Violante: “La mafia gioca sull’indifferenza”. Policastro: “Mi ha colpito il silenzio della politica”

“La mafia non è un mostro imbattibile, né un male incurabile. Conta molto il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, ma importantissimo è il ruolo di tutti i cittadini ed in particolare della scuola”. Questo il concetto di fondo del libro di Luciano Violante, “Colpire per primi. La lotta alla mafia spiegata ai giovani”, presentato al Musa di Piano Cappelle per iniziativa dell’associazione “Futuridea”, presieduta da Carmine Nardone. “L’indifferenza e il disimpegno – ha ribadito l’ex presidente della Camera- possono diventare i maggiori alleati delle organizzazioni mafiose”.

Ad introdurre l’incontro è stato l’ex presidente della provincia di Benevento, che ha ricordato l’impegno profuso nel combattere l’illegalità, a partire dalla scoperta delle truffe dell’Aima , alimentate dai finanziamenti europei incontrollati in agricoltura, quando da parlamentare raccolse un dettagliato dossier sullo scottante argomento. “Ricordo inoltre – ha detto Nardone – il protocollo per la legalità sottoscritto tra provincia e prefettura, che ci permise di estromettere dagli appalti una cinquantina di imprese”. Tra queste la  siciliana “Tecnis Spa”, sottoposta a vari sequestri nel febbraio 2015 con l’operazione “Dama Nera”. “Le mafie – ha sottolineato il giurista Tammaro Chiacchio – si combattono  soprattutto con la cultura”.

Nella discussione sono venuti a galla alcuni spunti interessanti sulle vicende legate alla criminalità locale. Con particolare riferimento a recenti clamorose indagini portate a conclusione a Benevento dalla magistratura, contrassegnate dall’arresto di diversi esponenti di spicco del  clan Sparandeo, per spaccio di droga ed estorsioni. La città è stata scossa, inoltre, dalla truffa all’Inps architettata per false indennità di disoccupazione da cinque persone finite in carcere ed oltre 100 indagati. Un quadro criminale che ha spinto tanti cittadini a scendere in piazza nella marcia per la legalità svoltasi al Rione Libertà mercoledì scorso.

“La manifestazione – ha osservato Michele Martino, referente provinciale di Libera– è stata organizzata per riconquistare spazi fisici e culturali. I primi a volerla sono stati i ragazzi degli scout. Siamo partiti proprio dal luogo dove i camorristi spacciavano con grande arroganza alla luce del sole. Ora l’impegno deve continuare per ottenere il riutilizzo sociale dei bene confiscati, a cominciare dall’ex cementificio Ciotta di Contrada Olivola, dove è tutto fermo, perché la classe politica territoriale non ha avuto il coraggio di chiedere all’Agenzia nazionale che la struttura venga assegnata al demanio. Altre proprietà sottratte alla mafia stanno a Castelvenere, Dugenta, Morcone, Foglianise, Morcone, Sant’Agata dei Goti. L’unica realtà virtuosa sta a Melizzano. A breve presenteremo un dossier su questa problematica”.

Un forte richiamo all’impegno civile e a stare attenti all’antimafia della retorica, della convenienza, dei “finanziamenti dei Pon, Por, Pip” è venuto da Aldo Policastro, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Benevento. “Il fenomeno della criminalità organizzata sul territorio -ha rilevato il magistrato- non deve essere né sottovalutato, né sopravvalutato, ma bisogna tenere alta la guardia. Questo territorio non è stato occupato, in particolare la città, anche se c’è la presenza del clan camorristico degli Sparandeo, può e deve essere difeso, ma richiede che quel quieto vivere, che in qualche modo è il connotato di questo territorio, non divenga sostanzialmente acquiescenza. Questo è il rischio”.

La marcia per la legalità è stato un sussulto importante, ma non basta. Perché le istituzioni sono state assenti. La città, nel suo complesso, è sembrata indifferente di fronte agli ultimi episodi, senza nessuna reazione, come fossero un dato di passaggio. “C’è una grande effervescenza criminale -ha concluso Policastro- con fatti particolarmente gravi. Mi ha colpito il silenzio sullo spaccato venuto fuori. Non ho sentito il commento di un gruppo politico o di un rappresentante istituzionale di rilievo. La politica insomma non si è interrogata. Questo è un sintomo non positivo, che si vogliono lasciare le cose come stanno, perché prendere posizione è scomodo”.

 

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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