si fece liquidare con una battuta da un premier rampante.

Ma per Claudio Ricci, corpulento presidente della Provincia collezionista di ricorsi avverso l’Ente (il che è manna dal cielo per gli studi legali), il Giudice amministrativo non deve contare granchè se a due settimane dalla pronuncia di reintegro di Alfredo Cataudo al vertice Asea non procede a darvi esecuzione.

Cosi, venerdì scorso, gli avvocati di Cataudo -Abbamonte e Truppi – notificano all’Ente la diffida a dare esecuzione all’ordinanza cautelare del Tar entro 10 giorni. In caso contrario, “si adiranno le competenti Autorità Giudiziarie per l’esecuzione della suddetta ordinanza cautelare, ai sensi degli artt. 59 e 112 c.p.a., con ulteriore aggravio di spese in danno dell’Amministrazione intimata”. Il ricorso al Tar, alla Provincia, finirà con il costare circa 25 mila euro, per non parlare di un eventuale ricorso al Consiglio di Stato.

Il mancato reintegro e quindi l’ostinazione di Ricci di tenersi ii sostituto di Cataudo all’Asea (magari fino alla data del Referendum) causerà esborsi ulteriori da parte dell’Ente.

Ma la ‘giustizia’ terrena di Ricci ha un costo e qualcuno (la Provincia, ovviamente) dovrà pur pagare gli avvocati. Per la vertenza Catalano, per esempio, l’ex dirigente dell’ufficio legale spedito a Palazzo Mosti, che pure contro l’ente ha presentato ricorso, la Provincia si è dotato di un luminare, un docente di Diritto amministrativo della Federico II, Avvocato Professore Ferdinando Pinto. Acconto di 1.500 euro, sul resto stretto riserbo.

 

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