Reportage 3 – Storie di dolore e di rinascita, da Villa Margherita a Paolisi. Parlano i familiari dei colpiti dal virus.

Storie dai luoghi del dolore. Voci stanche e arrabbiate per la quarantena. Coraggio e determinazione per la rinascita. Mille sentimenti altalenanti scuotono anche il Sannio, anche se qui il colpo del coronavirus è stato meno duro che in altre province italiane. Abbiamo ascoltato le testimonianze di alcune persone coinvolte, direttamente oppure attraverso loro familiari. Partendo da Villa Margherita, considerato il “focolaio” più caldo, perché ha scombussolato l’andamento lento e tranquillo dell’evoluzione epidemiologica sannita. Uno scossone inatteso, rimbalzato sulla stampa come “bomba”, serbatoio di nuove paure.

Sul centro di riabilitazione di Piano Cappelle c’è un inchiesta coordinata dal procuratore della Repubblica di Benevento, Aldo Policastro, la senatrice pentastellata Sabrina Ricciardi ha presentato un’interrogazione parlamentare, vari sindacati sono intervenuti per chiedere garanzie per il futuro, soprattutto per il lavoro dei 150 dipendenti. I vertici si difendono affermando di aver seguito i protocolli e di aver fatto tutto in collaborazione con l’Asl. Ma qualcosa è andato storto se finanche il direttore sanitario, Claudio Di Gioia, è finito tra i contagiati. Alla clinica sarebbero collegati una decina di decessi ed il contagio di metà personale.

Villa Margherita è da sempre un porto di mare -denuncia  con rabbia Umberto Penna, la cui moglie, dipendente della casa di cura è stata costretta ad una doppia quarantena essendo risultata due volte positiva abbiamo vissuto una vicenda dolorosissima. Io per fortuna non ho preso il virus. Nei momenti più drammatici, con la febbre a 40,mia moglie la notte delirava. Una cosa che non si può descrivere. Stava in uno stato di semi coscienza, di torpore e catalessi. Io le parlavo ma lei non rispondeva. Si calmava solo con la tachipirina mille. Ma poi, passato l’effetto della pillola, i sintomi dolorosi ritornavano”.

Le prime voci di allarme sulla clinica furono ridimensionate. Ma poi il 27 marzo scorso arrivò il blitz delle forze dell’ordine, che chiusero tutti i reparti. Da allora cominciarono a trapelare i primi contagi sparsi in vari paesi della provincia. Accompagnati da tanti interrogativi. Chi aveva portato il virus nel centro di riabilitazione? Quali misure erano state adottate per isolare i degenti febbricitanti o infettati? La causa fu intravista in un paziente proveniente dall’Irpinia, esattamente da San Mango sul Calore. Si tratta di Gerardo Ficca,72 anni, proveniente da Villa Esther di Avellino dove gli era stato amputato il piede sinistro.

Dopo l’operazione, il pensionato viene ricoverato il 10 marzo a Villa Margherita per esigenze riabilitative. Tutto procede tranquillamente, quando comincia una forte tosse, abbinata al mal di gola. Per questo, due settimane dopo, viene trasferito al San Pio in terapia intensiva. Qui trascorre una decina di giorni e poi muore il 4 aprile. La moglie di Gerardo si è rivolta all’avvocato Augusto Ruggiero per denunciare tutto alla Procura della Repubblica. Una storia dai contorni raccapriccianti, anche perché legata ad un paziente della provincia di Avellino, già contrassegnata da un contagio più esteso di quello sannita.

La preoccupazione suscitata dal centro di Piano Cappelle coinvolge naturalmente tutto il personale. Affiorano negligenze e comportamenti non sempre corretti. “Nel mio reparto c’erano pazienti con la febbreracconta un’infermiera, che vuol mantenere l’anonimatovolevano che lavorassi senza mascherina, perché potevo creare allarme. Se ne chiedevo una, la caposala Lina Vitelli me la negava. Spesso le teneva chiuse a chiave, perché aveva paura che le rubassero. Pensate che anche il primario Ciarimboli camminava senza protezioni. Un atteggiamento da incoscienti. Per questo tanti dipendenti  sono stati contagiati”.

La moglie di Penna lavorava al secondo piano, nel reparto di ortopedia e neurologia. Era tornata per qualche altro mese prima della pensione. “Io non volevo rendere pubblica questa storia -osserva il marito- perché è un fatto intimo. Per fortuna ora stiamo bene, ma ritengo che bisogna tenere accesi i riflettori sulla vicenda, perché ci sono stati atteggiamenti irresponsabili della dirigenza, che ha continuato a prendere pazienti anziani e con la febbre. Quando mia moglie ed i colleghi hanno fatto notare questo, gli hanno riso in faccia. A cominciare dal direttore amministrativo Stefano Nordera. La clinica è stata acquistata da una multinazionale, la Kos, che ha 81 strutture sanitarie in Italia. Un’altra Villa Margherita sta a Vicenza. Io sono molto critico anche verso il mio sindacato, la Cgil, che non è stata incisiva ed incalzante”.

Il passaggio per Villa Margherita avrebbe segnato la morte di Antonietta Izzo,69 anni, insegnante di scuola media in pensione, di Santa Croce del Sannio, ma originaria di Arpaia, dove è stata seppellita. “La sua vita è finita il  14 aprile – ricorda commosso il marito Antonio Montella, ex segretario comunale- era stata ricoverata nella clinica per riabilitarsi dopo l’operazione al cuore effettuata a Mercogliano. Era pronta per tornare a casa il 24 marzo, ma poi non si è capito più niente. Ha fatto il tampone ed è risultata positiva. Trasferimento al San Pio e lì il tragico epilogo. Era serena e felice. Mi diceva sempre: “Antonio, sono 44 anni che siamo sposati. Abbiamo messo su una bella famiglia, con tre figli, costruito una bella casa, dobbiamo essere contenti, il Signore ci ha dato tutto, anche se stiamo lontani da Arpaia, il nostro paese natio”.

Quando tutti i pazienti Covid saranno dimessi, si porrà il problema del futuro del personale. L’Asl ha bloccato tutti i ricoveri ordinari presso la casa di cura. I dipendenti rimasti in servizio sono una quindicina. Altri sono ancora in quarantena o in malattia. “Ho chiesto un incontro alla direzione col prefetto ed il sindaco -sottolinea Giovanni De Luca della Uil- per salvaguardare l’occupazione. L’azienda è un’eccellenza del territorio. Non vorremmo perderla. Qui qualcosa non ha funzionato. Qualche procedura non è stata corretta. Perché non parte un focolaio del genere, il più grande del Sannio, senza aver commesso errori”. Dello stesso tenore la posizione della Cgil Funzione Pubblica e del Sindacato Italiano Lavoratori Confederati.

Da Villa Margherita a Paolisi, piccolo centro caudino con poco più di 2000 abitanti. Qui si sono avuti 24 contagi, collegati in gran parte all’Avicola Mauro. Il paese è stato anche  dichiarato “zona rossa” dalla Regione Campania, dall’8 al 21 aprile. L’azienda, sul campo da 60 anni, occupa circa 50 dipendenti. Come è arrivato il contagio? “Questa è una domanda da cento milioni di dollaririsponde il direttore Giuseppe Mauro- sto cercando di approfondire. Questa è una malattia subdola. Una cosa è certa: non viene da Ortisei, dove sono stato per la settimana bianca con mia moglie, contagiata come me ed entrambi guariti”.

Per il titolare la quarantena finirà ai primi di maggio, ma i giorni trascorsi al San Pio sono stati angoscianti. “Quando mi son trovato solo in una stanza -racconta Mauro- in terapia sub intensiva, mi sono affidato al Signore. Ringrazio il primario Mario Del Donno e tutti i medici, da Di Sorbo a Beatrice, da Mazza a Micco a Romano per la professionalità e l’umanità. Il mio sconforto è stato accresciuto da tante parole offensive. Il paese ce l’aveva con noi, senza considerare che siamo vittime. Tra i tanti messaggi su facebook uno ha avuto il coraggio di scrivere: “Credevano di essere immuni al virus, solo perché benestanti. Vi consiglio di leggere “A livella” di Totò”. Ora i dipendenti sono quasi tutti negativizzati e siamo pronti a ripartire”.

L’allarme scattato per i due focolai sanniti è andato via via scemando. Le guarigioni in corso confermano il trend positivo. I numeri complessivi per la provincia di Benevento parlano di meno di duecento contagiati e di circa venti morti. Una delle più importanti buone notizie arriva da Guardia Sanframondi, nel giorno di Pasqua.Il giovane militare di 22 anni, primo caso di coronavirus del Sannio è guarito -comunica il sindaco Floriano Panza- due settimane fa, puntuale come un orologio, è venuto al municipio per prendere un caffè insieme, prima di partire per Brescia sede del suo comando. Ci siamo stretti la mano. Ha ringraziato tutti”.

Da Bucciano, il primo cittadino, Domenico Matera, fa sapere col “cuore colmo di gioia che il concittadino Giulio ha vinto la sua battaglia contro il virus ed è tornato a casa”. Dimesso da Villa Margherita, come il pensionato di San Leucio del Sannio, operato all’anca, la cui figlia Maria Virginia scrive una lettera ai giornali per ringraziare i medici del San Pio. “Ci era crollato il mondo addosso -racconta- tutto era diventato buio. Senza una via d’uscita. Poi è tornato a splendere il sole per me e la mia famiglia”. Ma il 25 aprile le nuvole si addensano su una famiglia di Ceppaloni. Risulta positiva un’altra dipendente del centro di Piano Cappelle.

Per fronteggiare eventuali ritorni epidemici il direttore dell’Asl, Gennaro Volpe annuncia interventi di screening su tutto il territorio e la possibilità di attivare gli ospedali di comunità di Cerreto Sannita e San Bartolomeo in Galdo.

Dopo i primi giorni di incertezze e distrazioni, al San Pio si respira un clima più sereno. Per i malati  Covid è stato allestito il Padiglione Santa Teresa. “Qui la percentuale del personale sanitario contagiato -fa sapere il direttore Mario Ferrante- è inferiore di gran lunga alla media nazionale. Manterremo attiva per un periodo di tempo l’area destinata al virus. Ci muoviamo a fisarmonica”. Camminiamo insomma guardinghi verso la vetta fino a rivedere le stelle.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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