Viaggio nel centrodestra. Quando per lady Sandra Berlusconi era inaffidabile

“Berlusconi è solo un uomo inaffidabile, vergognosamente inaffidabile. Ed è anche scortese con le donne. Lo scriva. Nella sua famiglia si salva solo Veronica, splendida donna, venti categorie superiore al suo uomo”. Così parlava Alessandrina Lonardo in una famosa intervista rilasciata alcuni anni fa a Fabrizio Roncone del “Corriere della Sera”. Oggi per Lady Sandra il cavaliere è il perno della democrazia italiana, l’unico che può salvare l’Italia. Contorsioni o evoluzioni della politica? Una metamorfosi perfettamente in linea con quella del marito Clemente Mastella.

La più nota coppia istituzionale della Repubblica italiana, del resto, è balzata agli onori della cronaca per il grande potere avuto sia con Berlusconi che con Prodi, per avere saputo giocare abilmente nel campo del centrodestra e in quello del centrosinistra, per aver governato in Campania, prima con Bassolino e poi con Caldoro. Così, indifferentemente, ma sempre nella stanza dei bottoni dal 1976. Il loro sogno -hanno sempre proclamato- è stato sempre quello di riunire la famiglia dei moderati e la costruzione del grande centro.
Il verdetto delle ultime regionali ed europee sembrava aver sancito la loro scomparsa definitiva dalla scena politica. Lei bocciata nella corsa per uno scranno a Palazzo Santa Lucia e lui rimasto fuori dal parlamento di Strasburgo. La chance per ritornare a galla arriva due anni fa. I beneventani vedono in Mastella il salvatore della patria e lo eleggono sindaco della città. Con il voto del 4 marzo potranno mandare a Palazzo Madama la combattiva Sandra, forte della decennale esperienza nel consiglio regionale.
L’aspirante senatrice, solo qualche mese fa, dopo essersi dedicata a produrre panettoni in quel di Ceppaloni, aveva dichiarato al “Corriere del Mezzogiorno” che “la politica, probabilmente, non è fatta per le persone perbene”. Cosa le avrà fatto cambiare idea? La proposta di candidatura sarebbe arrivata direttamente da Berlusconi e poi quella posizione blindata in lista, al primo posto del proporzionale, oltre che nella sfida uninominale, non si poteva proprio rifiutare, anche a costo di cancellare l’Udeur, appena rifondato, e di trasferirsi armi e bagagli, nelle dorata e più sicura casa di Forza Italia.
Ma, l’arrivo alla corte di Berlusconi, in posizioni di comando, non poteva non destare mugugni e resistenze nella deputata Nunzia De Girolamo, da anni leader degli azzurri sanniti. Tra le due donne, del resto, non sempre è corso buon sangue. Per non parlare dei diverbi clamorosi con Clemente, esplosi sull’inchiesta relativa alle nomine nell’ Asl di Benevento, per la quale l’ex ministro all’agricoltura è stata rinviata a giudizio. Nell’aspro scontro volarono minacce di querela e scomuniche. “Esiste Dio e con te non sarà clemente -sbottò De Girolamo in alcuni messaggini – ci vediamo in tribunale…uomo di merda”.
L’acredine tra le due è affiorato in diverse occasioni. “Se la Scuola Allievi Carabinieri -accusò Sandra Mastella, su “Gazzetta di Benevento” nel maggio 2015- è andata via, la Banca d’Italia non c’è più e la Scuola per la Magistratura non è venuta a Benevento, dobbiamo ringraziare il non impegno di una certa De Girolamo, che non ha fatto nulla per evitare ciò”. Poi la parlamentare berlusconiana se ne andò per un po’ con Angelino Alfano. Tornata a casa con gran pentimento, ha perso il posto di capolista a Benevento. Ora gioca tra Bologna ed Imola. La resa dei conti arriverà dopo le elezioni. “Dopo il 4 marzo -minaccia la “bolognese” De Girolamo- ci divertiremo”.
Ma le ragioni dell’alleanza ti costringono a darti un pizzico sulla “panza”. E così, come per incanto, dopo quello con Berlusconi, ecco l’abbraccio con Matteo Salvini, che aveva sempre escluso una coalizione con Mastella. “Il capo della Lega è un mezzo leader –attaccò un anno fa l’ex ministro della giustizia- me ne fotto di lui e gli faccio un pernacchio. Chi si crede di essere? E’ solo un palloncino gonfiato che prima o poi si sgonfierà. E’ una specie di Lepenino all’italiana. Alla gente del sud Salvini sta davvero sulle palle”. Non meno dura la risposta del leader leghista. “Cazzo ma c’è ancora Mastella? Fa proprio tenerezza. Se il nuovo è lui, io mi autodenuncio. Io Mastella non lo voto neanche se viene qui Padre Pio”. Ma tutto scorre e scivola via. Chi voterà per lady Sandra contribuirà a portare le camicie verdi a Palazzo Chigi e chi appoggerà la Lega giocherà per la vittoria di Mastella.
Nell’allegra brigata del centrodestra si è imbarcato anche Lotito, presidente della Lazio e della Salernitana, al quale hanno dato sempre fastidio le piccole squadre, che rovinerebbero il campionato di serie A, perché “nessuno comprerebbe i diritti televisivi”. Il personaggio si è fatto conoscere spesso per il suo atteggiamento sprezzante. Quando nello scorso ottobre alcuni tifosi laziali utilizzarono la foto di Anna Frank per augurare ai “nemici” romani la fine degli ebrei, il goliardico presidente, per scusarsi, si recò in una sinagoga, commentando così: “Annamo a fa’ sta sceneggiata”. Chi sceglie Lonardo elegge anche Lotito.
Le strane alleanze non meravigliano più. Cambiare idea si può. Conta il progetto politico. Ma comunque colpisce nello squadrone berlusconiano la folta presenza dei cosiddetti “impresentabili”. A cominciare da Berlusconi, dal suo braccio destro Dell’Utri e dall’ex coordinatore regionale Cosentino, condannati per reati gravissimi che vanno dalla frode fiscale al concorso esterno in associazione mafiosa o camorristica. L’elenco dei candidati condannati è lungo. L’ha stilato Milena Gabanelli sul “Corriere della Sera” di qualche giorno fa.
Da Paolo Romani a Domenico Scilipoti, da Salvatore Sciascia ad Antonio Angelucci, da Michele Iorio ad Ugo Cappellacci, da Umberto Bossi, fondatore della Lega, condannato a 2 anni e 3 mesi per appropriazione indebita per aver usato i rimborsi elettorali “per esclusivo interesse personale”, a Roberto Formigoni, condannato in primo grado a 6 anni di reclusione per corruzione. Ma la candidatura forzista che ha destato maggiore scalpore in Campania è quella di Luigi Cesaro, capolista a Napoli, indagato per voto di scambio, con due fratelli in galera, ex presidente della provincia, chiamato amichevolmente “Giggino a’ purpetta” ed ex autista del boss Cutolo.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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