“Viva la libertà, viva l’uguaglianza”. Il grido di Maria Penna, la partigiana di Benevento

 

Figli miei, col tempo capirete che questo mio sacrificio era l’unica strada per il destino di tutta la nostra famiglia e per quello di tutta questa nostra bella Italia. La libertà, l’uguaglianza, il diritto di studiare e di fare il mestiere che più ci piace sono il dono più grande che una persona possa avere, la cosa più bella, quella più importante per cui una persona debba vivere oppure morire”. Con queste dolorose e coraggiose parole Maria Penna forse salutò la sua famiglia, prima di essere arrestata e portata via dagli aguzzini repubblichini.

Era il giugno del 1944 e la giovane donna di Benevento si trovava a Firenze, dove si era trasferita col marito Rocco Caraviello e quattro figli per costruirsi un futuro diverso, quando i fascisti della famigerata “Banda Carità” irruppero nella sua casa. Quella squadraccia era guidata, guarda caso, da Pietro Koch, di origini sannite, come il capo della polizia segreta, Arturo Bocchini. Fu interrogata e torturata, ma non parlò, non rivelò i nomi dei partigiani coi quali collaborava da qualche anno. Pagò con la vita, fucilata da un soldato tedesco. Aveva solo 39 anni.

La sua storia rappresenta una pagina dimenticata della Resistenza, un esempio di grande attaccamento ai valori della libertà, della giustizia e della pace. Per far conoscere ai giovani la sua storia, la compagnia teatrale Solot e lo storico gruppo folk “I Musicalia” hanno scritto, costruito e portato in scena al Mulino Pacifico lo spettacolo “La partigiana”. Una pièce dal forte impatto emotivo e comunicativo, che ha mescolato armonicamente musica e parole.

Dopo le “Quattro Giornate di Napoli” e la partecipazione di tanti meridionali alla lotta di liberazione, la scelta di Maria, la partigiana di Benevento, è forse il contributo sannita più significativo alla Resistenza. Il racconto dei tempi difficili del fascismo è stato fatto con garbo ed intensità dall’attore Antonio Intorcia. Nella ricostruzione della storia di Maria  si è dovuto procedere anche con po’ di fantasia, perché non è stato possibile ovviamente recuperare tutti i tasselli. Anche per questo lo sforzo della Solot e dei Musicalia è altamente lodevole. Come la scelta delle canzoni eseguite dalla “Bottega di famiglia” composta  da Amerigo, Marcello, Rosalidia, Giuliana, Carlo e Carmen Ciervo.

La scena più raccapricciante è senza dubbio quella del confronto tra l’aguzzino Koch, interpretato con grinta beffarda da Michelangelo Fetto, e la povera Maria prigioniera, rappresentata con potente forza espressiva da Concetta Affannoso Amicolo. Di fronte alle minacce e alle torture imminenti Maria sceglie la dignità e la libertà, sa che il marito è stato già ucciso e che tra poco toccherà anche a lei. Il suo andare incontro coscientemente alla morte rievoca il pianto della Madonna di fronte alla Crocifissione di Gesù. Come ha sottolineato la relativa struggente canzone dei Musicalia.

Per Michelangelo Fetto, l’eroismo di Maria, il suo andare contro corrente, potrebbero anche farla assurgere ad una vera strega di Benevento, nel senso di donna ribelle al conformismo, amante della ricerca di un futuro migliore per sé e per tutta l’umanità.

Il messaggio della partigiana di Benevento assume un significato ancora più importante in questi tempi di rigurgiti neofascisti e di continui tentativi di rimozione dei valori fondanti della nostra Repubblica.

“Per rilanciare gli ideali della Resistenza -ha concluso Amerigo Ciervo- servono esempi come quello di Maria, ma anche il coinvolgimento dei giovani e l’impegno delle istituzioni. Per rafforzarli potremmo intanto iscriverci all’Anpi”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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