Zaccaria Spina: “In Regione serve un rappresentante forte e affidabile non un figurante”

Il curriculum politico di Zaccaria Spina è lungo come la quaresima: consigliere comunale già a 18 anni, viene eletto sindaco di Ginestra degli Schiavoni per la prima volta nel 1994 e resta in carica fino al 2002 poi ininterrottamente dal 2006 ad oggi.

Nel 2007 diventa presidente della Comunità Montana del Fortore che ha guidato fino agli inizi dello scorso luglio, quando il Pd organizzò contro di lui una congiura per disarcionarlo, forse per soffocarne le ambizioni per le Regionali. Siede anche nel Consiglio dell’Anpci (Associazione nazionale piccoli comuni italiani), osservatorio privilegiato per gli amministratori dei microcosmi territoriali: da lì da anni porta avanti la battaglia per una legislazione differenziata per le aree interne. 

Sindaco, lei è tra i candidati di punta del centrosinistra e del presidente De Luca, tanto temuto che contro di lei, quasi due mesi fa, fu organizzato un blitz per destituirla da presidente della Comunità Montana del Fortore. Un agguato vero e proprio che però non ha fermato la sua corsa per le Regionali di settembre nella lista Campania Popolare.

“Anzi da quell’esperienza sono uscito più motivato e più forte. Forse pensavano di fermarmi, ma le motivazioni della mia candidatura alle Regionali sono profonde, hanno a che fare con la difesa del territorio e della comunità a cui appartengo, dunque sono invincibili. La mia candidatura è la risposta alle tante sollecitazioni ricevute da chi sente di non avere una rappresentanza adeguata in Regione”.

Lei ha guidato la Comunità Montana del Fortore ininterrottamente dal 2007, questa improvvisa e repentina defenestrazione sarà stato un colpo duro da incassare?

“Certo, è stato un duro colpo anche sul piano umano. Lei consideri che una settimana prima avevamo approvato all’unanimità sia il bilancio consuntivo che preventivo, nonché il piano di forestazione. Non c’era stata alcuna avvisaglia di malessere. Ma, guardi, quello che mi dispiace di più è che, per la prima volta da decenni, sia stata compromessa l’unità territoriale di un’area che ha ancora molto bisogno di attenzione da parte della politica a tutti i livelli e in modo trasversale.

Purtroppo temo che il seme della discordia gettato possa far saltare l’equilibrio territoriale conseguito con grande fatica e abnegazione”.

In che senso?

“Il documento di sfiducia nei miei confronti è stato sottoscritto dai consiglieri di 7 Comuni su 12: Apice (che guarda caso oggi esprime anche una candidata del Pd alle Regionali), Molinara, Foiano, Baselice, Castelfranco in Miscano, San Marco dei Cavoti e Montefalcone di Valfortore. Si sono tenuti fuori le rappresentanze di Comuni come San Bartolomeo in Galdo, dove ha sede la Comunità Montana del Fortore, Ginestra degli Schiavoni, Castelvetere Valfortore, San Giorgio La Molara e Buonalbergo. Questo vuol dire che si è voluta creare una lacerazione profonda tra comunità abituate da anni a camminare insieme. Ecco si è spezzata la catena della concordia territoriale e questo è il dato che mi ferisce di più. Per il resto io vado avanti per la mia strada, come sempre, da uomo libero, con coraggio e determinazione: il mio unico obiettivo è dare voce al mio territorio”.

Sulla vertenza forestali qual è la sua posizione?

“Le mie proposte alla Regione Campania, al riguardo, sono note da tempo: i forestali, soprattutto quelli a tempo determinato, vanno assorbiti nell’organigramma regionale, cioè devono diventare dipendenti della Regione oppure, per evitare il blocco degli stipendi, che è inaccettabile, vanno anticipati fondi propri, i lavoratori non possono aspettare i tempi dell’Unione Europea. Inizialmente, in solitudine, poi con il sostegno dell’Anpci, di cui sono componente, e dei sindacati ho portato avanti una battagli per la stabilizzazione dei forestali precari: presto con gli ulteriori pensionamenti avremo un’emergenza forestazione. Il settore rischia il collasso mentre i nostri boschi hanno bisogno di cura e di essere messi in sicurezza soprattutto d’estate”.

Secondo lei il Sannio soffre di un deficit di rappresentanza in Regione?

“Assolutamente sì. Io stimo tantissimo il Governatore, frequento amministratori di tutta Italia grazie all’Anpci e le posso dire che ci invidiano Vincenzo De Luca. Ma senza un’adeguata rappresentanza territoriale in Regione il Sannio rischia di restare ai margini, come accaduto in questi ultimi 5 anni e prima ancora con Caldoro. Il consigliere regionale non può limitarsi a dare informative, a fare il portavoce, che è un ruolo che spetta a chi si occupa di comunicazione, ma deve dare impulsi, avanzare proposte e idee, disegnare il percorso e la strada, deve saper incidere nella procedura anche sbattendo i pugni sul tavolo quando è necessario. I sanniti hanno bisogno di un consigliere regionale che conti, non di un figurante  che alzi la mano in Aula o di un notaio che ratifichi decisioni altrui”.

Da amministratore lei conosce bene le emergenze di questa provincia. Qual è la priorità?

“In questa campagna elettorale, ancora una volta, circolano slogan vuoti, triti e ritriti buoni solo per i titoli dei giornali. Credo che sia il tempo di andare oltre i bla bla bla e il copia e incolla. Bisogna mettere le mani nella pancia di questo territorio e sforzarsi di proporre soluzioni, idee, proposte. Da anni mi batto, anche con i colleghi dell’Anpci, per una legislazione differenziata per le aree interne. Le faccio un esempio che può sembrare di scarsa rilevanza ma aiuta a capire: se un giovane deve aprire un bar a Baselice non può fare la trafila burocratica di uno che deve aprirlo nel centro di Roma, è evidente che parliamo di due mondi a parte. Riprodotto su scala questo ragionamento vale per ogni settore: i numeri o contano sempre o non contano mai. Ma questi obiettivi si possono conseguire solo con una politica forte che si riappropri della propria funzione. Non abbiamo bisogno di figuranti in Consiglio regionale, ma di persone forti, capaci e affidabili”.

 

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