Viespoli: “Alleanza di capacità per salvare la città”e De Caro a Mastella: “Esca dalle tv e dai social e accetti confronto pubblico”

Lo spettro da tenere lontano è solo uno: quello dell’amarcord autorefenziale. “Nessun intento autocelebrativo – dice infatti Pasquale Viespoli -, ma la volontà di far riemergere una storia tenendo presente la prospettiva”.

Ma come aveva appena detto bene Bruno Menna, nella sua relazione introduttiva: ” Siamo qui per ricordare il ritorno alle urne della città, l’elezione del Consiglio comunale nel 1946, di questa assise che non è mai, o quasi mai, stato il luogo dell’élite o, come si direbbe oggi della casta, bensì una sorta di Casa del popolo, dove hanno trovato spazio, visibilità e tribuna i rappresentanti di tutti i ceti sociali e di tutte le culture politiche.

Diceva  un grande storico francese [Paul Ricoeur] , che occorre conservare qualcosa del passato per poter costruire, con le sue tracce, un orizzonte di progetto. E dunque – chiosa Menna – non si può separare la memoria dal progetto e dal futuro”.

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La prospettiva per il due volte sindaco di Benevento, già ex sottosegretario al Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, la definisce con una delle sue locuzioni creative: “Alleanza di capacità”.

Viespoli ha l’autorevolezza mutuata da intelligenza ed esperienza per parlare quasi fosse il ‘senatore a vita’ di Benevento, e le riflessioni corali sui 70 anni dal primo consiglio comunale dalla Repubblica le ha volute consegnare urbi et orbi organizzando, con la sua associazione Mezzogiorno nazionale, un convegno a Palazzo Mosti in cui si sono potute ascoltare le voci di ex sindaci ed ex amministratori.

C’erano Alessandro Consales, che fu presidente del Consiglio, Sandro D’Alessandro il sindaco che avrebbe dovuto assicurare a lungo la continuità della destra al potere a Benevento.

C’erano le prime due donne elette in Consiglio comunale, Anita Biondi del Pci, e Simonetta Rivellini del Msi. Storie così diverse, eppure così uguali, difficili da tenere in piedi in tempi di forti contrapposizioni ideologiche.

Biondi con le battaglie per i consultori; Rivellini e i suoi 18 consumati tra i banchi del consiglio comunale col peso di stare fuori dall’arco costituzionale: le senti oggi e puoi cogliere ancora in loro un anelito verso il cambiamento, una fiducia nel futuro, la presenza forte di alcune idee e valori.

Consales e D’Alessandro rivendicano le scelte di quegli anni, una più di tutte: il progetto su piazza Duomo, il pieno al posto del vuoto, forse quello che ha, più di altre scelte, scavato una distanza tra il centrodestra e la città-comunità.

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C’è il sindaco Fausto Pepe, che ricorda la fatica del self made man e rivendica la scelta di non abbandonare il centrosinistra nel 2008 dopo il salto di Mastella: “Una scelta che sto pagando a caro prezzo ancora oggi con un’operazione chirurgica di demolizione dell’avversario da parte dell’attuale sindaco”.

Viespoli è il padrone di casa a suo agio nel palazzo che lo ha visto sindaco per due volte, sostiene che la città attraversa ancora una fase d’emergenza e auspica “un’alleanza di capacità”: “Ho le scatole piene – sentenzia – di contrapposizioni personalistiche“.

Sulla città, dice che “manca una visione strategica”, che “nessuno può disconoscere i debiti fuori bilancio, perché su quelli è stata costruita la città, e ne sono quindi responsabili tutti, quelli che hanno avuto responsabilità politiche ed amministrative in questi lunghi anni, compreso Mastella almeno che il suo non sia un caso di omonimia”.

Umberto Del Basso De Caro ci va giù duro: “Questa è una città virtuale con cittadini virtuali”. 

Parla di una ‘storia amara’ con ‘responsabilità diffuse, perché la classe dirigente non è solo quella politica”.

Ma è il tempo presente che preoccupa e non poco: “Intravedo segnali evidenti di arretramento della città”, è la sentenza senza appello di De Caro.

Mastella non viene mai nominato, ma è lui sul banco degli imputati. Dalle parole dispensate a reti unificate, a quelle lanciate come sassi nello stagno o come pietre su Facebook, è il metodo Mastella che finisce sotto accusa. “Si promuova un confronto pubblico in un teatro della città – è l’invito imperituro del deputato del Pd -. Noi risponderemo presente, ma non vorrei che fosse un dibattito con un convitato di pietra, che entra solo al terzo atto del don Giovanni per uscire di scena subito dopo e definitivamente”. E’ l’anatema di De Caro.

Un confronto pubblico, auspica da mesi De Caro, ma su temi definiti.

 

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